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Saviano: Caro Veltroni, piu' coraggio su potere e affari. Nomi nuovi per la svolta PDF Stampa E-mail
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Saviano: Caro Veltroni, piu' coraggio su potere e affari. Nomi nuovi per la svolta
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roberto-saviano-web.jpg

di Roberto Saviano - 11 aprile 2008
L'appello dell'autore di Gomorra: «Necessario saper confessare anche gli errori della propria parte Il sogno di Bassolino è finito»



Caro Veltroni, sono felice che tu abbia deciso di venire a parlare in questa terra. Sono felice che tu abbia accolto il grido che, attraverso le mie parole, gran parte di questo territorio avrebbe voluto urlare sull'assenza dell'argomento «mafie» e sulle proposte riguardanti la lotta all'economia criminosa in questa campagna elettorale.

La politica ha perso autorevolezza, a Sud la mancanza di riforme ha distrutto ogni cosa. Ha avvelenato i territori, fatto divenire il cemento l'unica voce in attivo, reso difficile la vita all'imprenditoria sana, complicato i rapporti tra cittadini, imprenditori e banche, spinto all'usura, fatto perdere fiducia nelle amministrazioni. E ha permesso che ciò che funziona sia dovuto soprattutto all'impegno straordinario di molta parte dei cittadini meridionali. Un impegno straordinario, quasi eroico, di molte individualità, che però ha logorato le coscienze, reso estremamente faticoso vivere da queste parti. Bisogna ricordare i preziosi e rari esempi di una politica dimenticata, dimenticata da tutti poiché in queste elezioni molti nomi coraggiosi sono stati accantonati. Invece è necessario ricordare. Nella terra in cui ti trovi a parlare stamane, molti sono i politici che hanno pagato. Un vicesindaco è stato colpito alla schiena, rimanendo per sempre senza l'uso delle gambe. Lui che aveva deciso di non far camminare più senza ostacoli i clan di queste parti. E così i clan hanno deciso di non far più camminare lui.
Un sindacalista è stato ammazzato nel 2002 per aver organizzato una resistenza al racket e al dominio dei clan. Un ex sindaco, per aver impedito alle imprese dei clan di decidere i piani regolatori, si è vista tappata la porta di casa con tonnellate di sterco di bufala. La politica deve partire da questi sacrifici. Mostrarsi immediatamente diversa da ciò che è stata. Ricorda, Walter, che la terra cui ti rivolgi è una terra dove tutto è difficile. Dove enormi capitali vengono fatturati e passano di qui per divenire poi hotel a Roma, aziende a Milano, negozi a Parigi, azioni a New York. Partono capitali, e partono anche le persone. I migliori talenti fuggono via. Dalla campagna elettorale è stato assente ogni discorso sull'emigrazione. Quella interna. Che è enorme: le statistiche dicono paragonabile soltanto a quella del secondo dopoguerra. Chi non va via, sembra non avere valore. Andare via sembra l'unica possibilità di sperare in una vita diversa. Ricorda, Walter, che le università del Nord, se non avessero gli studenti del meridione, avrebbero più della metà delle proprie entrate dimezzate. E da queste terre vanno via tutti. Tutti. Non dimenticare ciò che disse Giuseppe Mazzini ai suoi più giovani adepti: «Ricordate, l'Italia sarà quello che sarà il Mezzogiorno». Caro Veltroni, sappiamo che la politica non è magia, ma bisogna avere coraggio e dimostrare concretamente l'innovazione. Molto è stato fatto, ma con enormi fatiche. Qualche tempo fa sono stato con Fausto Bertinotti, Francesco Forgione, Corrado Gabriele, Gennaro Migliore e le associazioni antimafia a Casal di Principe: anche in quell'occasione i clan sono scesi in piazza. Hanno dimostrato il loro fastidio, hanno insultato, diffamato, tentato di delegittimare. Mostrandosi padroni del territorio e temendo che il loro potere potesse esser messo in discussione. Ma la terra dove sei stamattina è anche la terra dove un prete è stato ucciso per aver scritto un documento dal titolo «Per amore del mio popolo non tacerò»: ucciso per aver trovato le parole che raccontavano semplicemente ciò che era. E questo è bastato per condannarlo.

 
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    In questo numero:
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    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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