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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow "L'autonomia di Lombardo mi fa paura"
"L'autonomia di Lombardo mi fa paura" PDF Stampa E-mail

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di Saverio Lodato - 9 aprile 2008
Intervista a Rita Borsellino: "Noi difendiamo un’altra idea della Sicilia. La partita è aperta".



Conto alla rovescia cominciato: fra qualche giorno sapremo che Sicilia è, che Sicilia è diventata. O se sarà, ancora una volta, la stessa Sicilia. Questa Sicilia, costretta anticipatamente alle urne per le dimissioni di un governatore condannato in tribunale a cinque anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per avere favorito alcuni mafiosi, sarà in grado di reinventarsi un suo futuro? Sarà capace di chiudere per sempre con il clientelismo e il voto di scambio? Con l'assistenzialismo e le rendite di posizione? Con una visione della politica intesa come strumento di alcuni per tutelare i propri egoismi? Sarà in grado di respingere il vaniloquio di Raffaele Lombardo che, facendo il verso a Bossi, dichiara che anche i siciliani «sono pronti a sparare»? Ne parliamo con Rita Borsellino, candidata all'assemblea regionale siciliana, che in tandem con Anna Finocchiaro, sta attraversando le nove provincie dell'isola raccogliendo, ancora una volta, consensi e simpatie.

Rita che aria tira?

«Non so dirti che aria tira. So che ognuno di noi deve impegnarsi perché la Sicilia che vogliamo possa finalmente affermarsi».

Vai in giro per la Sicilia ormai ininterrottamente da qualche anno.

Possibile che non ti sia fatta un'idea del consenso elettorale che si profila attorno ai due schieramenti?
«La mia sensazione è che la partita non sia affatto chiusa. Non avverto nulla di scontato, di definitivo. Avverto però che la situazione non è chiara. Ci sono ancora troppi indecisi. E ci sono molti che, ancora oggi, si dicono delusi e annunciano che non andranno a votare. Non è una piccola minoranza. E su questi che cerco di fare leva, non tralasciando però quel milione e settantamila siciliani che appena due anni fa si erano ritrovati uniti attorno al mio nome».

E che ne pensi di Lombardo quando afferma che i siciliani sono pronti a sparare?

«In anni ormai lontani anche il mafioso Vito Ciancimino fece la stessa minaccia. Quanto a Cosa Nostra - come è noto - i fucili li ha sempre adoperati insieme a consistenti dosi di tritolo. Credo che la Sicilia abbia pagato abbastanza per la scelta di sparare per difendere interessi illeciti e personali. Non è certo questo il cambiamento che questa terra aspetta e di cui ha bisogno. Questa assonanza di fra le dichiarazioni di Bossi e quelle di Raffaele, mostra chiaramente qual è l'idea di autonomia che Lombardo vuole portare avanti».

Avverti finalmente qualche crepa nella macchina elettorale che Raffaele Lombardo ha ereditato da Salvatore Cuffaro?

«Non so fino a che punto si possa parlare di una macchina elettorale che è passata di mano. Secondo me Lombardo ha una sua visione della politica. Intendiamoci: non è dissimile da quella di Cuffaro, ma certamente è la "sua" visione della Sicilia».

In cosa consiste quest'idea?

«In una consolidata politica clientelare che non guarda allo sviluppo bensì a perpetuare un sistema».

Quali sono gli ingredienti di questo sistema?

«L'assistenzialismo e il favore messi al centro di tutto. Altra cosa è il bene comune».

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