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Antimafia Duemila

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Aug 30th
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"Sto vedendo la mafia in diretta"
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Giovanni Brusca e Antonino Giuffré, tra i più importanti collaboratori in assoluto sostengono che in qualche modo a Riina e a Provenzano era giunta voce che Paolo Borsellino stava diventando sempre più un pericoloso ostacolo sulla via della riconquista degli equilibri necessari alla sopravvivenza dell’organizzazione.
Brusca, il primo a chiarire gli intenti della trattativa, cioè l’accordo per ottenere benefici carcerari in cambio della cessazione della violenza, ha una teoria tra le più plausibili: “Borsellino probabilmente è stato ucciso come una conseguenza della trattativa. Mi spiego meglio. Una volta che Riina stava trattando con esponenti delle istituzioni e, principalmente, voleva ottenere la revisione del maxiprocesso, il dottor Borsellino avrebbe seriamente costituito un serio ostacolo lungo tale strada in quanto, in caso di esito favorevole, si sarebbe opposto con tutte le sue forze”.
E’ questa la mafia in diretta? E’ per la trattativa e per quel gioco grande che per eliminare Paolo Borsellino e prima di lui Giovanni Falcone entrano in scena anche uomini dei servizi segreti quali esecutori? E allora quanto in alto sono i mandanti?
Per questo alla moglie Agnese il giudice Borsellino aveva detto: “Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”?
Dopo circa 7 anni la nostra redazione ha cercato di ricostruire i fatti di quegli anni nel tentativo di pervenire ad una conclusione che fosse plausibile, ed è questo che vi esponiamo qui di seguito.
E’ come avere davanti tante tessere sparpagliate che se riesci ad accorpare danno vita al mosaico della verità. Proviamo ad elencarle velocemente consigliandovi, se non avete avuto modo di seguirci finora, di approfondire i vari punti negli articoli che abbiamo pubblicato in passato.
Abbiamo detto che:
A compiere la strage fu indubbiamente Cosa Nostra, ma in più di un documento processuale, si afferma che non fu sola nell’ideazione, nella progettazione e persino nell’esecuzione dell’eccidio.
A pianificarla, su ordine di Riina ma anche e soprattutto di Provenzano, è Salvatore Biondino, l’incensurato che deteneva rapporti di altissimo livello, anche con i servizi, per conto dei corleonesi.
Salvatore Cancemi ci dice che un noto avvocato palermitano, difensore dei mafiosi, gli confidò che Provenzano era in contatto con i servizi segreti.
Antonino Giuffré spiega che la richiesta di eliminare Giovanni Falcone e per conseguenza logica anche Borsellino era giunta in Sicilia anche dagli Stati Uniti dove le indagini del pool avevano provocato non poche conseguenze gravi per l’organizzazione oltreoceano.
Giulio Andreotti, nel momento in cui si dà avvio all’inchiesta nei suoi confronti (conclusasi con un’assoluzione per prescrizione fino agli anni Ottanta), in un’intervista a Rai Uno indica quali mandanti del suo processo gli ambienti Usa. In particolare sostiene che siano stati delatori americani a suggerire a Buscetta di fare il suo nome ed evoca la “manina” dei servizi segreti in collaborazione con la Cosa Nostra americana e addirittura del governo statunitense.
Giovanni Brusca ha spiegato che tra la strage di Capaci e quella di Via D’Amelio viene avviata una trattativa tra mafia e Stato. I giudici del processo di Firenze sulle bombe in continente esprimono tutta la loro disapprovazione nei confronti dell’allora colonnello Mori e del capitano De Donno per averla condotta legittimando così quella efferata metodologia. Ma chi diede veramente l’ordine di trattare?
