| Quei fucili di Raffaele Lombardo e il separatismo armato di Cosa Nostra |
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di Saverio Lodato - 9 aprile 2008 «Anche i siciliani sono pronti a imbracciare il fucile»: così parlò il catanese Raffaele Lombardo, 55 anni, a capo del Movimento per l'Autonomia. Si potrebbe dire che in Sicilia, trascorsi sessant'anni dalla fine della guerra, ancora oggi l'autonomia, o per meglio dire la separazione dal resto d'Italia, resta un venticello che non ha mai smesso di soffiare. Ne avevamo già scritto, su questo giornale, il 28 marzo. Ma forse è bene rinfrescare la memoria dei lettori. Voci di mafia. Fra il 1991 e il 1992, e sino al 1994, i capi di Cosa Nostra si appassionarono, anche loro, e a modo loro, al venticello separatista. Cosa Nostra si contrappone frontalmente alla politica perché si ritiene «tradita» dalla conferma delle condanne al maxi processo istruito da Falcone e Borsellino. Saranno messe a segno l'uccisione di Salvo Lima, le stragi di Capaci e via D'Amelio, poi, nel 1993, quelle di Milano, Firenze e Roma. Quella che segue è una piccolissima antologia di opinioni mafiose indipendentiste, tratte dall'inchiesta della Procura di Palermo denominata «sistemi criminali», inizio anni 2000, e successivamente archiviata. Il 4 dicembre 1992, quindi dopo le uccisioni di Falcone e Borsellino, il pentito Leonardo Messina, interrogato dalla commissione antimafia, disse: «Cosa Nostra sta rinnovando il sogno di diventare indipendente, di diventare padrona di un'ala dell'Italia, uno Stato loro, nostro... In tutto questo Cosa Nostra non è sola è aiutata dalla massoneria...Ci sono forze alle quali si stanno rivolgendo». «Quali?» chiese il presidente della commissione. E Messina: «Sono formazioni nuove...e non vengono dalla Sicilia». Ma perché la massoneria? «Molti degli uomini d'onore appartengono alla massoneria... - prosegue Messina - è nella massoneria che si possono avere i contatti con gli imprenditori, con le istituzioni... ». E ancora: «Loro appoggeranno una forza politica a distanza di qualche anno che partirà dal Sud... ». Parole pronunciate nel 1992. Parlò anche di una riunione che si tenne nella campagne di Enna, nel febbraio dello stesso anno, cui parteciparono Riina, Provenzano, Santapaola, per discutere di un progetto per la creazione di uno Stato indipendente del sud. Sentite poi Tullio Cannella, altro pentito, interrogato dai magistrati il 23 luglio 1997. Fu il fondatore, su richiesta di Leoluca Bagarella, di «Sicilia libera», il primo esperimento di partito di mafia che si presentò alle elezioni in Sicilia: «Sin dal 1990-1991 c'era interesse di Cosa Nostra a creare movimenti separatisti. Questi movimenti avevano una contrapposizione "di facciata" con la Lega nord, ma nella sostanza ne condividevano gli obbiettivi. Successivamente, sorgono a Catania "Sicilia libera" e in altri luoghi del sud movimenti analoghi. Tutte queste iniziative nascevano dalla volontà di Cosa Nostra di punire i politici una volta amici, preparando il terreno a movimenti che prevedessero il coinvolgimento diretto di uomini della criminalità o legati alla criminalità ma "presentabili"». Giovanni Brusca, in diversi interrogatori, riferì di questa confidenza ricevuta da Totò Riina: «Mi vogliono portare questo Bossi per fare la Lega del sud o la Lega della Sicilia... ». Lo stesso Brusca, interrogato il 6 luglio 1999: «Confermo le dichiarazioni già rese circa lo scarso entusiasmo manifestato da Riina verso un possibile "aggancio" con la Lega Nord che gli era stato prospettato da qualcuno che non mi precisò. Ciò accadde nel 1992 fra le stragi di Capaci e via D'Amelio... ». Vincenzo Sinacori (interrogatorio del 17 gennaio 1997): «Nel 1993, fra gennaio e aprile, venne a trovarmi Matteo Messina Denaro (ancora oggi latitante, ndr) il quale - a nome di Bagarella - mi chiese di rivolgermi a Naimo Rosario, allora latitante di Mazara del Vallo e uomo d'onore della famiglia di San Lorenzo, affinché sondassi la possibilità di un appoggio "americano" ad un progetto separatista della Sicilia, con conseguente annessione agli Usa. Così io feci, e Naimo però mi disse che il progetto era assolutamente "fuori tempo" perché, dopo la fine della guerra fredda, gli americani non avevano più interesse per la Sicilia». Si potrebbe continuare. È accertato che in tutto il Sud, fra 1991 e 1993, erano fiorite leghe regionalistiche: Campania Libera, Lega Lucana, Calabria Libera, Abruzzo libero... . Denominatore comune, scaturito dalle indagini, l'alta concentrazione di esponenti delle varie mafie, di massoni e di esponenti di estrema destra. Com'è noto, poi, in tutto il Sud non se ne fece niente. Voci di Lega. Così parlò invece Gianfranco Miglio, vero artefice della Lega nord, al Giornale (20 marzo 1999): «Sono per il mantenimento anche della mafia e della 'ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos'è la mafia? Potere personale spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un'assurdità. C'è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate». Forse, adesso, risulterà più chiaro perché Lombardo e Bossi si fanno piedino, sotto lo sguardo soddisfatto di Berlusconi. Quanto a Lombardo ci permettiamo di ricordare l'antica locuzione latina: «sutor , ne ultra crepidam» (calzolaio, non andare oltre le scarpe). Spiega l’enciclopedia Wikipedia: «È una locuzione utilizzata per richiamare all'ordine quelli che mettono becco in materie o argomenti di cui nulla sanno». Chè certamente Lombardo è persona per bene, non vuole fare l'occhiolino a Cosa Nostra, anzi, insieme a Berlusconi e Bossi, la vuole seriamente far scomparire dalla faccia della Sicilia e dal resto del paese. Ma, evidentemente, parla di cose che non sa. Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Tratto da L'UNITA' |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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