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Voto di scambio all'estero

Dell'Utri
nelle intercettazioni
Indagine su 50 mila schede, coinvolti uomini della 'ndrangheta
Le intercettazioni: «Si tapperanno gli occhi quando barreremo le schede bianche con il simbolo Pdl»



di Carlo Macrì

REGGIO CALABRIA
— Stando all'inchiesta della procura di Reggio Calabria sui possibili brogli elettorali commissionati all'estero, spunta il nome del senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Dalle intercettazioni telefoniche il faccendiere-bancarottiere Aldo Miccichè, calabrese di Maropati, avrebbe affidato il compito di sostenere la lista Berlusconi alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, il casato di 'ndrangheta più potente in Calabria. Miccichè, intanto, dal Venezuela dove si è rifugiato per sottrarsi alla condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito, avrebbe messo a disposizione del senatore di Forza Italia i suoi legami con il cartello di 'ndrangheta sudamericana per favorire il controllo del voto degli italiani all'estero, mobilitando i consoli onorari.

Nel dossier di circa 430 pagine consegnato al ministro dell'Interno Amato dal procuratore distrettuale di Reggio Calabria Francesco Scuderi e dal pm Roberto Di Palma, si capisce come le schede bianche, circa 50 mila, sarebbero diventate voto utile per il partito di Berlusconi. Miccichè al telefono con Dell'Utri si dice convinto che l'operazione andrà in porto. «Basterà pagare qualche addetto ai lavori — dice rivolgendosi a Dell'Utri, chiamandolo per nome —. I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi quando qualcuno dei nostri si preoccuperà di recuperare tutte le schede bianche e barrare la casella col simbolo Pdl». Per tutto ciò c'era un prezzo: 200 mila euro. L'esponente politico azzurro però chiede al faccendiere calabrese garanzie anche sul voto in Calabria. «Nessun problema», si affretta a ribadire dal Venezuela, Miccichè. E per sancire un'alleanza strategica con Dell'Utri invia a Milano Antonio Piromalli, reggente del casato, figlio di Pino, detto «Facciazza », in carcere con il 41 bis e suo cugino Gioacchino, avvocato, radiato dall'ordine dopo una condanna per mafia. Miccichè gli raccomanda al telefono di essere convincenti con il senatore azzurro, facendo trasparire tutta la potenza della cosca non solo in ambito provinciale, ma nell'intera regione. L'incontro avviene nello studio di Dell'Utri. Il senatore forzista resta entusiasta del colloquio tant'è che al telefono, successivamente, si congratula con Miccichè per avergli fatto conoscere due «bravi picciotti».

L'inchiesta della procura di Reggio Calabria nasce per caso e prende spunto da un omicidio. Quello di Salvatore Pellegrino, «l'uomo mitra», assassinato il 5 luglio dello scorso anno a Gioia Tauro. Pellegrino sarebbe stato ammazzato dai Piromalli — è l'ipotesi investigativa — perché ritenuto responsabile dei danneggiamenti alla cooperativa Valle del Marro, un tempo dei Piromalli e oggi, dopo la confisca, passata a Libera di don Ciotti. Le utenze dei Piromalli, in particolare quelle di Antonio e Gioacchino, sono messe sotto controllo. Si scopre così che i due rampolli della famiglia hanno continui scambi con Aldo Miccichè. Il faccendiere parla al telefono con tutti i politici italiani. Per gli inquirenti è un uomo che ha ancora molto potere in Italia. Si sente spesso con Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia. In più occasioni parla anche con i suoi più stretti collaboratori. E chiede un favore: bisogna fare in modo che sia tolto il 41 bis a Pino Piromalli. La richiesta viene anche fatta a Dell'Utri, in cambio dell'appoggio elettorale dei Piromalli. L'indagine Why not della procura di Catanzaro coinvolge il ministro della Giustizia. È l'estate del 2007. La richiesta si blocca.

