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Il ''caso De Magistris'' e l'indipendenza della magistratura PDF Stampa E-mail
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Il ''caso De Magistris'' e l'indipendenza della magistratura
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Ciò che mi preme sottolineare ora qui è che, a fronte di tutto questo, la linea di condotta dell’A.N.M. e di tutte le sue correnti (perché, in verità, l’A.N.M. non esiste, essendo solo un “contenitore” delle correnti) è consistita nel:
 
1) rifiutarsi ostinatamente, a livello centrale, di prendere una qualunque posizione sulla vicenda;
 
2) emettere, a livello locale, un paio di comunicati palesemente ostili a Luigi De Magistris, isolandolo pubblicamente;
 
3) quando la Procura Generale e il C.S.M. hanno avviato le loro pratiche, dire che bisognava tacere e attendere la sentenza;
 
4) quando è stata pronunciata la sentenza, dire che bisognava tacere e attendere la motivazione;
 
5) quando è arrivata la motivazione, tacere e basta, imboscandosi in un silenzio irreale.
 
Sono iscritto a tutte le mailing list di tutte le correnti dell’A.N.M. e ho scritto a tutte diverse volte, pregando tutti i colleghi di avere il coraggio e la dignità di prendere una qualsiasi posizione di merito sulla vicenda e sulla sentenza e, per quanto possa sembrare assurdo, NESSUNO mi ha risposto né ha speso alcuna parola sul “caso De Magistris”, che, nella magistratura associata, è diventato, dunque, un assurdo tabù.
 
Trovo del tutto assurdo che NESSUNO trovi quel coraggio e quella dignità e che tutti coloro che, nelle correnti che si ritengono e dicono di essere “progressiste”, invitavano ieri ad attendere il deposito della motivazione della sentenza del C.S.M. promettendo che, POI, ne avrebbero parlato “causa cognita”, sembrano oggi, invece, fuggiti a nascondersi e comunque si sottraggono con ostinazione a qualsiasi richiesta di opinione e giudizio sull’accaduto.
 
La posizione di tutti e ciascuno dei “magistrati associati” è, nei fatti, che del “caso De Magistris” non si deve parlare assolutamente.
E questo mentre, peraltro, i componenti del C.S.M. hanno posto in essere sul punto condotte davvero gravi e sorprendenti.
In particolare, Letizia Vacca, componente cosiddetto laico del C.S.M., indicata dal Partito dei comunisti italiani (quando si dice la pretesa “diversità” della sinistra!), vicepresidente della Prima Commissione, ha ritenuto di dichiarare pubblicamente, in presenza di numerosi giornalisti che vi hanno dato ampio risalto, parlando al plurale, a nome di tutta la commissione, che Luigi De Magistris è «un cattivo magistrato» e che «deve essere colpito» perché ciò resti chiaro.
E appare di tutta evidenza quale grave violazione dei suoi doveri e quale irreparabile vulnus alla credibilità dell’istituzione che rappresenta sia venuto da queste dichiarazioni della professoressa Vacca, che denunciano una palese e dichiarata prevenzione di giudizio dell’istituzione che dovrebbe mantenere serenità, riserbo e, soprattutto, imparzialità nel giudicare i magistrati, la cui indipendenza è affidata alla sua tutela.
E altrettanto evidente è quanto sia grave che la professoressa Vacca, non solo abbia formulato quegli inaccettabili giudizi, ma ci abbia tenuto a renderli pubblici con il massimo clamore e a nome dei suoi colleghi.
Come a voler “mandare un messaggio” a non si sa chi sul contenuto e la fermezza delle intenzioni del C.S.M..
In queste condizioni, la sentenza nei confronti di Luigi De Magistris, oltre a destare le perplessità tecniche alle quali ho fatto riferimento, è giunta come una condanna ampiamente annunciata e indebitamente anticipata.
Altra sorprendente condotta ha posto in essere il vicepresidente del C.S.M. Nicola Mancino, che presiedeva il collegio giudicante che ha emesso la sentenza De Magistris.
Egli, violando suoi specifici doveri di riserbo (forse “difesi” anche dai precetti di cui all’art. 326 del codice penale, a seconda che si ritenga o no coperta da dovere di segreto d’ufficio la camera di consiglio della Sezione Disciplinare del C.S.M.), non appena pronunciata da lui stesso la sentenza in questione, ci ha tenuto a dire ai giornalisti che essa è stata adottata all’unanimità.
Nessuna di queste condotte è stata oggetto di biasimo specifico (almeno noto all’esterno) da parte di tutti gli altri componenti del C.S.M., né alcuno dei consiglieri a nome dei quali Vacca e Mancino hanno “esternato” ha ritenuto di smentirli o di esigere da loro chiarimenti e scuse.

 
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