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La procura "libera" Cavuoti e Arciere PDF Stampa E-mail

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di Alberto Gaino - 4 aprile 2008
La decisione dopo il confronto tra i due sottoufficiali. L'ultimo "sì" spetta comuque al gip.




Le indagini sull’«affaraccio» per la procura sono praticamente finite con il confronto fra i due sottufficiali agli arresti domiciliari con l’accusa di concorso nell’estorsione di 250 mila euro alla Fondazione Ordine Mauriziano e ad Axa Art: il riscatto per i mobili preziosi rubati nel 2004 da una banda di sinti nella Palazzina di caccia di Stupinigi. Il concorso è con i Decolombi, i ladri. Accusa importante, tanto più che uno dei sottufficiali è il maresciallo capo dei carabinieri Riccardo Ravera, rivelatosi nel corso delle indagini come Arciere, nome di copertura al tempo in cui faceva parte della squadra del capitano Ultimo, l’ufficiale che arrestò Riina.
Ieri, in una stanza affollata di magistrati - il procuratore capo Marcello Maddalena, l’aggiunto Francesco Saluzzo, il pm Andrea Padalino - il maresciallo Ravera si è trovato faccia a faccia per un paio d’ore con il vice-sovrintendente di polizia Giuseppe Cavuoti. Ciascuno è restato sulle rispettive posizioni. Nei giorni scorsi Cavuoti aveva ammesso di essere entrato nella trattativa per il riscatto come garante di Adriano Decolombi, che da sei anni gli faceva ritrovare refurtiva di ogni genere in provincia di Cuneo. Di fronte a Ravera ha ripetuto che non si sarebbe mai sognato di intraprendere una simile «trattativa» senza la garanzia che non vi sarebbero state indagini sui Decolombi. Ravera ha sostenuto l’esatto contrario: lui non si sarebbe mai sognato di offrire una garanzia del genere. Né aveva mai saputo, ha ripetuto, che il «mediatore», cioè Adriano Decolombi, fosse uno dei ladri.
Chiuso il confronto, i pm hanno comunicato agli avvocati, Loredana Gemelli per Ravera, Enrico Girardi per Cavuoti, che avrebbero chiesto al gip la revoca della misura cautelare per entrambi. A Palazzo di giustizia si è poi appreso che la procura ritiene di aver completato l’inchiesta con il «confronto»: non vi sarebbe più motivo di trattenere entrambi ai «domiciliari».
La prossima settimana è fissata l’udienza per Ravera al Tribunale del Riesame. L’avvocato Gemelli vi rinuncerà e aggiunge la sua interpretazione della mossa dei pm: «Sono loro a chiedere la revoca della misura. E’ un forte segnale, vuol dire che il maresciallo Ravera è stato esaustivo». Una prima risposta ufficiale si dovrebbe avere dal provvedimento del gip Silvia Bersano Begey. Che, nell’ordinanza del 14 marzo, scrive: «Non si rinvengono agli atti elementi a favore degli indagati, se non l’incensuratezza».
Negli interrogatori dei giorni scorsi Cavuoti ha ammesso che lui e Ravera avrebbero avuto la consapevolezza che i Decolombi erano gli autori del furto dopo aver visto nelle mani di Adriano le polaroid dei mobili rubati. Per i pm, la sua consapevolezza è molto anteriore. Per Ravera, secondo l’ordinanza, «ci si trova di fronte ad un’unica spericolata manovra compiuta una volta saggiato il terreno dal quale poteva scaturire un’operazione che poteva fruttargli un riconoscimento rilevante in termini di immagine e di carriera, grazie al proprio legame con il collega della Polstrada di Cuneo... garantendo fin dall’inizio ai ladri che avrebbero ottenuto la taglia proponendosi come falsi intermediari». E ora?

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