Corriere.it




di GIUSEPPE BALDESSARRO


REGGIO CALABRIA - 11 aprile 2008
E' Marcello Dell'Utri il parlamentare coinvolto nell'inchiesta sull'intervento della 'ndrangheta sul voto degli italiani all'estero: "Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia" ha detto all'Ansa. Dell'inchiesta "ho letto sui giornali".
Poi ha spiegato: "Non conosco personalmente Aldo Micchichè ma l'ho sentito per telefono" e l'ho messo in contatto con Barbara Contini perché "lui si è offerto di occuparsi dei voti degli italiani all'estero". Barbara Contini è l'ex governatore di Nassiriya, candidata per il Pdl al Senato in Campania.
Dell'Utri respinge qualsiasi ipotesi di coinvolgimento in vicende di presunti brogli: "Stiamo scherzando? Stiamo dando i numeri! Se vogliono sollevare un polverone elettorale, io questo putroppo non lo posso impedire. Ma - ripete - stiamo dando i numeri".
Sul merito, Dell'Utri aggiunge: "Con Micciché ero entrato in contatto qualche mese fa per ragioni di energia. Lui in Venezuela si occupa di forniture di petrolio. Io ero in contatto con una società russa che ha sede anche in Italia, per cui - spiega Dell'Utri - conoscendo questi russi ho fatto da tramite".
"Questo signore si è interessato di organizzare il voto degli italiani all'estero come si sono attivate tutte le persone di tutti i partiti e di tutte le latitudini. Quindi non vedo dove sia la materia del contendere".
Miccichè - prosegue il senatore di Forza Italia - "non lo conosco fisicamente. E' un personaggio peraltro notissimo in Italia. E' stato amministratore della Dc negli anni '60-'70. Credo che a suo tempo abbia avuto delle vicende giudiziare legate a Tangentopoli. Per il resto è un cittadino che vive da molti anni in Venezuela, con famiglia. Non vedo cosa ci sia di strano".
La sconcertante ipotesi dell'intervento sulle elezioni delle cosche calabresi sulla quale sta lavorando la Dda di Reggio Calabria, nasce da un'intercettazione nella quale si fa esplicito riferimento alla possibilità di "controllare" cinquantamila voti, in cambio di una contropartita in denaro di 200 mila euro.
L'inchiesta di Reggio. I magistrati reggini avrebbero ascoltato una conversazione tra esponenti della cosca Piromalli ed il parlamentare siciliano candidato al Parlamento Italiano. Nell'inchiesta è coinvolto un uomo d'affari, Aldo Micciché, da tempo residente in America Latina.
Il tentativo d'inquinamento del voto avrebbe mirato a condizionare l'esito della consultazione elettorale facendo risultare come votate circa 50mila schede bianche.
Un meccanismo piuttosto semplice. Corrompendo le persone giuste al posto giusto, infatti, i clan avevano intenzione di apporre sulla scheda un segno di preferenza proprio a vantaggio del partito dell'esponente politico siciliano. Un lavoro "pulito" quindi, che non avrebbe lasciato tracce grazie a "manine amiche" che avrebbero barrato le schede di ritorno.
Un piano che evidentemente avrebbe potuto falsare l'esito elettorale. Pochi i dettagli sull'inchiesta. E' certo che gli investigatori stavano controllando alcuni telefoni sulle tracce dei soldi dei Piromalli, per cercare di capire come la cosca riuscisse a riciclare i milioni di euro del traffico di stupefacenti. Da qui la scoperta.
Micciché, da tempo residente in Venezuela, parla con il politico definito "un pezzo grosso". Oggetto del colloquio è la mobilitazione dei consoli onorari, che avrebbero avuto un ruolo determinante nel controllo del voto.
La notizia è stata confermata dal procuratore della Repubblica facente funzioni, Francesco Scuderi, che non ha inteso però fornire ulteriori particolari. "Il momento, visto che siamo ad appena due giorni dal voto - ha detto Scuderi - è delicatissimo, anche perché negli articoli riportati sui giornali ci sono molti dettagli che avrebbero dovuto rimanere riservati, e sarebbe irresponsabile da parte nostra in questo momento rivelare ulteriori particolari".
"Dopo il voto - ha aggiunto Scuderi - potremo fornire qualche notizia in più. Al momento non è il caso di dire alcunché".
Nei giorni scorsi lo stesso Scuderi ed il pm della Dda Roberto Di Palma, titolare dell'inchiesta, avevano incontrato il ministro dell'Interno Giuliano Amato per informarlo sulle risultanze dell'inchiesta.
Come si ricorderà, già alle scorse elezioni furono segnalati alcuni casi di brogli legati proprio alle schede del voto estero.
Amato: "Il Viminale sarà una casa di vetro". Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell'Interno Giuliano Amato. "Nei giorni scorsi ho ricevuto una comunicazione da parte della Procura di Reggio Calabria su tentativo di broglio per il voto all'estero". "Si tratta di materia coperta dal segreto istruttorio. Dopo aver ricevuto la notizia ho subito attivato il ministero degli Esteri che ha provveduto con particolare attenzione a garantire che quelle schede non vengano mai perse di vista". Sapere, ha aggiunto, "che ci sono persone che scambiano denaro per il voto non è mai una soddisfazione, ma le misure adottate dal ministero degli Esteri possono aver prevenuto il danno". Il ministero ha allertato i consolati.
Amato ne ha approfittato per dire che durante le operazioni di voto "il Viminale sarà una casa di vetro". "A questo proposito ho invitato gli ex ministri come Maroni, Scajola, Pisanu ed Enzo Bianco.

