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Un Inno a Cosa Nostra | Un Inno a Cosa Nostra |
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di Marco Travaglio - 9 aprile 2008 a trovarne uno sano». Pessimo anche l’altro strumento per scoprire i mafiosi: «Sulle intercettazioni saremo durissimi, perchè c’è in ballo la libertà», soprattutto la sua. Quanto alla Resistenza, è come l’antimafia: un’altra favola raccontata dai «libri di storia ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza». Ma anche questi prontamente «saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni: questo è in tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione». Purtroppo non sarà facile, perché «la sinistra ha ancora in mano le università e le case editrici», a parte la Mondadori, rubata a un concorrente grazie alla sentenza di un giudice comprato da Previti con soldi della Fininvest, ma ora, se tutto va bene, si metteranno a posto anche le altre. E Luciano Moggi? «È una persona simpaticissima.... Le accuse sono nate dal suo grande successo. Moggi aveva organizzato bene le cose e così sarebbe stato ancora per molti altri anni»: organizzava le cose talmente bene da scegliersi gli arbitri à la carte, mentre il Milan si sceglieva i guardalinee: dov’è il problema? Infine, una buona parola anche su Michela Vittoria Brambilla: «l’hanno data in pasto all’opinione pubblica, ma non le attribuisco alcuna importanza», mentre «siamo tutti spiritualmente innamorati di Berlusconi». Chi parla non è un magistrato, altrimenti il Cavaliere l’avrebbe già sottoposto a perizia psichiatrica. È un condannato: Marcello Dell’Utri che, in un’intervista su Youtube a Klaus Davi, ammicca esplicitamente alla mafia beatificando Vittorio Mangano, l’ex boss del mandamento di Palermo-Porta Nuova, già fattore nella villa di Arcore, suo intimo amico dal ‘73, condannato per associazione per delinquere con la mafia al processo Spatola, per traffico di droga al maxiprocesso di Falcone e Borsellino, morto in carcere nel 2000 subito dopo una condanna in Assise per tre omicidi. Santo subito. Qual è la prova dell’eroismo di Mangano? Semplice: più volte sollecitato dai magistrati a parlare dei suoi rapporti con Berlusconi e Dell’Utri, non ha mai aperto bocca. «Mangano spiega Dell’Utri - è morto per causa mia. Era malato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e il presidente Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. È un eroe, a modo suo». Parole duramente criticate da Antonio Di Pietro, Cesare Salvi e Anna Finocchiaro. Facendo il pubblico elogio dell’omertà, il senatore Dell’Utri non specifica che cosa avrebbe potuto raccontare di lui Mangano, se avesse parlato: lo lascia all’immaginazione degli elettori. Perché naturalmente Dell’Utri, condannato in via definitiva a 2 anni per evasione fiscale, in appello a 2 anni per tentata estorsione mafiosa insieme al boss di Trapani Vincenzo Virga, e in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato ricandidato dal Partito della Libertà Provvisoria a Palazzo Madama in un posto sicuro (numero 7) in Lombardia. Ma non dimentica le origini: quelle sue personali e quelle di Forza Italia, nata nel 1993 fra Palermo e Milano, con Mangano che faceva la spola tra le due città per conto di Provenzano, mentre nel Paese esplodevano le bombe. Non potendo astenersi dai rapporti con la mafia, Dell’Utri elogia però l’astinenza sessuale, che lui dice di aver appreso direttamente dal fondatore dell’Opus Dei, Josemarìa Escrivà de Balaguer, ma di praticare solo ultimamente «per motivi di età». Insieme all’annuncio dei test psichiatrici ai pm, peraltro copiato di sana pianta dal Piano di rinascita democratica della P2 di Licio Gelli, la piattaforma programmatica di Dell’Utri dà un quadro preciso del governo Pdl che verrà. I pentiti non vanno usati nei tribunali per far condannare i mafiosi e i loro amici, ma «usati come testimonial di una campagna pubblicitaria antimafia rivolta ai giovani siciliani»: per convincerli par di capire - che un vero mafioso non deve mai dire la verità, mai abbandonare Cosa Nostra, mai schierarsi con lo Stato. Insomma, seguire l’esempio dell’eroico Mangano. Lui del resto dice di «conoscerli quasi tutti»: un paio li aveva addirittura contattati, Pino Chiofalo e Cosimo Cirfeta, purtroppo erano due falsi pentiti che lui tentava di convincere a calunniare i veri pentiti che accusano lui. Quanto ai magistrati, sono «professionisti dell’antimafia», come «aveva già detto Sciascia». Dell’Utri dimentica di precisare che lo sciagurato articolo di Sciascia sul Corriere della Sera era un attacco frontale a Paolo Borsellino, accusato di far carriera per meriti antimafia. Ma queste cose gli amici degli amici le sanno benissimo. E avranno apprezzato. Vota e fai votare. Tratto da L'UNITA' |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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