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Mandanti occulti
"Sto vedendo la mafia in diretta" | "Sto vedendo la mafia in diretta" |
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Pagina 2 di 5 Ripartiamo dalle presenze inspiegate e inquietanti di quel giorno in via D’Amelio, dalle informazioni e dalle contraddizioni raccolte dagli inquirenti in questi anni. Che Cosa Nostra non abbia agito da sola è ormai ben noto. E’ un leit motiv scritto nella storia del nostro Paese che purtroppo si ripete in quasi tutti gli omicidi cosiddetti eccellenti, spesso risultato di convergenze di interessi e di “ibridi connubi”. La strage Borsellino rispetto a tutte le precedenti presenta però alcune anomalie particolari che portano ad ipotizzare che un altro gruppo, oltre al commando mafioso, fosse presente e possa aver partecipato direttamente all’eccidio. Fino ad oggi però è stato pressoché impossibile accertarne l’identità. Già i giudici di secondo grado del Borsellino bis ravvisavano, nella motivazione della sentenza che ha condannato all’ergastolo quasi tutto il gotha di Cosa Nostra, carenze investigative non causali. In effetti depistaggi, impedimenti e provvidenziali trasferimenti ad altri incarichi sono avvenuti non appena le indagini si sono mosse su indizi che rimandano a tutte quelle entità esterne che da sempre hanno stretto relazioni con l’organizzazione mafiosa: la politica, il mondo economico e imprenditoriale, la massoneria e i servizi, che per rispetto agli onesti e alle Istituzioni intendiamo come deviate. Quegli interlocutori presso cui, racconta il collaboratore di giustizia Antonino Giuffré, Bernardo Provenzano ordinò venisse attuato una sorta di sondaggio, per “toccare il polso” e comprendere quali reazioni si sarebbero avute compiendo atti così eclatanti come le stragi, specialmente quella di via D’Amelio. La fretta con cui fu preparata ed effettuata, a così poco tempo da quella di Capaci, è il primo elemento di grande sorpresa anche per i mafiosi stessi. Ben consci che la sopravvivenza dell’organizzazione è strettamente legata a determinati equilibri che non possono essere più di tanto alterati, pena la sconfitta definitiva. Sia Riina che Provenzano, tuttavia, in “sede pubblica e privata”, assicurano i loro compari di poter disporre delle garanzie necessarie per far diventare questo passo azzardato il decisivo salto di qualità in termini di nuovi referenti, visto che i precedenti erano usciti di scena, e in termini di appoggi sicuri per le future generazioni di Cosa Nostra. Forse, a guardare i fatti a posteriori si dovrebbe dire che dell’intero piano era più a conoscenza Provenzano che non Riina, ceduto quasi subito alla giusta gogna pubblica con tutta la sua cordata più violenta. Probabile oggetto di una trattativa molto più ampia di cui si intuiscono i contorni se si ricostruisce quel puzzle di elementi probatori che però, per ora, non sono stati ritenuti sufficientemente convincenti da un punto di vista processuale. Procediamo con ordine. Via D’Amelio è una strada chiusa, stretta tra grandi palazzi come quello in cui abitava la madre del giudice che quella domenica lo stava aspettando per andare dal cardiologo. Era domenica e faceva molto caldo. Quando le macchine blindate entrarono nella via il parcheggio era pieno e lo spazio per muoversi velocemente molto poco, come aveva avuto modo di lamentarsi più volte la scorta. Il giudice scese accompagnato dai suoi angeli protettori: Agostino Catalano, Emanuela Loi,Walter Cusina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina; ebbe appena il tempo di annunciarsi al citofono che qualcuno, che evidentemente lo stava osservando, premette il pulsante del detonatore. Il corteo blindato era stato monitorato fin dal mattino, da quando il giudice appena uscito di casa, in via Cilea, non si era recato in via d’Amelio, come i suoi assassini si aspettavano, ma a Villagrazia. Nonostante il cambio di programma, non vi era stata nessuna alterazione nel piano poiché, raccontano i collaboratori di giustizia, Salvatore Biondino non aveva alcun dubbio che Borsellino prima o poi sarebbe andato dalla madre. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
LEGGI TUTTO...
Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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