Repubblica on line


ELEZIONI: BROGLI; DELL'UTRI, NON HO AVVISO DI GARANZIA/ANSA INDAGINE DDA DI REGGIO CALABRIA SU CONDIZIONAMENTO VOTO ESTERO

REGGIO CALABRIA, 11 APR - Un affarista calabrese da tempo residente in Venezuela; un politico siciliano di primo piano a livello nazionale e la cosca Piromalli di Gioia Tauro, la più potente della 'ndrangheta: sono i protagonisti di una vicenda che riguarda un presunto tentativo di brogli nel voto degli italiani residenti in America Latina. Un tentativo che, ha assicurato oggi il ministro dell'interno Giuliano Amato, dovrebbe essere stato "prevenuto" grazie al fatto che il ministero degli esteri " ha provveduto a garantire che quelle schede non vengano mai perse di vista", dopo la segnalazione, avuta alcuni giorni fa, dai magistrati calabresi Dalla vicenda, di cui stamani hanno scritto alcuni giornali, emerge che la cosca Piromalli si sarebbe attivata, mobilitando l'affarista Aldo Micciché, presunto emissario del gruppo criminale calabrese in Sud America, per inquinare il voto facendo risultare come votate, anche attraverso il coinvolgimento di consoli onorari ed addetti ai seggi, circa 50 mila schede mai pervenute ai destinatari e che quindi dovevano essere restituite intatte al Viminale. E su quelle 50 mila schede bianche sarebbe stato segnato, invece, il simbolo del partito cui appartiene il big della politica siciliana coinvolto nell'inchiesta. L'affare avrebbe previsto come contropartita per i voti procurati con il broglio, denaro, ma soprattutto la promessa ai Piromalli, della modifica del 41 bis per alcuni affiliati alla cosca detenuti e l'aggiustamento di alcuni processi. Una storia ancora tutta da approfondire ma dalla quale emerge, se le prime risultanze dell'indagine troveranno conferma, la potenza della cosca Piromalli, capace, con il controllo di 50 mila voti, di avere un ruolo in elezioni, come quelle di domenica e lunedì prossimi. Il politico coinvolto nella vicenda avrebbe avuto un colloquio telefonico con Micciché, intercettato dalla Dda di Reggio, in cui si sarebbe fatto proprio riferimento al meccanismo per accaparrarsi le schede bianche. E si tratterebbe di Marcello Dell'Utri che non è però fino ad oggi neppure iscritto nel registro degli indagati. Il suo coinvolgimento nella vicenda deriva proprio dalla presunta telefonata con Micciché, personaggio dalla personalità complessa e dal passato turbolento, rifugiatosi da molti anni in Venezuela dopo essere stato condannato in via definitiva in Italia per bancarotta fraudolenta e millantato credito. Dell'Utri in una dichiarazione all'ANSA ha detto di non avere ricevuto alcun avviso di garanzia. "Dell'inchiesta - ha detto - ho letto sui giornali. Non conosco personalmente Aldo Micciché ma l'ho sentito per telefono" e l'ho messo in contatto con Barbara Contini perché "lui si è offerto di occuparsi dei voti degli italiani