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Antimafia Duemila

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Meglio un uovo oggi che un Ferrara domani PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio - 4 aprile 2008
Francesco Merlo, che scrive sempre lo stesso pezzo cambiando solo i nomi, ci ha abituati a pseudoparadossi barocchi in salsa catanese del tipo: l'antimafia in fondo in fondo è uguale alla mafia ...

Andreotti e Caselli sono due gocce d'acqua, ladri e galantuomini sono due facce della stessa medaglia, i censori e i censurati alla lunga sono la stessa cosa perché i censurati la censura se la vanno a cercare e i censori li accontentano, Berlusconi e gli antiberlusconiani si somigliano perché stringi stringi l'antiberlusconismo fa il gioco di Berlusconi, e poi una spruzzata di Pirandello, e poi una frasetta di Sciascia che si porta su tutto, e il gioco è fatto. Purtroppo l'altroieri il Bravo Merlo ha mancato una grande occasione: applicare il solito schema, una volta tanto non a sproposito, alla contestazione subita a Bologna dal suo amico Giuliano Ferrara. Cioè scrivere che il Platinette Barbuto e i suoi contestatori sono uguali uguali. Premesso che non si assaltano i palchi, non si lanciano sedie né sassi contro chicchessia, non si feriscono giornalisti e poliziotti, non si impedisce alla gente (tantomeno a un candidato) di parlare, la violenza è sempre da condannare; premesso che Ferrara dice «mi sento donna per intero» e le donne non si toccano neanche con un fiore; ecco, tutto ciò premesso, tutti hanno diritto di contestare i contestatori del Platinette Barbuto, fuorchè lui. Non può dire che chi gli impedisce di parlare «ricorda gli anni 70», perché lui ha imbarcato al Foglio e a Otto e mezzo i peggiori cascami dei gruppi anni 70. Non può irridere i contestatori come «figli di papà», perché lui è un ex contestatore figlio di papà (e tutt'altro che pacifico: vedi le sue foto col bastone in mano sul terrapieno di Valle Giulia e con un fascio di manici di piccone all'ingresso dell'Università di Torino). Non può urlare contro «i femministi che mettono incinte le loro ragazze e poi le fanno abortire», perché ha detto di averlo fatto non una, ma tre volte. Non può accusare chi contesta di «voler finire sui giornali», perché lui per finire sui giornali ha fondato addirittura il partito AbortoNoGrazie e l'altra sera a Matrix aveva chiamato i contestatori a raccolta («domani sono a Bologna, dove so che mi aspettano») per ravvivare una campagna elettorale tanto cupa quanto moscia e riempire una piazza altrimenti deserta. Non può, soprattutto, strillare a chi gli lancia uova e pomodori e dadini di mortadella «questa non è civiltà! Non è democrazia!» e invocare nientemeno che «le ruspe di Cofferati» come un generale in pensione, per via di una cosuccia capitata sei anni fa. Era il marzo 2002, Berlusconi era tornato al governo da dieci mesi, aveva appena imposto la legge sulle rogatorie e sul falso in bilancio, cercato di trasferire un suo giudice, tolto la scorta alla Boccassini e occupato militarmente la Rai. Qui stava per andare in onda il festival di Sanremo, dov'era atteso Roberto Benigni. Allora la Donna Barbuta lanciò sul Foglio l'idea di accogliere il premio Oscar con lanci di «uova fresche e fiori marci» perchè Benigni «è un campione di illegalità travestito da comico governativo. facciamo in modo che Benigni non sia premiato con una ricchissima sanremata, non arrivi indisturbato a Sanremo con il suo seguito per fare indisturbato il suo numero politico». A nome di presunte «minoranze illuminate che difendono la società contro le violazioni travestite da satira», il pover'uomo urlò il grido di battaglia contro «l'attore comico governativo pretende di sequestrare la fantasia, il riso e i sentimenti degli italiani per un comizio politico. Benigni ha steccato contro la legalità e gli tireremo le uova» (6-3-2002). E denunciò fremente di sdegno: «Benigni minaccia di ricantare sotto assegno (congruo) di una Rai lottizzatissima, campione del conflitto di interessi, la solita canzonetta parasatirica, il suo comiziaccio contro Berlusconaccio» (7-3-2002). Dunque minacciò la marcia sul teatro Ariston «con uova e ortaggi contro il regime di Sanremo» (8-3-2002), con i complimenti di Paolo Guzzanti, non ancora impegnato nei delirii della Mitrokhin. Poi lo squadrista fifone, se
ne restò a casa sua e si fece riprendere dalle tv al seguito nel suo salotto, mentre lanciava penosamente due uova contro il televisore. I contestatori di Bologna sono troppo giovani per ricordare. Ma devono sapere che, senza offesa, sono tutti figli della Donna Barbuta.

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    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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