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Mafia, la porta girevole delle scarcerazioni PDF Stampa E-mail

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di Marzio Tristano - 6 aprile 2008
In Sicilia allarme giustizia-lumaca: da Riina jr ai boss di Messina tutti tornano in libertà. E adesso si muove il Guardasigilli Scotti

 

A GELA un giudice dopo sette anni non deposita le motivazioni di una sentenza, viene trasferito ad un altro ufficio e, quando il caso viene sollevato, si precipita in Sicilia per redigere il verdetto in fretta e furia. A Palermo scadono i termini per la custodia cautelare

di Giuseppe Riina, figlio del capo di Cosa Nostra Salvatore e per lui si aprono le porte del carcere con il ritorno a casa. A Messina i giudici di primo grado non riescono a trasmettere in tempo utile le carte del processo Mare Nostrum alle cosche peloritane, finito con una raffica di condanne, anche all'ergastolo e 12 pericolosi boss mafiosi, dei quali uno condannato a cinque ergastoli, riacquistano la libertà. Sul versante della giustizia ormai è emergenza scarcerazioni, per le disfunzioni registrate negli uffici giudiziari italiani. E proprio ieri il Guardasigilli Luigi Scotti, ha chiesto informazioni urgenti al presidente della Corte di Appello di Messina sulla scarcerazione di 12 boss di Cosa Nostra, tra cui Vincenzo Galati Giordano, Giovanni Aspa e uno dei fratelli Contempo Scavo, tornati in libertà per scadenza dei termini. Il ministro vuole vederci chiaro sui tempi delle singole cadenze processuali e del passaggio dei fascicoli da un grado di giudizio all'altro, e intende sapere se si siano verificati eventuali disfunzioni nella gestione dell'iter del procedimento. L'allarme era stato lanciato pochi giorni fa dal Silp-Cgil. Il sindacato di polizia aveva denunciato in una nota, «le facili scarcerazioni di importanti boss per decorrenza dei termini di custodia cautelare, criticando i tempi inaccettabili della giustizia nella città dello Stretto».
Ma che cosa è successo a Messina? Sembra che la sentenza del processo Mare Nostrum, concluso una raffica di condanne, sia stata depositata dopo circa un anno, tempo impiegato da giudice estensore della sentenza e ritenuto tutto sommato compatibile con la mole delle carte processuali esaminate. Da quel momento, però, la macchina giudiziaria si è inceppata, e nessuno ha trasmesso il fascicolo processuale alla corte di assise di appello che, fissando la prima udienza, avrebbe potuto chiedere l'applicazione della legge sul congelamento dei termini di custodia cautelare bloccando così le scarcerazioni. «Non è più tollerabile che la giustizia messinese non riesca a fissare una data di un processo in secondo grado, causando così la decorrenza dei termini di carcerazione - è scritto nella nota del Silp - tutto ciò annulla il lungo e pericoloso lavoro intrapreso in questi anni dalle forze dell'ordine e dalle associazioni Antiracket per dare maggiore fiducia ed assistenza ai commercianti onesti che decidono di denunciare gli estortori». Tra i boss scarcerati, infatti, figurano anche alcuni pericolosi esponenti delle cosche tortoriciane, Galati Giordano e Contempo Scavo, che negli anni '90 terrorizzarono il comprensorio nebrodita dando vita, per reazione, al movimento antiracket guidato da Tano Grasso. Sulla vicenda il Silp-Cgil ha chiesto «l'intervento del prefetto di Messina affinchè riunisca urgentemente il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica».

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