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Antimafia Duemila

Wednesday
Nov 19th
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Una storia di stragi e misteri PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Una storia di stragi e misteri
Terra di mezzo
Oltreoceano
Cambio della guardia
Scacco al re
Una vita non vale un monumento
Senza volto
I servizi affossarono l'inchiesta sulla scomparsa di De Mauro

Senza volto


Si dice che prima di comprendere appieno un fatto storico occorre che trascorrano anni, e in parte è sicuramente così, ma la storia del nostro Paese presenta caratteristiche talmente ricorrenti da consentire ben più di una semplice ipotesi.
Spiega Giovanni Pellegrino nel già citato testo che, a partire dal 1974 vi fu una fase di transazione della violenza: dall’eversione nera alla furia brigatista. Ed è proprio in questo periodo che si verifica un inquietante attività da parte di apparati dello Stato per depistare i magistrati che indagano sulle stragi.
“I servizi volevano impedire che i giudici scoprissero l’esistenza di Gladio, coperta da segreto atlantico, e di quella vasta rete di organizzazioni paramilitari clandestine legate agli apparati. Dovevano difendere il segreto Nato, ma temevano anche che la magistratura scoprisse l’alleanza operativa tra queste organizzazioni clandestine e la destra fascista e, ai livelli più alti, le connivenze e le responsabilità politiche. Dunque, anche quando quella strategia fu abbandonata, interessi istituzionali e politici impedivano che fosse disvelata. Si è chiuso il conto con quella fase attraverso lo sganciamento progressivo dalla manovalanza fascista, ma l’esigenza e la volontà di tenere tutto coperto hanno prevalso a lungo”.
Lo stesso potrà dirsi anni dopo dell’eversione rossa. Curcio stesso ammetterà in sede di Commissione: “Perché ci sono tante storie in questo Paese che vengono taciute o non potranno mai essere chiarite per una sorta di sortilegio? (…) una sorta di complicità fra noi e i poteri che impediscono ai poteri e a noi di dire cosa è veramente successo… quella parte degli anni Settanta, quella parte di storia che tutti ci lega e tutti ci disunisce (…) cose che noi non riusciamo a dire perché non abbiamo le parole e le prove per dirle, ma che tutti sappiamo”.
Attraverso l’azione guidata dei servizi segreti e l’opposizione “subdola e strisciante” del Segreto di Stato si è resa impossibile in quegli anni l’accertamento della verità: un metodo che ha subito qualche cambiamento forse solo nella sua manifestazione immediata, ma non nel suo significato.
“Gerarchie occulte – scrive il magistrato Libero Mancuso, consulente per la Commissione – catene di comando non istituzionali, ordini illegali di tacere e mentire alla magistratura consentivano e consentiranno deviazioni, trame occulte e ostacolo definitivi all’accertamento delle responsabilità politiche di tutti coloro che parteciparono a quell’intricato intreccio di illegalità costituzionali”.
Con il trascorrere degli anni la strategia di condizionamento della politica del nostro paese si fa più sofisticata. “Si avverte sempre meno il ‘tintinnio delle sciabole e sempre più quello degli zecchini”, si progetta cioè di utilizzare il controllo sociale come leva per la modificazione istituzionale più che gli apparati di forza cui si ricorre solo in extrema ratio. E il mezzo scelto per conquistare e mantenere il potere è la corruzione. Un programma che trova la sua fabbrica nella P2 di Licio Gelli la cui scoperta non modificherà quasi per nulla, salvo forse ritardarlo leggermente, il “piano di rinascita” democratica apertamente enucleato dal suo primo patrocinatore, anche di recente.
Il passaggio forzato dalla Prima alla Seconda Repubblica avviene proprio facendo saltare il sistema di corruzione di cui quasi tutti erano parte, al fine di eliminare il vecchio per far subentrare il nuovo, anche se solo fino ad un certo punto.
La sensazione è che si recida una parte appositamente troppo compromessa per poi salvare l’intero sistema che può agilmente perseguire gli scopi che si è prefissi salvo magari apporre qualche lieve modifica di rotta, sempre più precisa. Un po’ come giustamente sospetta la Commissione circa la scelta di Andreotti di far conoscere solo una piccola parte della verità su Gladio per nasconderne in realtà la vera natura.