L’ex capo della polizia, il prefetto De Gennaro, nella relazione della Dia, redatta immediatamente dopo le stragi ’92-‘93, parlò chiaramente di un disegno eversivo attuato con le bombe mafiose che coinvolgeva massoneria, servizi deviati, finanza, alta imprenditoria. Dopo quella parentesi il prefetto non disse più nulla, forse oggi, dopo tutti questi anni si sarà fatto un’idea più precisa. Ci piacerebbe davvero sapere quale sia il suo pensiero in merito.
Nell’intervista rilasciata da Paolo Borsellino ai giornalisti francesi che gli chiedevano dei rapporti tra Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri, il magistrato spiega come fosse naturale per i mafiosi cercare contatti con imprenditori influenti e facoltosi per poter investire le grosse cifre di denaro provenienti dal traffico di droga. Dopo la strage di Capaci, Borsellino riprende le carte dell’operazione San Valentino e cerca i mandanti dell’omicidio del suo amico anche nella direzione della grossa imprenditoria, della grande finanza e degli appalti multimiliardari sia in Sicilia che nel nord del Paese.
Nel 1993 l’imprenditore Raul Gradini si suicida. Emergerà in seguito dalle indagini che la sua azienda, la Calcestruzzi, era fortemente compromessa, in Sicilia, tramite l’ingegner Bini, con la famiglia mafiosa dei Buscemi, prestanome di Riina.
Le bombe stragiste che proseguono nel 1993 a Firenze, Milano e Roma contribuiscono, assieme al terremoto istituzionale causato da Tangentopoli, al passaggio dalla cosiddetta Prima Repubblica alla seconda.
Borsellino aveva probabilmente intuito cosa stava accadendo, aveva compreso che era in corso un forzato cambio di assetti di potere nel nostro Paese in cui Cosa nostra, con la violenza, aveva un ruolo primario che le sarebbe valso nuovi equilibri. Per questo esclama: “Sto vedendo la mafia in diretta!”
Per questo sa benissimo di avere pochissimo tempo per scampare alla morte. Sa di essere un elemento di disturbo.
Per questo la sua improvvida candidatura a procuratore nazionale antimafia dichiarata dai ministri Scotti e Martelli rappresenta un’esposizione drammatica che Borsellino capisce immediatamente. “Questo vuol dire mettere l’osso davanti ai cani”.
Ricapitolando: nel bienno ’92-’93 ha inizio nel nostro Paese un processo di rinnovamento del sistema di potere vigente anche su forte pressione oltreatlantica. L’Italia sull’orlo della bancarotta lotta per rimanere all’interno della Comunità europea. Può farlo solamente se applica le nuove regole imposte dalle grandi multinazionali, dalle banche e dalla grande finanza nazionale e internazionale cui la politica è, da anni, evidentemente assoggettata.
L’intervento della mafia è indispensabile per scatenare questo processo che si impone a chi detiene il potere. Senza se e senza ma.
La presenza dei servizi segreti si spiega dunque logicamente osservando quanto di recente accaduto in Iraq, in Afghanistan e con gli ultimi scandali. I servizi segreti del nostro paese hanno sempre agito su ordine della Cia, del potere atlantico.
Solo alcuni uomini dello Stato, cioè delle Istituzioni non contaminate, potevano rappresentare un ostacolo a questo progetto. Tra i quali: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Gian Carlo Caselli.
I primi due eliminati con la violenza delle bombe eversive, l’ultimo con la violenza della delegittimazione eversiva culminata con l’unico precedente della storia di legge contra personam.
Lo dimostrano le indagini che intraprese il suo pool. L’inchiesta Sistemi Criminali è di fatto l’eredita di Falcone e Borsellino. Si è salvato Caselli per il gran fragore di popolo che lo ha sempre sostenuto e fino al 1995-1996 anche la politica dei vari governi che si sono succeduti.
La legge creata appositamente per non farlo concorrere al posto di Procuratore Nazionale Antimafia è stata approvata su pressione di poteri forti, gli stessi che siedono nei gangli vitali del nostro paese: politica, imprenditoria, finanza e anche potere religioso. Gli stessi: i mandanti esterni della strage di Via D’Amelio.
Giorgio Bongiovanni

