La Rivista
Marco Travaglio
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Invece è circondato di servi, perlopiù sciocchi, che appena spara una cazzata ormai al ritmo di tre al minuto s’affrettano a complimentarsi per l’idea geniale, dopodichè la sistematizzano, la corredano di glosse e note a pie’ di pagina, dichiarano che da secoli non si ascoltava un pensiero tanto profondo. A quel punto il Cainano, passata la crisi, rientra momentaneamente in sé, e smentisce la cazzata con servi incorporati. I quali fan “sì sì” con la testina, come i cani di plastica sui cruscotti di certe vecchie Fiat 850. Due anni fa, penultima campagna elettorale, Bellachioma stava illustrando i crimini del comunismo, quando improvvisamente gli partì l’embolo e prese a raccontare di come, nella Cina di Mao, si bollissero i neonati per farne concime per i campi. Una balla talmente grossa da mettere a disagio il più servile dei servi, ma non Renato Farina e il poveraccio biondo con le mèches che scrive sul Giornale: i due riempirono colonne di piombo per dimostrare con riferimenti storici (ovviamente inventati) la bollitura degli infanti per ordine di Mao. Ora Farina entra in Parlamento. Il poveretto biondo con le mèches, invece, continua a scrivere sul Giornale con la penna intinta nella saliva. Ieri aveva un compito particolarmente arduo: salvare la faccia a Berlusconi e Dell’Utri dopo la beatificazione del mafioso Mangano. Arduo si capisce - per un giornalista che deve confrontarsi con i fatti. Ma non per un servo che non vede al di là della sua lingua. Infatti il poveretto, anziché prendersela con i suoi padroni che si tenevano in casa un mafioso e se ne vantano pure, attacca chi lo racconta. Rilancia la solita balla della falsa laurea di Di Pietro (lui deve averla presa nello stesso posto, se scrive che Grillo è “un ecologista con yacht”…). Poi mi accusa di citare “una vecchia intervista di Borsellino” (ne citerei volentieri di più recenti, ma purtroppo Borsellino è morto ammazzato dagli amici dell’”eroe” Mangano). E soprattutto di essermi inventato un’intercettazione tra Mangano e Dell’Utri: “E’ falso, Borsellino chiarisce che Mangano parlava con un membro della famiglia Inzerillo. Capito? Falso. La telefonata non vi fu”. Ora, Borsellino non s’è mai sognato di smentire la telefonata Mangano-Dell’Utri: ha semplicemente detto che in un’altra coeva, fra Mangano e Inzerillo, si parlavano di cavalli per dire droga. Ma la telefonata Mangano-Dell’Utri, intercettata dalla Criminalpol il 14 febbraio 1980, ore 15.44, esiste in audio originale e trascrizione ufficiale agli atti del processo Dell’Utri, ben nota a tutti i giornalisti che sanno di che parlano. Il che spiega come mai il poveraccio biondo con le mèches non ne sa nulla. Casomai fosse interessato: Mangano chiama dall’hotel Duca di York di Milano, Dell’Utri risponde da casa dell’amico Filippo Alberto Rapisarda (allora latitante in Venezuale presso il clan Cuntrera Caruana). Il boss dice all’amico Marcello: “Ci dobbiamo vedere”. Dell’Utri: “Come no? Con tanto piacere!”. M: “Le devo parlare di una cosa… Anzitutto un affare”. D: “Eh beh, questi sono bei discorsi”. M: “Il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo”. D: “Davvero? Ma per questo dobbiamo trovare i piccioli”. M: “…Perché? Non ce n’hai?”. D: “Senza piccioli non se ne canta messa…”. M: “Vada dal suo principale Silvio!”. D: “Quello non sgancia (“’n sura”, non suda, ndr)…”. M: “Non sgancia? Parola d’onore!”. D:“Eh veramente … no, le dico tutto. Ho dovuto pagare per mio fratello (Alberto, in carcere a Torino per bancarotta, ndr) soltanto 8 milioni per la perizia contabile, sto uscendo pazzo, poi ho bisogno di soldi per me per gli avvocati perché sono nei guai (indagato per un’altra bancarotta, ndr)... sono in mezzo a una strada”. M: “E Tonino (Tanino Cinà, altro mafioso poi condannato, ndr) l’ha inteso?”. D: “Sì, l’ho sentito… dice se vi sentite perché deve venire…”. Ecco: questa è la telefonata che, secondo il poveraccio, “non vi fu” e dunque “o Travaglio è un falsario, o è un disinformato. Ma questo dovrebbe interessare i direttori e caporedattori che neppure si accorgono della fraccata di balle che Travaglio scrive sui loro giornali”. I suoi direttori invece s’accorgono benissimo delle balle che scrive il poveraccio: lo pagano apposta. Uliwood party L'UNITA' |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Il coraggio di Paolo Borsellino
di Antonino Di Matteo - 19 luglio 2008*
"Paolo Borsellino era un magistrato che con la passione e il rigore morale che lo contraddistinguevano rappresentava il concretizzarsi del principio costituzionale della "legge uguale per tutti"
Io appartengo a quel gruppo di giovani siciliani che si sono
determinati ad affrontare la dura avventura del concorso in
magistratura negli anni Ottanta, proprio perché affascinati dalla
inebriante brezza, anzi, dal forte vento di pulizia e di ribellione che
era rappresentato dalla esperienza del pool antimafia di Palermo. E
quindi il nome, il lavoro, il carisma di Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino rappresentavano già allora per me, ma vi assicuro per molti
altri magistrati che sono anche qui oggi in questa sala, l’ideale punto
di riferimento di un cammino appena intrapreso con la decisione di
dedicare tutte le nostre forze al perseguimento di un sogno, quello di
diventare magistrato.
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Articoli precedenti:
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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