all'estero". Dell'Utri respinge qualsiasi ipotesi di coinvolgimento in vicende di presunti brogli. "Stiamo scherzando? - dice - Stiamo dando i numeri! Se vogliono sollevare un polverone elettorale, io questo purtroppo non lo posso impedire". Dell'Utri dice di non conoscere personalmente Aldo Micciché e di averlo sentito per telefono. "E' una persona con la quale ero qualche mese fa in contatto per ragioni di energia. Lui in Venezuela si occupa di forniture di petrolio. Io ero in contatto con una società russa che ha sede anche in Italia, per cui - spiega Dell'Utri - conoscendo questi russi ho fatto da tramite". In vista delle elezioni Micciché si sarebbe fatto avanti con il senatore di Forza Italia: "mi ha detto 'Posso occuparmi del voto degli italiani all'estero qui in Sudamerica?'. Io l'ho messo in contatto con la nostra rappresentante, Barbara Contini. Poi il discorso si è chiuso. Questo signore si è interessato di organizzare il voto degli italiani all'estero, come si sono attivate tutte le persone di tutti i partiti e di tutte le latitudini. Quindi non vedo dove sia la materia del contendere". "Micciché - dice ancora Dell'Utri - è un personaggio peraltro notissimo in Italia. E' stato amministratore della Dc negli anni '60-'70. Credo che a suo tempo abbia avuto delle vicende giudiziarie legate a Tangentopoli. Per il resto è un cittadino che vive da molti anni in Venezuela, con famiglia. Non vedo cosa ci sia di strano". I magistrati della Dda di Reggio Calabria esprimono, da parte loro, irritazione per la fuga di notizie in merito all'inchiesta. "Una fuga di notizie come quella di oggi, in una situazione così delicata - ha detto il pm Di Palma - rischia di avere effetti patologici sul buon esito dell'inchiesta. Non mi interessa tanto il problema del condizionamento del voto, perché è un punto di cui abbiamo parlato per tempo col Ministro dell'Interno e ritengo che quello che dovevano fare, a livello di prevenzione, sia stato fatto, come ha detto Amato. Sono problematiche che non mi riguardano. Quello che mi interessa è il resto dell'indagine, che adesso è tutto compromesso".
ANSA



ELEZIONI: BROGLI; NOME SENATORE NON SU REGISTRO INDAGATI

ROMA, 11 APR - Da ambienti giudiziari ed investigativi trapela il nome del senatore coinvolto nell'inchiesta sul tentativo di brogli elettorali. Il parlamentare non sarebbe però fino ad oggi iscritto al registro degli indagati della procura di Reggio Calabria titolare dell'inchiesta. L'ANSA ha conferma da fonti ufficiose ma qualificate del nome del parlamentare che avrebbe colloquiato con l'utenza telefonica intercettata di Aldo Micciché. Secondo le fonti, in quella conversazione si sarebbe parlato di manipolare schede non votate dagli elettori residenti all'estero per garantire voti alla formazione politica per la quale il parlamentare è candidato, in cambio di favori alla mafia.
ANSA
 

