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Antimafia Duemila

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Nov 19th
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Salma piatta PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio
È tornato lui. Contavamo i giorni, per vedere quanto avrebbe impiegato a riesumare i comunisti, Stalin, la Rai in mano alle sinistre, la par condicio illiberale. L’ha rifatto. Anzi, ha voluto esagerare e ha rispolverato pure la laurea di Di Pietro ...


una gag che risale addirittura al 1995 e che è già costata condanne per diffamazione a decine di pennivendoli al seguito. È bello e rassicurante ritrovare il vecchio Banana dei tempi migliori. «Berlusconi ­ osserva Ellekappa - tira fuori i suoi vecchi cavalli di battaglia. Vediamo se ritira fuori anche lo stalliere». Come i guitti a fine carriera che cercano di strappare l’applauso col repertorio, l’anziana soubrette di Arcore provvede a smentire tutti i politici e gli opinionisti «riformisti» che negli ultimi mesi lo descrivevano trasfor- mato, moderato, dialogante, insomma uno statista col quale riscrivere le regole della Repubblica, forse il codice della strada, sicuramente il codice penale. Infatti da un paio di giorni Uòlter ha cominciato a parlare di tv, di conflitto d’interessi, perfino. Ecco, dev’essere stata la parola mafia a mettere di cattivo umore il Cainano, insieme alle notizie dal Liechtenstein e dal resto d’Europa, dove i governi si stanno impegnando contro l’evasione fiscale che lui ebbe modo di definire alla festa della Guardia di Finanza «un diritto naturale che è nel cuore degli uomini», soprattutto nel suo. Lui, sui depositi di Vaduz, aveva dichiarato: «Il Liechten- stein non so nemmeno dove stia». Ma l’altroieri, con una strana classica excusatio non petita, è intervenuto l’on. avv. prof. Gaetano Pecorella, sorprendentemente allarmato: «Gli elenchi dei titolari italiani di conti correnti in Liechten- stein sono inutilizzabili, perché sono prove raccolte illecitamente. Il funzionario di banca ha commesso un illecito, sono informazioni coperte da segreto bancario». Ma va là: se un topo d’appartamenti trovasse un filmato che immortala il mandante di un omicidio mentre assolda il killer, verrebbe processato per furto; ma poi verrebbe processato anche il mandante dell’omici- dio. Lo stesso vale per gli elenchi dei furboni di Vaduz, tant’è che 37 procure italiane, come i giudici di tutt’Europa, li usano eccome. La spiegazione alternativa di tanto nervosi- smo è che l’ormai celebre «cordata italiana» per Alitalia stenti a decollare. A sentir lui, è tutto pronto. Tant’è che col riserbo che lo contraddistin- gue spiattella nomi e cognomi a chiunque, salvo meravigliar- si se Minzolini, appostato dietro la fioriera, ascolta e scrive tutto sulla Stampa. Nella terzultima versione della «cordata italiana» c’era Banca Intesa (che l’ha mandato a stendere) e la figliolanza (ma gli han votato contro persino Piersilvio e Marina). Nella penultima, Bracco, Tronchetti, Doris, Moratti, il mitico Carlo Toto (di cui il Pdl candida il figlio) e forse l’Aeroflot (trami- te l’amico Putin). L’ultima schiera Mediobanca, Eni, Ligresti e Benetton (oltre a Berty, sempre a disposizione). Malauguratamente il Cavaliere s’è scordato di avvertirli, per cui i quattro soggetti, appena si son visti sul giornale, sono corsi a smentire tutto. E lui naturalmente ha smentito se stesso. Ma c’è da giurare che è già pronta una quarta cordata: già si parla delle patatine Pai, della rivista Topolino, del titolare dei Chupa Chupa, di un produttore di mozzarelle di bufala e, come advisor, Braccobaldo Bau. Si dirà: ma non hanno i mezzi. Che problema c’è: l’importante è sparare nomi a raffica fino alle elezioni, poi lui gli dà i soldi prelevandoli dalle nostre tasche (parla di un «prestito ponte» del governo o, in alternativa, di un credito d’imposta ad Alitalia se resiste ai francesi un altro po’, tanto perde solo 1 milione al giorno). O farà come nelle campagne abbonamenti del Milan: prima annuncia l’acquisto di Ronaldinho, Droga, Eto’o; poi, quando tutti i tifosi han pagato la tessera, annuncia costernato che sarà per l’anno venturo. Qualcuno insinua infine che sia nervoso perché l’incedere degli anni è più forte di qualunque lifting, trapianto, asfaltatura (di qui la fuga dai confronti con Uòlter): l’altro giorno, di passaggio da Viterbo, ha sostato un’ora dinanzi alla salma di Santa Rosa. Secondo il Corriere, «una ricognizione medicoscientifica ha confermato lo straordinario grado di conservazione del corpo». Il quotidiano non specifica di quale salma.

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L'UNITA' 28 MARZO 2008
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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