La Rivista
Marco Travaglio
Immunodeficienza acquisita | Immunodeficienza acquisita |
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Non tanto, va detto a suo onore, dal ministro dell’Ambiente, che s’è limitato a dolersi dell’uscita della notizia alla vigilia del voto, ma senza abbandonarsi alle solite filippiche anti-giudici e anzi mettendosi «a disposizione« per chiarire i fatti e dichiarando di «rinunciare a ogni immunità». Pessimo invece il commento della sua avvocata Paola Balducci (parlamentare verde pure lei), che ha parlato berlusconianamente di «giustizia a orologeria» e financo di «pseudo-intimidazioni». Ancor peggio Pigi Battista che, con l’aria di difendere il ministro, ne ha profittato per sghignazzare del suo passato di sostenitore di Mani Pulite (una delle poche cose buone fatte da Pecoraro, dunque per Battista una colpa gravissima) e per intonare la tiritera berlusconiana sull’«uso politico della giustizia» e l’«aggressione a un candidato in campagna elettorale»: è incredibile come ormai si usino le parole a prescindere dal loro significato. In che senso una normale indagine di corruzione, nata casualmente a Potenza da intercettazioni raccolte in un altro procedimento e poi trasmessa per competenza a Roma, sarebbe un’«aggressione» di tipo «politico»? Boh. C’è poi il sen.avv. Guido Calvi che domanda: «Woodcock non poteva aspettare 10 giorni prima di dare la notizia? Mi auguro che la Procura generale e il Csm vigilino». In realtà Woodcock non ha dato alcuna notizia: ha solo trasmesso il fascicolo a Roma, trattandosi di fatti scoperti a Potenza, ma avvenuti nella Capitale e per giunta contestati a Pecoraro in veste di ministro. Calvi ha le prove che la notizia l’ha data Woodcock, pm fra i più silenziosi che si conoscano? Le tiri fuori. Altrimenti è ora di finirla di emettere condanne basate sul nulla contro i pm per ogni notizia che esce e di premere politicamente sul Csm e sui Pg perché puniscano i magistrati che dan fastidio. La tentazione di scrivere le sentenze in Parlamento è sempre più forte, ancor prima che torni Berlusconi. Prendete il ministro della Giustizia Luigi Scotti, ex magistrato: non contento di aver accusato De Magistris ad Annozero di ogni nefandezza e di aver addirittura impugnato la sua assoluzione da parte del Csm per alcuni capi di incolpazione, ora entra a piedi giunti nell’inchiesta su Pecoraro giurando sulla sua innocenza. Detto una volta per tutte: i ministri della Giustizia non devono commentare le inchieste e anticipare le sentenze, ma mettere i magistrati in condizioni di lavorare. L’ha fatto notare, giustamente, l’ex ministro leghista Roberto Castelli: peccato che lui, quand’era Guardasigilli, s’impicciasse continuamente, trasferendo giudici, bloccando rogatorie, attaccando procure e tribunali e tagliando i fondi alla Giustizia. Castelli poi supera persino se stesso quando dà dell’«ignorante» a Pecoraro perché - spiega - «non esiste l’immunità per un ministro, ma si è giudicati dal Tribunale dei ministri». Par di sognare. Lavorando al libro Se li conosci li eviti, ho scoperto un caso di immunità ministeriale che riguarda, guarda guarda, proprio Castelli. Il quale nel 2002 ingaggiò come consulente esterno di Via Arenula, a 100 mila euro l’anno, un superesperto di «edilizia penitenziaria»: l’amico Giovanni Magni, sindaco leghista di Calco (Lecco), deputato al cosiddetto Parlamento della Padania e soprattutto grossista di pesce surgelato: l’uomo giusto al posto giusto per progettare nuove carceri (naturalmente mai viste). Indagato dalla giustizia contabile e penale, Castelli è stato condannato dalla Corte dei Conti a rimborsare un danno erariale di 98.876,96 euro e ha subìto una contestazione per altri 400 mila euro. Ma quando il Tribunale dei ministri ha chiesto al Senato l’autorizzazione a processare lui e alcuni dirigenti del ministero per abuso d’ufficio patrimoniale, nel dicembre 2007 Palazzo Madama ha votato no quasi all’unanimità (solo 25 sì dai dipietristi e da alcuni cani sciolti della sinistra radicale): immunità totale a lui e ai suoi cari, che non erano nemmeno parlamentari, processo morto sul nascere. Motivo: la consulenza al pescivendolo obbediva a un «preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo». Perbacco. Ora Castelli sostiene che i ministri non godono di alcuna immunità: bisognerebbe prenderlo in parola e processarlo lo stesso. Uliwood party L'UNITA' 8 aprile 2008 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Il coraggio di Paolo Borsellino
di Antonino Di Matteo - 19 luglio 2008*
"Paolo Borsellino era un magistrato che con la passione e il rigore morale che lo contraddistinguevano rappresentava il concretizzarsi del principio costituzionale della "legge uguale per tutti"
Io appartengo a quel gruppo di giovani siciliani che si sono
determinati ad affrontare la dura avventura del concorso in
magistratura negli anni Ottanta, proprio perché affascinati dalla
inebriante brezza, anzi, dal forte vento di pulizia e di ribellione che
era rappresentato dalla esperienza del pool antimafia di Palermo. E
quindi il nome, il lavoro, il carisma di Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino rappresentavano già allora per me, ma vi assicuro per molti
altri magistrati che sono anche qui oggi in questa sala, l’ideale punto
di riferimento di un cammino appena intrapreso con la decisione di
dedicare tutte le nostre forze al perseguimento di un sogno, quello di
diventare magistrato.
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Articoli precedenti:
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Uno studio sulla finanza mondiale
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