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Antimafia Duemila

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Aug 28th
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Una storia di stragi e misteri PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Una storia di stragi e misteri
Terra di mezzo
Oltreoceano
Cambio della guardia
Scacco al re
Una vita non vale un monumento
Senza volto
I servizi affossarono l'inchiesta sulla scomparsa di De Mauro

 

 


Una vita non vale un monumento


E’ fuor di dubbio che fu Cosa Nostra a ideare e a realizzare le stragi, ma è altrettanto certo che non agì da sola e che gli effetti della strategia del terrore si inseriscono in uno scenario di grandi mutamenti politici e non solo, avvenuti nel nostro Paese proprio nel biennio di sangue scatenato dai mafiosi. Altri tre eventi delittuosi e come sempre misteriosi aggiungono elementi a questo quadro: la cattura di Salvatore Riina, le bombe del ’93, fatte esplodere a Firenze, Milano e Roma, e il fallito attentato allo stadio Olimpico.
Il 15 gennaio 1993 con un’operazione da manuale il capitano Ultimo e i suoi uomini catturarono Salvatore Riina. Un risultato eccellente e di grande importanza per lo Stato, che era stato così duramente umiliato dall’eliminazione dei due magistrati, oscurato però da un altro segreto. Ufficialmente per un’incomprensione, ma in realtà per ragioni che rimarranno segrete poiché non è stato possibile accertarle processualmente, la villa in cui il capo di Cosa Nostra viveva la sua agiata latitanza con la famiglia è rimasta priva di sorveglianza per ben 18 giorni. Un tempo più che sufficiente per consentire agli uomini d’onore più fidati di prelevare la signora Ninetta Bagarella e i suoi figli e di fare rientro in tutta tranquillità a Corleone, e ad un altro gruppo di svuotare completamente la casa, di ridipingerla e soprattutto di svuotare la cassaforte.
Secondo Giovanni Brusca Riina teneva ben protetti i suoi documenti e non esclude che nel caveau di cui è stata trovata l’incassatura nel muro vi potesse essere anche una qualche carta riconducibile al cosiddetto “papello”, cioè a quella sorta di elenco di richieste che Riina aveva avanzato per migliorare le condizioni carcerare e modificare i provvedimenti legislativi contro Cosa Nostra in cambio della cessazione delle stragi. Una trattativa insomma mirata però più che altro al ristabilimento dei vecchi equilibri di sempre con nuovi interlocutori che la crisi politica scossa dal vento di tangentopoli avrebbe prodotto di lì a poco.
Qualcosa andò storto per Riina però. Ed è lui stesso dopo dieci anni di silenzio assoluto a lanciare un messaggio tanto inquietante quanto chiaro a tutti coloro che sono in grado di comprenderlo. Durante il processo per il fallito attentato allo stadio Olimpico chiede al Presidente di poter parlare, lamenta di essere il parafulmine d’Italia e chiede perché non si voglia indagare su tutti quegli indizi che rimandano ai Servizi Segreti e perché non si interroghi il figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, Massimo, che si rese tramite per il dialogo avvenuto con l’allora comandante del Ros Mario Mori e il colonnello De Donno per trattare sulla cattura di Riina e la cessazione delle bombe. E domanda: sono stato venduto?
Un sospetto che aveva serpeggiato nelle colonne di Cosa Nostra sin da subito alimentando i conflitti interni. La grande regia non poteva che essere di Bernardo Provenzano. Era lui, secondo Giuffré, a gestire i contatti riservati dell’organizzazione, ed è stato lui a sollecitare a Riina la strage di Via D’Amelio e soprattutto è stato lui a riportare Cosa Nostra in equilibrio con gli affari, le collusioni politiche e la pacifica coabitazione con lo Stato. Ci ha impiegato una decina d’anni, esattamente come aveva previsto, quando, parlando con Luigi Ilardo, raccomandava di tenere tutte le situazioni sotto controllo così da non fare scruscio, non fare rumore e destare l’attenzione delle forze dell’ordine.
Una strategia che non è scattata immediatamente dopo l’arresto di Riina però. Almeno in apparenza.
Bagarella, Brusca e i fratelli Graviano tra gli altri volevano portare a termine quel progetto iniziato con Riina a Mazara del Vallo quando, durante una classica mangiata, avevano discusso di quella strana idea riportata dal Gioè, in trattativa con Bellini, di attaccare il patrimonio artistico. Provenzano diede il suo consenso ma raccomandò che qualsiasi azione avvenisse fuori dalla Sicilia.
Il 27 maggio a Firenze, in via dei Georgofili, proprio di fronte al museo degli Uffizi, una tremenda deflagrazione strapperà alla vita 5 persone: Fabrizio Nencioni di 30 anni e la sua famiglia, la moglie Angela di 36 anni e le figlie Nadia di 9 anni e Caterina di appena di 50 giorni e Davide Capolicchio 22 anni e provocherà 48 feriti, molte famiglie rimarranno senza tetto e danneggerà gravemente le opere contenute nella pinacoteca.
Fu poi la volta di Roma e Milano dove nella notte tra il 27 e il 28 luglio, morirono altre cinque persone: il vigile urbano Alessandro Ferrari, i vigili del fuoco Stefano Piperno, Sergio Passotto, Carlo La Catena e un cittadino marocchino Driss Moussafir trovato agonizzante nei giardini pubblici davanti alla villa reale, dall’altra parte della strada e altri sei feriti.
«Se tu vai ad eliminare una persona, se ne leva una e ne metti un’altra. Se tu vai ad eliminare un’opera d’arte, un fatto storico, non è che lo puoi andare a ricostruire, quindi lo Stato ci sta molto attento, quindi l’interesse è molto più che per la persona fisica”. Aveva spiegato Bellini, quello strano traffichino d’arte legato ad indefiniti servizi segreti, tramite per un periodo di un altro negoziato, quello con Gioè per conto di Brusca: benefici carcerari per i detenuti, in particolare Bernardo Brusca, in cambio del ritrovamento di opere d’arte rubate.
Tuttavia l’offensiva di Cosa Nostra allo Stato non si era ancora placata. Un'altra bomba avrebbe dovuto listare a lutto il Paese nell’ottobre del 1993 quando Bagarella ideò un attentato allo Stadio Olimpico di Roma che avrebbe dovuto uccidere i carabinieri in servizio quel giorno. Un guasto non fece esplodere il detonatore e mise il silenzio definitivo anche sulla strategia stragista. Era finita.
Da quel momento e con i successivi arresti di tutti i cosiddetti stragisti: Brusca, Bagarella, i Graviano ecc… ha inizio la “ristrutturazione di Cosa Nostra su vasta scala” ideata da Provenzano e da un direttorio di superfedelissimi tra cui Salvatore Lo Piccolo e Matteo Messina Denaro che oggi, all’indomani della cattura del grande boss, vecchio e stanco, si preparano a tenere le redini dell’organizzazione.

 

 


 
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    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
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    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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  • Terzo Millennio

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    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
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    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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