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Sotto attacco. Terza sospensione per Gioacchino Genchi PDF Stampa E-mail

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di Monica Centofante - 25 marzo 2010

Ora la sospensione rischia di diventare definitiva. E il vicequestore Gioacchino Genchi di essere cacciato dalla Polizia.
  



Lo scorso 22 marzo, un giorno prima di rientrare in servizio, il consulente di Procure e Tribunali di mezza Italia ha ricevuto da Antonio Manganelli la terza sanzione: questa volta con “l'infamante accusa” di aver partecipato al congresso dell'Italia dei Valori, al quale era stato invitato un mese fa. Motivazione, non c'è che dire, perfettamente in linea con i due precedenti provvedimenti di sospensione: il primo per aver risposto su Facebook alle critiche di un giornalista di Panorama che gli dava del “bugiardo”, il secondo per aver rilasciato un'intervista al giornalista Pietro Orsatti, nella quale raccontava il suo lavoro da consulente.
Se il Tar non dovesse accogliere i suoi ricorsi la destituzione dall'incarico, questa volta, sarebbe automatica. E Gioacchino Genchi - già consulente di Giovanni Falcone, dei magistrati che indagarono sulle stragi del '92 e di molti altri che hanno svolto e svolgono le inchieste più delicate sui rapporti tra mafia, politica e istituzioni - sarebbe costretto a lasciare la Polizia dopo 25 anni di onorato servizio. Mentre in quello stesso servizio continueranno a rimanere poliziotti che al loro attivo hanno pesanti condanne, persino di omicidio, cosa che evidentemente, per il capo Manganelli non sono ritenute “lesive per il prestigio delle Istituzioni”.
Qualche giorno fa, il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, aveva lanciato un messaggio ad Antonio Manganelli: “Se il capo della Polizia si avvalesse ancora di un personaggio del genere, la cosa sarebbe sconcertante e non priva di conseguenze...”. E sarà un caso che la sanzione è arrivata dopo il contributo di Genchi all'inchiesta “Phuncards-Broker”, che ha coinvolto, tra gli altri, i vertici di Fastweb e Telecom Italia Sparkle insieme al (ex) senatore Di Girolamo.
Per l'occasione Libero non aveva mancato di attaccare il pm Romano Di Leo, che si era permesso di affidare la consulenza proprio a Genchi, mentre la procura capitolina stava indagando su di lui, con un'inchiesta avviata dall'allora procuratore aggiunto Achille Toro.
Lo stesso Toro che insieme al collega Nello Rossi, aveva fatto sottrarre l'intero archivio al perito informatico con un provvedimento illecito e si era rifiutato di restituirlo, con un atto di vera e propria eversione giudiziaria, quando il Tribunale del Riesame glielo aveva ordinato.
Lo stesso Toro che di recente è stato costretto a dimettersi perché sospettato di fuga di notizie, favoreggiamento e corruzione. Indagato nell'inchiesta sulle Grandi Opere che ha visto il coinvolgimento di soggetti ai vertici delle istituzioni, compreso il capo della protezione civile Bertolaso.
Nel dare la notizia su Facebook Gioacchino Genchi si è detto determinato a proseguire la sua battaglia. “La mia coscienza e la solidarietà degli italiani onesti  - ha scritto - mi impongono di resistere per quella che non è una 'vicenda personale', ma uno degli attacchi più gravi allo stato di diritto”.

La redazione di
ANTIMAFIADuemila rinnova a Gioacchino Genchi tutto l'affetto, la solidarietà e il sostegno.



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    cop-65-web_2.jpgLa notizia è come un pugno nello stomaco. L’ex capo della Squadra Mobile e poi questore di Palermo, Arnaldo La Barbera, era al soldo dei servizi segreti. Proprio lui, l’ex superpoliziotto che nel ‘92 veniva nominato con un decreto ad hoc al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire unicamente le indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, morto di tumore nel 2002. Nel libro “L’Agenda nera” scritto dai colleghi Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza scopriamo che i magistrati di Caltanissetta si sono recati recentemente negli uffici dell’Aisi (ex Sisde) e hanno potuto finalmente sfogliare gli album fotografici e gli elenchi degli 007 che tra gli anni Ottanta e Novanta hanno operato in Sicilia sotto copertura.
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