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Inchiesta Dda: le mani della 'ndrangheta su 50mila voti | Inchiesta Dda: le mani della 'ndrangheta su 50mila voti |
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di Enrico Fierro - 11 aprile 2008 Roma. La ’ndrangheta ha ricevuto il mandato da un partito di «mettere mano» al voto degli italiani all’estero. Per una cifra di 200mila euro c’è chi sta cercando di vendere e c’è chi sta cercando di comprare un consistente pacchetto di voti. Su questo traffico sta indagando la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ha informato il ministro dell’Interno Amato. La scoperta è avvenuta nel corso di intercettazioni telefoniche e ambientali durante l’inchiesta sulla cosca Piromalli. Una delle “famiglie” più potenti della Calabria che ha anche consistenti interessi all’estero, soprattutto in America Latina. Da quei colloqui emerge l’intenzione di impossessarsi delle schede “di ritorno”. Cioè quelle che non arrivano all’elettore all’estero e devono essere rimandate indietro. Bianche. «Ho ricevuto la segnalazione di possibili tentativi di brogli per il voto all’estero. Il Viminale sta approfondendo e provvedendo». Così Giuliano Amato nella conferenza stampa di sabato scorso. Una dichiarazione la cui gravità è sfuggita sia ai giornalisti che ai politici, ma che il ministro dell’Interno ha fatto dopo essere venuto a conoscenza di una inchiesta della procura antimafia di Reggio Calabria. Il materiale raccolto dai magistrati reggini è ovviamente top-secret, il contenuto esplosivo. La sintesi è brutale: la ‘ndrangheta ha ricevuto da un partito la richiesta di «mettere mano» al voto degli italiani all’estero. Quei voti, per capirci, che alle scorse elezioni politiche fecero pendere la bilancia del risultato a favore dell’Unione di Prodi. Si parla anche di soldi investiti, una cifra ragguardevole, 200mila euro. L’inchiesta della Dda reggina era partita per approfondire gli affari a livello internazionale della cosca Piromalli, egemone nella Piana di Gioia Tauro ed una delle più potenti dell’intera Calabria. Il Gotha della mafia calabrese. I Piromalli hanno consistenti interessi all’estero, soprattutto in America Latina nel redditizio settore del traffico della droga. Nel corso di una lunga attività di intercettazione telefonica, che aveva lo scopo di individuare i canali del riciclaggio delle «famiglie» mafiose, investigatori e magistrati si sono imbattuti in alcune conversazioni nelle quali si parla di elezioni. Un uomo d’affari siciliano da tempo stabilitosi in Venezuela parla con un parlamentare anch’egli siciliano nuovamente candidato alla Camera per il suo partito. Si tratta di un «pezzo da novanta», un uomo importante del suo schieramento politico. Oggetto del colloquio la mobilitazione dei consoli onorari. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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