Cosa Nostra e i Servizi Segreti, che continuiamo a definire deviati, tanto per sottolineare la presenza di più soggetti che confluiscono in maniera parallela al raggiungimento degli obiettivi, fanno parte di questo sistema, e tanto dell’una quanto dell’altra sono stati “bruciati” gli elementi che potevano essere sacrificati affinché la “malapianta”, potata, potesse rinvigorirsi e crescere.
“Possiamo affermare con certezza – scrive il pm Luca Tescaroli nella sua requisitoria – che l’organizzazione denominata “Cosa Nostra” è un soggetto criminale che, particolarmente a partire dagli anni 1991-92, ha recitato una parte non marginale nel quadro politico-istituzionale della Nazione”.
Cosa Nostra partecipa fin da subito al cambio di assetti prospettato per quel periodo. Quando infatti, su ispirazioni riconducibili ad ambienti massonici ed eversivi, rappresentati ancora da Licio Gelli e da personaggi come Stefano delle Chiaie, si vanno formando in tutto il Paese leghe autonomiste, non perde l’occasione di formare un partito tutto suo. Sicilia Libera è la creatura cui Leoluca Bagarella dedica le sue attenzioni, nella quale finalmente intravede la possibilità di fare a meno dei politici e di rendere la Sicilia autonoma.
A ricondurre Bagarella a tutt’altra realtà, come un moderno Giuliano, sono i fratelli Graviano e in particolare Filippo che, secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia Tullio Cannella gli disse:
“Ti sei messo in politica, ma perché non lasci stare, visto chi c’è chi si cura i politici …, ci sono io che ho rapporti ad alti livelli e ben presto verranno risolti i problemi che ci danno i pentiti…”.
I contatti di cui si vantava Graviano erano, sempre secondo il collaboratore, con Marcello Dell’Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi e ideatore di Forza Italia.
Dichiarazioni che hanno trovato conferma in quelle di Antonino Giuffré che dalla privilegiata vicinanza con Provenzano apprese che si era deciso di lasciar perdere la questione leghista e di saltare “sul carro di Forza Italia”. Contrariamente alla sua solita attitudine il capo di Cosa Nostra si era sbilanciato e si era assunto la responsabilità della scelta.
E chiosa ancora Giuffré: «nel momento in cui Provenzano si è assunto delle responsabilità, sta significare che aveva avuto a sua volta delle garanzie».
La strategia stragista decisa da Riina già a partire dal 1991 con lo scopo di “chiudere i conti” con i nemici e i traditori aveva anche ben altre finalità che i magistrati non esistano a definire “di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico”. E si inserisce, con la partecipazione attiva dei servizi segreti la cui traccia è evidente in ognuna delle stragi del biennio, in un periodo storico nevralgico “estremamente adatto – scrive Tescaroli – per un verso, a far saltare ogni equilibrio esistente e, peraltro, a crearne di nuovi, caratterizzati da nuovi e più favorevoli rapporti di forze, segnato in un contesto del cosiddetto ‘ingorgo istituzionale’: dimissioni ed elezioni del nuovo capo dello Stato, dimissioni del governo e nuove elezioni politiche anticipate”.
“Tutto cambia affinché nulla cambi” è il gattopardesco sguardo di verità che si stende sulla Sicilia sull’Italia e sul Mondo. Segreto, strategia e violenza sono le tre braccia di cui si serve il potere. Osceno, cioè fuori scena, occulto così come lo definisce con grande maestria il procuratore aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato. Un potere che non si vede, che non si sente, che non si tocca, ma di cui abbiamo tutti sicura percezione.
La mafia, nei suoi personaggi più potenti e scaltri, i Servizi Segreti, nelle deviazioni, la Massoneria, nelle sue cellule impazzite, la Finanza nei suoi speculatori più spietati, ecc… una parte dei tanti tutto che rimandano ad un unico Tutto, a quel Gioco Grande di cui Giovanni Falcone, vittima consapevole, aveva già cercato di togliere la maschera, senza riuscirvi, sì, ma indicando la via. Che se perseguita solo da pochi, isolati, delegittimati, calunniati e derisi non potrà essere altro che costellata da nuove dolenti croci.  


 


 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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