 

 

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RICONOSCIUTO LO STAMPO TERRORISTICO-MAFIOSO DELLA STRAGE DI VIA D’AMELIO
29 luglio 2007


Roma.  Con un decreto emesso due giorni fa il Guardasigilli Clemente Mastella ha sancito il diritto degli eredi del giudice Paolo Borsellino a ricevere un assegno integrativo alla pensione di circa mille euro in ottemperanza alla legge 206 del 3 agosto 2004 che si applica alle vittime del terrorismo. Sulla base delle motivazioni della sentenza d’appello del processo inerente l’omicidio Borsellino e valutando attentamente il periodo storico, le modalità esecutive, il contesto, ecc. della strage di Via D’Amelio, è stato possibile riconoscere la matrice terroristico-mafiosa dell’attentato. Manfredi Borsellino, il figlio del giudice, ha spiegato che l’apposita richiesta formale inoltrata nel 2005 al Ministro dalla sua famiglia "non tende a stabilire una graduatoria dell’importanza delle vittime, né a maggior ragione ha una motivazione rivendicazionistica di tipo economico. Ero e sono semplicemente convinto che lo Stato avesse il dovere di esprimere un giudizio interpretativo del come e perché è morto mio padre. Soprattutto alla luce di una serie di risultanze investigative, già codificate in più d’una sentenza pubblica, che sanciscono la verità storica sulla strage di via D’Amelio, considerata non solo opera della mafia ma inquadrata in un contesto di attentato alle istituzioni democratiche". Sarà invece competenza del Ministero dell’Interno stabilire se lo stesso riconoscimento attribuito agli eredi del giudice potrà essere altrettanto applicato ai familiari dei poliziotti della scorta periti anch’essi nella strage.
Dora Quaranta

 

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STRAGE VIA D’AMELIO: ANCHE LA COMMISSIONE ANTIMAFIA INDAGHERA’ SUI SERVIZI SEGRETI DEVIATI
25 luglio 2007


Roma. La Commissione Parlamentare Antimafia ha dichiarato oggi che avvierà una propria indagine sui misteri che ancora aleggiano intorno alla strage di Via D’Amelio in cui il 19 luglio ’92 persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. <<L’inchiesta – ha fatto sapere la Commissione – prenderà il via dai nuovi elementi su possibili coinvolgimenti di apparati di sicurezza dello Stato emersi proprio in occasione dell’anniversario della strage>>. Quindi non sarà solo la Procura di Caltanissetta a condurre indagini sul possibile coinvolgimento dei servizi segreti deviati nella strage. Intanto il Copaco, il comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza, ha deciso di sentire in audizione il procuratore aggiunto di Caltanissetta, Renato Di Natale, coordinatore dell’inchiesta sui mandanti occulti. L’audizione del magistrato era prevista per domani, ma è stata rimandata a data da destinarsi per un lutto che  ha colpito Di Natale.
Oggi è stata depositata e notificata ai familiari di Borsellino un’ordinanza di otto pagine con cui il gip di Caltanissetta Ottavio Sferlazza indica alla Procura di approfondire nuovi piste investigative. Sferlazza, che si era opposto alla richiesta di archiviazione dell’indagine sulla scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino, chiede di procedere con l’interrogatorio di alcuni carabinieri visti accanto all’allora capitano Giovanni Arcangioli ripreso nei filmati con in mano la borsa del giudice dopo la strage. Arcangioli risulta iscritto nel registro degli indagati per false dichiarazioni al pm. La sua versione dei fatti è risultata contrastante con quella rilasciata da altri testimoni. Nei filmati ripresi successivamente alla strage Arcangioli è ritratto con un collega non ancora formalmente identificato e con l’appuntato Maggi il quale ebbe l’incarico di portare in Questura la borsa dalla quale era già misteriosamente sparita l’agenda rossa.
Dora Quaranta
 

 



 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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