ELEZIONI: BROGLI; PM, FUGA NOTIZIE E' PATOLOGICA

REGGIO CALABRIA, 11 APR - "Una fuga di notizie come quella di oggi, in una situazione così delicata, rischia di avere effetti patologici sul buon esito dell'inchiesta". Lo ha detto il pm della Dda di Reggio Calabria Roberto Di Palma, titolare dell'indagine sui presunti brogli nel voto degli italiani in America latina. "Le inchieste - ha aggiunto Di Palma - non dovrebbero comparire sui giornali prima che si concludano. Oggi siamo in una fase patologica della vicenda provocata proprio dalla fuga di notizie. L'esito dell'inchiesta rischia di essere compromesso perché sono stati pubblicati particolari che non dovevano assolutamente venire fuori. Non mi interessa tanto il problema del condizionamento del voto, perché è un punto di cui abbiamo parlato per tempo col Ministro dell'Interno e ritengo che quello che dovevano fare, a livello di prevenzione, sia stato fatto, come ha detto Amato. Sono problematiche che non mi riguardano. Quello che mi interessa è il resto dell'indagine, che adesso è tutto compromesso". Eguale irritazione esprimono altri magistrati della Dda di Reggio Calabria.
ANSA


ELEZIONI: BROGLI;DELL'UTRI, NON HO AVVISO, CONOSCO MICCICHE' 

ROMA, 11 APR - "Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia", dell'inchiesta "ho letto sui giornali", "non conosco personalmente Aldo Micchiché ma l'ho sentito per telefono" e l'ho messo in contatto con Barbara Contini perché "lui si è offerto di occuparsi dei voti degli italiani all'estero". Così il senatore Marcello Dell'Utri (Fi) risponde all'ANSA in merito all'inchiesta sui brogli elettorali in cui il suo nome risulterebbe coinvolto.
ANSA


ELEZIONI: BROGLI;DELL'UTRI, NON HO AVVISO, CONOSCO MICCICHE'(2)

ROMA, 11 APR - Dell'Utri respinge qualsiasi ipotesi di coinvolgimento in vicende di presunti brogli: "Stiamo scherzando? Stiamo dando i numeri! Se vogliono sollevare un polverone elettorale, io questo putroppo non lo posso impedire. Ma - ripete - stiamo dando i numeri". Aldo Micciché, l'imprenditore coinvolto nell'inchiesta della Dda di Reggio Calabria, dice di non conoscerlo personalmente ma di averlo sentito per telfono: "E' una persona con la quale ero qualche mese fa in contatto per ragioni di energia. Lui in Venezuela si occupa di forniture di petrolio. Io ero in contatto con una società russa che ha sede anche in Italia, per cui - spiega Dell'Utri - conoscendo questi russi ho fatto da tramite". In vista delle elezioni Micciché si sarebbe fatto avanti con il senatore di Forza Italia: "mi ha detto 'Posso occuparmi del voto degli italiani all'estero qui in Sudamerica?'. Io - racconta Dell'Utri - l'ho messo in contatto con la nostra rappresentante, Barbara Contini. Poi il discorso si è chiuso. Questo signore si è interessato di organizzare il voto degli italiani all'estero come si sono attivate tutte le persone di tutti i partiti e di tutte le latitudini. Quindi non vedo dove sia la materia del contendere". Micciché - prosegue il senatore di Forza Italia - "non lo conosco fisicamente. E' un personaggio peraltro notissimo in Italia. E' stato amministratore della Dc negli anni '60-'70. Credo che a suo tempo abbia avuto delle vicende giudiziare legate a Tangentopoli. Per il resto è un cittadino che vive da molti anni in Venezuela, con famiglia. Non vedo cosa ci sia di strano". Di avvisi di garanzia, infine, Dell'Utri dice di non saperne nulla: "No, non ho avuto alcuna comunicazione".
ANSA


