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Il ''caso De Magistris'' e l'indipendenza della magistratura | Il ''caso De Magistris'' e l'indipendenza della magistratura |
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Evidente mi appare, nella sua tragicità, il significato della impossibilità
dei vertici dell’A.N.M. e di tutte le correnti di prendere una qualunque
posizione su una vicenda tanto cruciale così come evidente risulta,
conseguentemente, la definitiva perdita di ogni credibilità da parte di chi,
rassegnandosi alle ovvie conseguenze “politiche” di questo silenzio, ne confessa
implicitamente la natura necessitata.
Quest’ultimo aspetto della vicenda è di particolare rilievo, perché
denuncia clamorosamente che la magistratura nel suo insieme ha sacrificato
l’indipendenza dei singoli magistrati a logiche politiche molto preoccupanti.
Sul punto, con riferimento ai rapporti fra le correnti dell’A.N.M. e la
politica, preoccupa peraltro:
– che il ministro Mastella, l’indomani del suo insediamento, abbia
incontrato tutte le correnti e il giorno dopo abbia nominato i vertici di
numerosi uffici del suo ministero scegliendo cencellianamente proprio importanti
esponenti delle correnti medesime;
– che anche autorevoli colleghi delle correnti un tempo “di opposizione”
(per esempio Magistratura Democratica) abbiano accettato quegli incarichi e
ancor più che li abbiano mantenuti quando il ministero Mastella andava con
evidenza in una direzione che avrebbe dovuto ricevere dai magistrati più
critiche che consensi (questa situazione è stata ricostruita sui media come la
cosiddetta “pax Mastelliana”, si può immaginare con quale danno per la
credibilità della magistratura associata);
– che una delle correnti cosiddette “progressiste” dell’A.N.M. (il
Movimento per la giustizia) abbia ritenuto opportuno candidare e fare eleggere
al comitato direttivo centrale dell’Associazione un collega che è stato per
dieci anni consecutivi (fino al 2005: dunque, in epoca recentissima) presidente
di una regione (le Marche);
– che proprio questo stesso collega (Vito D’Ambrosio) sia stato designato
(certamente in maniera del tutto legittima: non è questo che è qui in
discussione) per sostenere l’accusa nel procedimento disciplinare a carico di De
Magistris, chiedendo per lui addirittura una pena superiore a quella pur già
gravissima poi inflittagli.
A fronte di tutto questo, personalmente resto stupefatto nel leggere
“programmi elettorali” per i Consigli Giudiziari e nel sentire i capicorrente
chiamare a raccolta i magistrati per una battaglia per la difesa
dell’indipendenza della magistratura da “combattere” nei confronti del governo
prossimo venturo.
In questo momento, la “magistratura associata” nel suo insieme mi appare
come il più grave nemico dell’indipendenza dei magistrati e dell’efficienza
della giustizia.
Come ho già scritto su questo blog, è evidente che ciò che serve al Paese è
l’indipendenza «dei magistrati» (di ogni singolo magistrato), che è cosa del
tutto diversa dall’indipendenza «della magistratura».
L’indipendenza della magistratura senza l’indipendenza dei magistrati si
trasforma, infatti, soltanto in un privilegio corporativo e nello strumento di
un potere che non serve il paese – dal quale, infatti, è sempre più lontano e
meno apprezzato – ma se stesso.
Come i “capipartito” della politica nazionale sembrano ormai sempre più
autoreferenziali e dediti ottusamente solo alla difesa di sé stessi e del
proprio potere, nella stessa tragica condizione sembrano intrappolati i
“capicorrente” dell’A.N.M..
E’ veramente difficile ascoltare di questi tempi “tribune politiche”, nelle
quali coloro che hanno grandissima parte della responsabilità dello stato del
Paese promettono sogni dietro i quali nascondono i fatti. Così ugualmente mi
addolora davvero profondamente vedere coloro che nella magistratura hanno
grandissima parte della responsabilità del suo stato (decisamente non lodevole)
nascondersi e nascondere i fatti dietro campagne elettorali per l’ennesima
spartizione correntizia dei Consigli Giudiziari (per i quali i magistrati
voteranno il 6 e il 7 aprile prossimi).
Come l’unica “novità” che la politica nazionale sa proporre agli elettori è
un po’ di rimescolamento degli “apparentamenti”, così, mentre la giustizia
naufraga in gran parte anche per responsabilità interne alla magistratura (mi
permetto di rinviate qui al mio articolo “Le responsabilità dei magistrati nella
crisi della giustizia”), i responsabili dell’associazionismo giudiziario l’unica
cosa che sanno “pensare” sono nuovi modi di “presentarsi”.
Prendendo a prestito una famosa battuta di Nanni Moretti, aspetto con
ostinazione che qualunque magistrato dica qualcosa sul merito della sentenza De
Magistris. Non necessariamente “qualcosa di sinistra” (come chiedeva Moretti).
Mi basta che dica “qualunque cosa”. Il grado di ostinazione nel silenzio dà la
misura di quanto è profonda la notte.
E prendendo a prestito anche altre parole dello stesso Moretti, dico ai
miei colleghi che, con questa classe dirigente della magistratura associata,
“non vinceremo mai”!
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di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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