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Rassegna Stampa
Mafia, la porta girevole delle scarcerazioni | Mafia, la porta girevole delle scarcerazioni |
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A GELA un giudice dopo sette anni non deposita le motivazioni di una sentenza, viene trasferito ad un altro ufficio e, quando il caso viene sollevato, si precipita in Sicilia per redigere il verdetto in fretta e furia. A Palermo scadono i termini per la custodia cautelare
di Giuseppe Riina, figlio del
capo di Cosa Nostra Salvatore e per lui si aprono le porte del carcere con il
ritorno a casa. A Messina i giudici di primo grado non riescono a trasmettere in
tempo utile le carte del processo Mare Nostrum alle cosche peloritane, finito
con una raffica di condanne, anche all'ergastolo e 12 pericolosi boss mafiosi,
dei quali uno condannato a cinque ergastoli, riacquistano la libertà. Sul
versante della giustizia ormai è emergenza scarcerazioni, per le disfunzioni
registrate negli uffici giudiziari italiani. E proprio ieri il Guardasigilli
Luigi Scotti, ha chiesto informazioni urgenti al presidente della Corte di
Appello di Messina sulla scarcerazione di 12 boss di Cosa Nostra, tra cui
Vincenzo Galati Giordano, Giovanni Aspa e uno dei fratelli Contempo Scavo,
tornati in libertà per scadenza dei termini. Il ministro vuole vederci chiaro
sui tempi delle singole cadenze processuali e del passaggio dei fascicoli da un
grado di giudizio all'altro, e intende sapere se si siano verificati eventuali
disfunzioni nella gestione dell'iter del procedimento. L'allarme era stato
lanciato pochi giorni fa dal Silp-Cgil. Il sindacato di polizia aveva denunciato
in una nota, «le facili scarcerazioni di importanti boss per decorrenza dei
termini di custodia cautelare, criticando i tempi inaccettabili della giustizia
nella città dello Stretto». Unità |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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