| Immunodeficienza acquisita |
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Non tanto, va detto a suo onore, dal ministro dell’Ambiente, che s’è limitato a dolersi dell’uscita della notizia alla vigilia del voto, ma senza abbandonarsi alle solite filippiche anti-giudici e anzi mettendosi «a disposizione« per chiarire i fatti e dichiarando di «rinunciare a ogni immunità». Pessimo invece il commento della sua avvocata Paola Balducci (parlamentare verde pure lei), che ha parlato berlusconianamente di «giustizia a orologeria» e financo di «pseudo-intimidazioni». Ancor peggio Pigi Battista che, con l’aria di difendere il ministro, ne ha profittato per sghignazzare del suo passato di sostenitore di Mani Pulite (una delle poche cose buone fatte da Pecoraro, dunque per Battista una colpa gravissima) e per intonare la tiritera berlusconiana sull’«uso politico della giustizia» e l’«aggressione a un candidato in campagna elettorale»: è incredibile come ormai si usino le parole a prescindere dal loro significato. In che senso una normale indagine di corruzione, nata casualmente a Potenza da intercettazioni raccolte in un altro procedimento e poi trasmessa per competenza a Roma, sarebbe un’«aggressione» di tipo «politico»? Boh. C’è poi il sen.avv. Guido Calvi che domanda: «Woodcock non poteva aspettare 10 giorni prima di dare la notizia? Mi auguro che la Procura generale e il Csm vigilino». In realtà Woodcock non ha dato alcuna notizia: ha solo trasmesso il fascicolo a Roma, trattandosi di fatti scoperti a Potenza, ma avvenuti nella Capitale e per giunta contestati a Pecoraro in veste di ministro. Calvi ha le prove che la notizia l’ha data Woodcock, pm fra i più silenziosi che si conoscano? Le tiri fuori. Altrimenti è ora di finirla di emettere condanne basate sul nulla contro i pm per ogni notizia che esce e di premere politicamente sul Csm e sui Pg perché puniscano i magistrati che dan fastidio. La tentazione di scrivere le sentenze in Parlamento è sempre più forte, ancor prima che torni Berlusconi. Prendete il ministro della Giustizia Luigi Scotti, ex magistrato: non contento di aver accusato De Magistris ad Annozero di ogni nefandezza e di aver addirittura impugnato la sua assoluzione da parte del Csm per alcuni capi di incolpazione, ora entra a piedi giunti nell’inchiesta su Pecoraro giurando sulla sua innocenza. Detto una volta per tutte: i ministri della Giustizia non devono commentare le inchieste e anticipare le sentenze, ma mettere i magistrati in condizioni di lavorare. L’ha fatto notare, giustamente, l’ex ministro leghista Roberto Castelli: peccato che lui, quand’era Guardasigilli, s’impicciasse continuamente, trasferendo giudici, bloccando rogatorie, attaccando procure e tribunali e tagliando i fondi alla Giustizia. Castelli poi supera persino se stesso quando dà dell’«ignorante» a Pecoraro perché - spiega - «non esiste l’immunità per un ministro, ma si è giudicati dal Tribunale dei ministri». Par di sognare. Lavorando al libro Se li conosci li eviti, ho scoperto un caso di immunità ministeriale che riguarda, guarda guarda, proprio Castelli. Il quale nel 2002 ingaggiò come consulente esterno di Via Arenula, a 100 mila euro l’anno, un superesperto di «edilizia penitenziaria»: l’amico Giovanni Magni, sindaco leghista di Calco (Lecco), deputato al cosiddetto Parlamento della Padania e soprattutto grossista di pesce surgelato: l’uomo giusto al posto giusto per progettare nuove carceri (naturalmente mai viste). Indagato dalla giustizia contabile e penale, Castelli è stato condannato dalla Corte dei Conti a rimborsare un danno erariale di 98.876,96 euro e ha subìto una contestazione per altri 400 mila euro. Ma quando il Tribunale dei ministri ha chiesto al Senato l’autorizzazione a processare lui e alcuni dirigenti del ministero per abuso d’ufficio patrimoniale, nel dicembre 2007 Palazzo Madama ha votato no quasi all’unanimità (solo 25 sì dai dipietristi e da alcuni cani sciolti della sinistra radicale): immunità totale a lui e ai suoi cari, che non erano nemmeno parlamentari, processo morto sul nascere. Motivo: la consulenza al pescivendolo obbediva a un «preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo». Perbacco. Ora Castelli sostiene che i ministri non godono di alcuna immunità: bisognerebbe prenderlo in parola e processarlo lo stesso. Uliwood party L'UNITA' 8 aprile 2008 |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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