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Mandanti occulti
"Sto vedendo la mafia in diretta" | "Sto vedendo la mafia in diretta" |
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Pagina 5 di 5 Giovanni Brusca e Antonino Giuffré, tra i più importanti collaboratori in assoluto sostengono che in qualche modo a Riina e a Provenzano era giunta voce che Paolo Borsellino stava diventando sempre più un pericoloso ostacolo sulla via della riconquista degli equilibri necessari alla sopravvivenza dell’organizzazione. Brusca, il primo a chiarire gli intenti della trattativa, cioè l’accordo per ottenere benefici carcerari in cambio della cessazione della violenza, ha una teoria tra le più plausibili: “Borsellino probabilmente è stato ucciso come una conseguenza della trattativa. Mi spiego meglio. Una volta che Riina stava trattando con esponenti delle istituzioni e, principalmente, voleva ottenere la revisione del maxiprocesso, il dottor Borsellino avrebbe seriamente costituito un serio ostacolo lungo tale strada in quanto, in caso di esito favorevole, si sarebbe opposto con tutte le sue forze”. E’ questa la mafia in diretta? E’ per la trattativa e per quel gioco grande che per eliminare Paolo Borsellino e prima di lui Giovanni Falcone entrano in scena anche uomini dei servizi segreti quali esecutori? E allora quanto in alto sono i mandanti? Per questo alla moglie Agnese il giudice Borsellino aveva detto: “Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”? Dopo circa 7 anni la nostra redazione ha cercato di ricostruire i fatti di quegli anni nel tentativo di pervenire ad una conclusione che fosse plausibile, ed è questo che vi esponiamo qui di seguito. E’ come avere davanti tante tessere sparpagliate che se riesci ad accorpare danno vita al mosaico della verità. Proviamo ad elencarle velocemente consigliandovi, se non avete avuto modo di seguirci finora, di approfondire i vari punti negli articoli che abbiamo pubblicato in passato. Abbiamo detto che: A compiere la strage fu indubbiamente Cosa Nostra, ma in più di un documento processuale, si afferma che non fu sola nell’ideazione, nella progettazione e persino nell’esecuzione dell’eccidio. A pianificarla, su ordine di Riina ma anche e soprattutto di Provenzano, è Salvatore Biondino, l’incensurato che deteneva rapporti di altissimo livello, anche con i servizi, per conto dei corleonesi. Salvatore Cancemi ci dice che un noto avvocato palermitano, difensore dei mafiosi, gli confidò che Provenzano era in contatto con i servizi segreti. Antonino Giuffré spiega che la richiesta di eliminare Giovanni Falcone e per conseguenza logica anche Borsellino era giunta in Sicilia anche dagli Stati Uniti dove le indagini del pool avevano provocato non poche conseguenze gravi per l’organizzazione oltreoceano. Giulio Andreotti, nel momento in cui si dà avvio all’inchiesta nei suoi confronti (conclusasi con un’assoluzione per prescrizione fino agli anni Ottanta), in un’intervista a Rai Uno indica quali mandanti del suo processo gli ambienti Usa. In particolare sostiene che siano stati delatori americani a suggerire a Buscetta di fare il suo nome ed evoca la “manina” dei servizi segreti in collaborazione con la Cosa Nostra americana e addirittura del governo statunitense. Giovanni Brusca ha spiegato che tra la strage di Capaci e quella di Via D’Amelio viene avviata una trattativa tra mafia e Stato. I giudici del processo di Firenze sulle bombe in continente esprimono tutta la loro disapprovazione nei confronti dell’allora colonnello Mori e del capitano De Donno per averla condotta legittimando così quella efferata metodologia. Ma chi diede veramente l’ordine di trattare? L’ex capo della polizia, il prefetto De Gennaro, nella relazione della Dia, redatta immediatamente dopo le stragi ’92-‘93, parlò chiaramente di un disegno eversivo attuato con le bombe mafiose che coinvolgeva massoneria, servizi deviati, finanza, alta imprenditoria. Dopo quella parentesi il prefetto non disse più nulla, forse oggi, dopo tutti questi anni si sarà fatto un’idea