| Agenda rossa: il tenente colonnello Arcangioli si dimetta |
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di Giorgio Bongiovanni - 4 aprile 2008 VEDI LA FOTO NATURALE E CONTRASTATA: Presumendo infatti che il giudice abbia ragione sull’estraneità dei fatti dell’allora capitano dei carabinieri non resta che dedurre che egli sia un incompetente e per questo motivo inadatto al prestigioso incarico che ricopre. E’ infatti inconcepibile che un militare di alto rango, addestrato per far fronte alle situazioni più critiche si trovi sul luogo di una delle stragi più cruente della storia della nostra Repubblica e riferisca all’autorità giudiziaria solo pochi e confusi ricordi tirando in causa altri esponenti dello Stato con dichiarazioni imprecise e contraddittorie. Come minimo, un militare della sua esperienza e con il suo curriculum, fosse stato in servizio o meno, avrebbe dovuto redigere un rapporto puntuale e meticoloso su tutto quanto visto e sentito in quei tragici momenti, proprio in virtù della sua competenza e ruolo. Al contrario il tenente colonnello Arcangioli dichiara di non ricordare cosa accadde in quei momenti, cosa fece esattamente con la valigia del dottor Borsellino, se la consegnò e a quale magistrato, se la aprì o meno, se l’agenda rossa all’interno c’era o no…. Il suo comportamento non è degno di un servitore dell’Arma, per la quale ha dichiarato sarebbe pronto a dare la vita, ma quello di un qualunque civile spaventato e disorientato che in caso di emergenza non ha la più pallida idea di come reagire e tanto meno di come procedere. Per questo chiediamo a gran voce che si dimetta, per manifesta incompetenza e scarsa professionalità, rendendo così davvero onore all’Arma e a tutti coloro che, al contrario, la servono con serietà e disciplina anche al costo della propria vita. Può essere anche vero che il tenente colonnello non abbia nulla a che fare con la sparizione dell’agenda rossa del dottor Borsellino, ma non è accettabile che di fronte alla magistratura, ad un altro organo dello Stato cioè, che lo sta processando per diradare i sospetti che egli stesso ha attirato su di sé, dichiari di non ricordare. Non è accettabile! Se invece si considera un Servitore dello Stato operativo e nel pieno delle sue funzioni e capacità, che allora il tenente colonnello Arcangioli dica la verità.
Giorgio Bongiovanni e la redazione di ANTIMAFIADuemila
Per inciso. La mia opinione personale, strettamente personale, è che il tenente colonnello Arcangioli sapeva perfettamente cosa stava facendo quando ha sottratto la borsa del dottor Borsellino dalla sua auto ancora fumante e che non stia dicendo tutto quanto è a sua conoscenza su quei tremendi momenti dopo la deflagrazione e tanto meno sulla scomparsa dell’agenda rossa.
Giorgio Bongiovanni
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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