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Antimafia Duemila

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Camorra: uccisi Vincenzo e Mariano Capasso PDF Stampa E-mail
napoli_web.jpg5 aprile 2008
Napoli. La polizia è sulle tracce dei killer dei due fratelli assassinati ieri sera nel quartiere Barra di Napoli. Nel giorno del duello "campano" tra i candidati premier, proprio mentre la politica alza la voce contro i boss e Veltroni si impegna - «Li annienteremo» - la camorra torna a sparare.



E a Barra, periferia est, lascia sull´asfalto il sangue di due ragazzi. Uno aveva solo 17 anni.
Le vittime sono Vincenzo Capasso, 22 anni, e suo fratello Mariano, di cinque anni più giovane. L´agguato scatta in pieno pomeriggio sotto casa dei boss Aprea, quartier generale ora abitato da una battagliera sorella. È un caso che non ci siano feriti per errore. Tornano immagini che riportano la città ad ore drammatiche. E che spingono il sindaco ad una riflessione amara. «Le strade di Napoli tornano a macchiarsi del sangue di due giovani - commenta la Iervolino - Al di là dei contesti su cui verrà fatta luce, si tratta di un fatto gravissimo che rilancia la necessità di un impegno congiunto di istituzioni, forze dell´ordine, dei cittadini e di tutta la società civile contro una cultura della violenza e della morte».
Due giovani su cui si è abbattuta la condanna dei boss. Vincenzo e Mariano Capasso sono vittime per caso o gregari della cosca? La Squadra mobile di Napoli ha pochi dubbi: le vittime risultavano legati agli Aprea, il clan attivo da oltre venti anni. E che ora sarebbe di nuovo in guerra con il gruppo degli Alberto. Indagini e interrogatori vanno avanti fino a notte, guidati dal vicequestore Pietro Morelli e dal capo della Mobile, Vittorio Pisani. La polizia avrebbe in mano elementi decisivi a ricostruire il movente del raid, scatenato - a quanto pare - da una recente "offesa".
L´agguato scatta intorno alle 18.30, nel cuore del quartiere est. I killer puntano su casa degli Aprea. Sparano all´impazzata. Muore all´istante il 22enne Vincenzo Capasso, precedenti penali per rapina, considerato un fiancheggiatore del clan. Ma cade a terra anche Mariano, appena 17enne, incensurato. Gli inquirenti sospettano che stesse formandosi allo stesso mestiere del fratello maggiore. Mariano viene soccorso al Loreto Mare, è grave, i medici intervengono, ma è inutile. Muore anche lui, due ore dopo: e tocca ai medici contenere la rabbia dei familiari. È significativo il luogo dove scorre il sangue: ai piedi dell´edificio in cui abita la sorella dei boss, Lena Aprea. I suoi fratelli, Giovanni, Vincenzo e Gennaro sono considerati i vertici del clan, tuttora detenuti. I proiettili che tornano a uccidere infrangono anche l´apparente "pax" che sembrava avvolgere la città. Un tema che preoccupa il sindaco Iervolino. «Dobbiamo impegnarci tutti. E ciascuno deve fare la sua parte fino in fondo». E sulla lotta ai clan e al racket, è la stessa Iervolino a scendere in campo al fianco del consulente antiracket Tano Grasso (di cui L´espresso racconta ieri che è citato in un "processo scomodo a Catania" sulla presunta gestione anomala di un pentito). «È in atto un´incredibile campagna stampa contro Tano Grasso - denuncia la Iervolino - una persona che molto ha dato alla cultura della legalità e al rispetto della legge, esponendosi per anni anche a gravi pericoli personali. Una serietà e un impegno che abbiamo verificato di persona perché Grasso è consulente antiracket del Comune di Napoli. Da quando c´è lui, le denunce sono passate dalle 72 del 2001 alle 734 del 2006».
(co. sa.)
 
LA REPUBBLICA NAPOLI
 
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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