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"Favori e appalti". Pecoraro indagato PDF Stampa E-mail

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di Antonio Massari e Guido Rotolo - 4 aprile 2008
Roma.
La tegola, l’accusa di associazione per delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione e corruzione, arriva a Roma da lontano, dalla Procura di Potenza.

 

 


E colpisce in pieno il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, esponente della Sinistra Arcobaleno. I lanciatori sono due personaggi di primo piano: il pm Henry John Woodcock (Vallettopoli, Vittorio Emanuele, tangenti e massonerie varie) e il capitano Ultimo. Sì, l’uomo che ha catturato il capo di Cosa Nostra, Totò Riina, oggi comandante del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri.
Si è materializzata ieri mattina quando la polizia giudiziaria che lavora con il pm anglo-napoletano si è presentata alla Procura di Roma, depositando una decina di faldoni di carte. Insomma, Woodcock ha indagato partendo evidentemente da un filone tutto lucano, ha incrociato il ministro dell’Ambiente, se l’è cucinato e poi ha servito il piatto alla Procura di Roma, ovvero al Tribunale dei Ministri, ravvisando la sua competenza. Questa volta, non ha proceduto ad alcun arresto preventivo, ma le polemiche, è facile immaginare, sono comunque garantite: in piena campagna elettorale, questa incriminazione del ministro del governo Prodi verrà interpretata come l’ennesimo intervento a gamba tesa (Mastella docet) dei magistrati sfasciatutto.
Palazzo di Giustizia abbottonatissimo. Poche le indiscrezioni. Da quello che filtra, l’inchiesta si svilupperebbe su due filoni. Il primo: le bonifiche del territorio, anche in Campania, e l’emergenza rifiuti. Il secondo: «scambi» vari tra una quotatissima agenzia di viaggio e il ministro Pecorario Scanio. Partiamo da quegli episodi che il mastino che ha catturato il capo corleonese delle stragi del ’92, avrebbe documentato: viaggi e alberghi meneghini a sette stelle (esistono) in cambio (probabilmente non solo) di una convenzione con il ministero dell’Ambiente. L’agenzia in questione è la «Visetur» di Perugia, sedi a Milano, Roma e Napoli. Il suo direttore commerciale (socio al 25%), Mattia Fella, avrebbe poi comprato un terreno agricolo in zona Lago di Bolsena, tra Orvieto e Viterbo, che - secondo quanto sarebbe emerso dalle intercettazioni - era destinato a diventare un cadeau per il ministro, dopo essere riusciti a cambiarne la destinazione d’uso, ovvero a costruirci una villa.
Nei faldoni da ieri custoditi a Piazzale Clodio vi sarebbero anche le testimonianze di diversi collaboratori o dipendenti del ministero dell’Ambiente che avrebbero in sostanza confermato i rapporti privilegiati tra Pecoraro Scanio e Fella. Un suo fratello, poi, Stanislao Fella, avrebbe ottenuto consulenze dal ministero di Pecoraro Scanio. Poi ci sarebbero i famosi viaggi «a gratis», non tanto in Italia o in Europa quanto nelle Americhe. E una ospitalità in un albergo a sette stelle a Milano.
Gli investigatori avrebbero pure registrato che i cellulari in uso al ministro (non quelli istituzionali) e ad alcuni suoi collaboratori dal 2001, sarebbero stati intestati a due società editoriali legate all’ambientalismo: la coop Modus (editrice del mensile Modus Vivendi) e la Undicidue srl. E che le due imprese hanno i finanziamenti stabiliti per la legge sull’editoria (nulla da eccepire).
E vediamo l’«affare» ambiente. Vi sarebbero coinvolti un imprenditore lucano, F. F., specializzato in bonifiche di territori contaminati, e un ingegnere, V. N., che avrebbe un ruolo in strutture tecniche che si occupano di appalti. Secondo le indiscrezioni, l’imprenditore è un «protetto» del ministro, che avrebbe anche proposto di intervenire sull’emergenza rifiuti di questi mesi, magari trasferendo la «monnezza» in Grecia, dove aveva la disponibilità di un termovalorizzatore. Ed era interessato anche alla bonifica dell’area orientale di Napoli (l’ex area industriale di San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli).
Naturalmente, adesso la Procura di Roma dovrà rileggere criticamente tutti gli atti trasmessi dal pm di Potenza. Spesso, diverse tranches delle sue inchieste sono arrivate in passato nella capitale. Con fortune alterne, anzi con pochi risultati. Questa volta, a garantire sulla solidità dell’inchiesta c’è anche il capitano Ultimo.
LA STAMPA 4 APRILE 2008
 
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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