più precisa. Ci piacerebbe davvero sapere quale sia il suo pensiero in merito. Nell’intervista rilasciata da Paolo Borsellino ai giornalisti francesi che gli chiedevano dei rapporti tra Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri, il magistrato spiega come fosse naturale per i mafiosi cercare contatti con imprenditori influenti e facoltosi per poter investire le grosse cifre di denaro provenienti dal traffico di droga. Dopo la strage di Capaci, Borsellino riprende le carte dell’operazione San Valentino e cerca i mandanti dell’omicidio del suo amico anche nella direzione della grossa imprenditoria, della grande finanza e degli appalti multimiliardari sia in Sicilia che nel nord del Paese. Nel 1993 l’imprenditore Raul Gradini si suicida. Emergerà in seguito dalle indagini che la sua azienda, la Calcestruzzi, era fortemente compromessa, in Sicilia, tramite l’ingegner Bini, con la famiglia mafiosa dei Buscemi, prestanome di Riina. Le bombe stragiste che proseguono nel 1993 a Firenze, Milano e Roma contribuiscono, assieme al terremoto istituzionale causato da Tangentopoli, al passaggio dalla cosiddetta Prima Repubblica alla seconda. Borsellino aveva probabilmente intuito cosa stava accadendo, aveva compreso che era in corso un forzato cambio di assetti di potere nel nostro Paese in cui Cosa nostra, con la violenza, aveva un ruolo primario che le sarebbe valso nuovi equilibri. Per questo esclama: “Sto vedendo la mafia in diretta!” Per questo sa benissimo di avere pochissimo tempo per scampare alla morte. Sa di essere un elemento di disturbo. Per questo la sua improvvida candidatura a procuratore nazionale antimafia dichiarata dai ministri Scotti e Martelli rappresenta un’esposizione drammatica che Borsellino capisce immediatamente. “Questo vuol dire mettere l’osso davanti ai cani”. Ricapitolando: nel bienno ’92-’93 ha inizio nel nostro Paese un processo di rinnovamento del sistema di potere vigente anche su forte pressione oltreatlantica. L’Italia sull’orlo della bancarotta lotta per rimanere all’interno della Comunità europea. Può farlo solamente se applica le nuove regole imposte dalle grandi multinazionali, dalle banche e dalla grande finanza nazionale e internazionale cui la politica è, da anni, evidentemente assoggettata. L’intervento della mafia è indispensabile per scatenare questo processo che si impone a chi detiene il potere. Senza se e senza ma. La presenza dei servizi segreti si spiega dunque logicamente osservando quanto di recente accaduto in Iraq, in Afghanistan e con gli ultimi scandali. I servizi segreti del nostro paese hanno sempre agito su ordine della Cia, del potere atlantico. Solo alcuni uomini dello Stato, cioè delle Istituzioni non contaminate, potevano rappresentare un ostacolo a questo progetto. Tra i quali: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Gian Carlo Caselli. I primi due eliminati con la violenza delle bombe eversive, l’ultimo con la violenza della delegittimazione eversiva culminata con l’unico precedente della storia di legge contra personam. Lo dimostrano le indagini che intraprese il suo pool. L’inchiesta Sistemi Criminali è di fatto l’eredita di Falcone e Borsellino. Si è salvato Caselli per il gran fragore di popolo che lo ha sempre sostenuto e fino al 1995-1996 anche la politica dei vari governi che si sono succeduti. La legge creata appositamente per non farlo concorrere al posto di Procuratore Nazionale Antimafia è stata approvata su pressione di poteri forti, gli stessi che siedono nei gangli vitali del nostro paese: politica, imprenditoria, finanza e anche potere religioso. Gli stessi: i mandanti esterni della strage di Via D’Amelio. Giorgio Bongiovanni
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RICONOSCIUTO LO STAMPO TERRORISTICO-MAFIOSO DELLA STRAGE DI VIA D’AMELIO
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STRAGE VIA D’AMELIO: ANCHE LA COMMISSIONE ANTIMAFIA INDAGHERA’ SUI SERVIZI SEGRETI DEVIATI
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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