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Espulso Rosario Gambino dagli USA PDF Stampa E-mail

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2 aprile 2008
A 28 anni dal mandato di cattura emesso da Giovanni Falcone, gli Stati Uniti lo consegnano all'Italia. E' il cugino del padrino Carlo Gambino, coinvolto nel presunto sequestro di Michele Sindona. 


E' stato il suo avvocato Daniele Francesco Lelli, a dare la notizia spiegando che un giudice della California ha firmato il provvedimento di espulsione. "Ho notizie che il mio assistito é già stato trasferito dalla Fbi in New Jersey - ha detto - A mio giudizio la procedura viola i diritti della difesa perché contro la decisione dell'espulsione si poteva fare ricorso fino in Corte Suprema. Insomma a mio giudizio si tratta di una sorta di rapimento". Negli Stati Uniti dal 1968, nei confronti di Gambino l'Italia aveva avanzato una richiesta di estradizione nel 2001 ma gli Stati Uniti non l'hanno mai accolta. Anzi, un giudice di Los Angeles, l'anno scorso, aveva motivato la decisione scrivendo che la richiesta andava respinta perché l'Italia adotta il 41 bis che sarebbe paragonabile alla "tortura". "Se non avessi questo cognome - ha spesso ripetuto Gambino ai giudici - oggi sarei da tempo un uomo libero". L'espulsione dunque sarebbe stata disposta poiché il vecchio boss non ha mai preso la cittadinanza americana e perché, per l'Immigrazione, non avrebbe i requisiti richiesti per rimanere in America. Nei confronti dell'ex muratore diventato boss, è ancora vigente in Italia il mandato di cattura emesso nel 1980 da Giovanni Falcone con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati di indole mafiosa (all'epoca non esisteva ancora il 416 bis). In America era stato condannato da un tribunale a 45 anni di carcere per traffico di droga e in prigione ne ha scontati 22. Ultimamente ha vissuto in un centro di raccolta immigrati a San Pedro, una località a 40 km da Los Angeles. In Italia il nome di Gambino è collegato ai grandi processi di mafia degli anni ottanta istruiti da Falcone, tra cui 'Pizza Connection'. Nel giugno dell'83 fu condannato a 20 anni di carcere con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. In appello la pena era stata ridotta a 16 anni mentre il ricorso in Cassazione era stato giudicato inammissibile. Il processo di secondo grado nei confronti del boss è stato però riaperto ad ottobre dello scorso anno in seguito all'incidente di esecuzione, presentato proprio da Lelli nel 2006. L'avvocato ha ottenuto la riapertura in base all'art. 175 del codice di procedura penale sostenendo che Gambino non ha mai avuto conoscenza di nessuno dei gradi di giudizio del procedimento penale su mafia e droga aperto a Palermo nel '93 perche' già all'epoca era detenuto negli Usa. Per capire il ruolo di Rosario Gambino e l'importanza rivestita all'interno dell'organizzazione, basta citare due episodi. Nell'84 l'allora sostituto procuratore Edward Bilinkas, in una dichiarazione giurata al tribunale federale di Newark, affermò di aver saputo da documenti in mano alle autorità investigative che Gambino ospito in una casa 'sicura' a New York Michele Sindona, all'epoca del presunto rapimento dell'ex banchiere. Nel documento si affermava che Sindona, poco prima della sua sparizione da New York, ricevette un passaporto falso da John Gambino e utilizzò il documento sia per lasciare gli Usa per l'Europa il 2 agosto del 1979, sia per farvi ritorno ad ottobre. Al suo arrivo all'aeroporto sarebbe stato proprio Rosario Gambino a prenderlo per portarlo in una casa dove Sindona rimase tre giorni. E fu sempre Gambino, successivamente, ad accompagnarlo a Manhattan. Sindona ricomparve il 16 ottobre del 1979 e raccontò di esser stato sequestrato da presunti appartenenti alle Brigate Rosse. Ma nella storia di Rosario Gambino c'é coinvolto anche un Clinton: Roger, il fratellastro dell'ex presidente degli Stati Uniti. Una commissione del congresso, nel 2001, ha scoperto un assegno di 50mila dollari fatto dai familiari di Gambino a favore di Roger: l'uomo sarebbe riuscito ad estorcerli alla mafia in cambio della promessa - non mantenuta - della grazia presidenziale per Rosario Gambino.(ANSA).
 
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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