ELEZIONI:INDAGINE BROGLI;MICCICHE'IN VENEZUELA DOPO CONDANNA

REGGIO CALABRIA, 11 APR - Aldo Micciché, l'imprenditore coinvolto nell'inchiesta della Dda di Reggio Calabria su presunti brogli nel voto degli italiani all'estero, si trova in Venezuela da alcuni anni dopo essersi allontanato dall'Italia perché condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito. Micciché non è siciliano, come si era appreso in un primo tempo, ma di Maropati, un centro della Piana di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria. In passato ha avuto anche incarichi politici nella ex Dc ed è stato coinvolto in numerose vicende giudiziarie. I suoi presunti rapporti con la cosca Piromalli di Gioia Tauro risalgono al periodo in cui Micciché viveva in Calabria. Tra l'altro negli anni '80 e '90 le sue conoscenze avrebbero consentito ai Piromalli di introdursi anche in ambienti politici per gestire affari legati ad appalti di importanti opere pubbliche. Dopo le condanne definitive e la fuga all'estero, Micciché avrebbe continuato a mantenere i suoi rapporti con la cosca Piromalli. In Venezuela Micciché avrebbe curato, in particolare, gli affari della cosca di Gioia Tauro concentrati in vari settori economici e commerciali. E' proprio indagando sulle attività all'estero della cosca Piromalli che la Polizia, su delega della Dda di Reggio Calabria, ha scoperto i contatti telefonici tra Micciché e l'esponente politico siciliano di primo piano da cui sarebbe emerso il presunto controllo dei voti degli italiani residenti nell'America latina. Un passaggio che ha consentito l'apertura per l'inchiesta di nuovi scenari i cui risvolti sono ancora tutti da approfondire.
ANSA


ELEZIONI:INDAGINE BROGLI;MICCICHE'IN VENEZUELA DOPO CONDANNA(2)

REGGIO CALABRIA, 11 APR - Micciché, negli anni '80, e' stato segretario provinciale della Dc di Reggio Calabria e successivamente consigliere provinciale dello stesso partito a Roma. Nel 1988 Micciché si rese irreperibile perché ricercato perché reati fallimentari e fu arrestato nel 1990 in un albergo di Torino. Le accuse contestate a Micciché facevano riferimento alla cessione del diurno della stazione Teimini da lui gestito negli anni '70. In precedenza Micciche' era stato coinvolto in altre vicende giudiziarie riguardanti truffe, pagamenti di tangenti e finanziamenti ottenuti illecitamente da un istituto di credito svizzero. Micciché, negli anni '80, ha fatto anche il giornalista ed ha diretto il quotidiano ''Italia sera".
ANSA


ELEZIONI: BROGLI; ORAZIO LICANDRO, CHIARIRE RUOLO DELL'UTRI E CONTINI

ROMA, 11 APR - "Sulla questione dei presunti brogli sul voto degli italiani in America Latina provo sgomento per due ragioni. Prima per la fuga di notizie su un'indagine così delicata e grave, e chiedo di accertare subito le responsabilità ed essere inflessibili". Lo afferma Orazio Licandro, candidato della Sinistra Arcobaleno e capogruppo del Pdci in commissione Antimafia. "Chi ha favorito la fuga di notizie - aggiunge - puntava senza dubbio a demolire l'indagine in corso. Poi bisogna spiegare subito il coinvolgimento di Dell'Utri in questa vicenda, i suoi rapporti con il pregiudicato Micciché, perché costui era interessato al voto degli italiani all'estero e cosa c'entra in questa vicenda Barbara Contini". "Sulle elezioni - osserva Licandro - grava ancora una volta l'ombra della criminalità organizzata e la sua ricerca di alleanze con segmenti sempre più contigui e corrotti della politica per ottenere favori, in questo caso la modifica del 41 bis, un obiettivo che la mafia persegue da tempo". "Se quello che va emergendo, il coinvolgimento di Dell'Utri, risulterà provato - conclude - chi lo spiega a Berlusconi che non sono i comunisti che stavano organizzando i brogli?".
ANSA

 
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