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Antimafia Duemila

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Saviano: Caro Veltroni, piu' coraggio su potere e affari. Nomi nuovi per la svolta PDF Stampa E-mail
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Saviano: Caro Veltroni, piu' coraggio su potere e affari. Nomi nuovi per la svolta
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Nessuno può pensare che ci siano ricette taumaturgiche, che basti un po' di decisionismo e di buona volontà per risanare ciò che per decenni è stato lasciato incancrenire. Ma si deve mutare. Gli elettori non ne possono più. Purtroppo non tutti i partiti hanno avuto il coraggio di mettere in conto di rischiare voti pur di dire ai mafiosi e alle loro clientele da che parte stanno. È con amarezza che ho dovuto prenderne atto. Ricordavo che, nelle elezioni del 1992, parlamentari del Msi votarono per Paolo Borsellino come presidente della Repubblica nel corso dell'undicesimo scrutinio. Invece, oggi, pochi hanno risposto al richiamo a quella tradizione. Io non sono un politico ma uno scrittore, e in quanto tale posso parlare non solo a una parte. E non voglio perdere la speranza che anche la base del centrodestra in queste terre possa indignarsi e raccontare degli errori dei propri dirigenti, delle connivenze, degli affari. Caro Veltroni, io spero che le parole che hai pronunciato e che mi auguro pronuncerai ancora quando verrai da queste parti, abbiano e avranno un peso.
“Caro Veltroni, servono fatti”
Però non dobbiamo illuderci: questo non basta. Servono i fatti. Fatti che vadano oltre ai successi ottenuti con gli arresti e le confische dei beni. Fatti che riguardano anzitutto la cattura dei grandi latitanti che con la loro lussuosa impunità incarnano l'impotenza dello Stato nella lotta ai clan. Servono strumenti più incisivi per combattere l'infiltrazione negli appalti, da cui i vampiri dell'economia criminale traggono la loro energia; servono fatti nella lotta al riciclaggio internazionale che permette alle loro ricchezze di contagiare aziende e Stati. E servono persone. Servono, più di ogni altra cosa, sempre più persone che in politica si facciano garanti che gli impegni presi in tal senso possano essere mantenuti. Persone che sappiano segnare una svolta rispetto ai veleni che oggi imprigionano la speranza dei cittadini onesti di questa regione. Non riusciamo a specchiarci in figure che sembrano non voler guardare l'abisso in cui le nostre anime e i nostri corpi stanno sprofondando. Questa regione, questi cittadini chiedono una speranza. Quella speranza che tu, Walter Veltroni, hai promesso. Sarai nel Casertano, in uno dei beni confiscati alle cosche. Non ci sarò perché, lo sappiamo, non è a me che devi parlare, ma a quei cittadini che chiedono proprio un sogno: la legalità. Sarà un lavoro lungo, duro, faticoso. È - come chiamiamo noi il lavoro - fatica, fatica vera. Ma in questa terra noi i bambini li chiamiamo «criature». Ed è per loro che va fatto: perché quando crescono quelle «criature», non si vagheggino anche loro create ad immagine e somiglianza di qualche boss. È una guerra. Ma si può vincere. Forse.

IL MATTINO

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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