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Mandanti occulti
"Sto vedendo la mafia in diretta" | "Sto vedendo la mafia in diretta" |
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Pagina 4 di 5 Tuttavia Sinico, se in un primo momento nega che la sua fonte sia Di Legami, in un memoriale del 1998, lo ammette adducendo come motivazione del suo silenzio il vincolo di segretezza che vige automaticamente tra colleghi e amici quando si parla di indagini in corso. Ha inoltre aggiunto di aver cercato più volte di contattare il Di Legami per chiedergli di scioglierlo da questo patto di riservatezza che lo metteva in una situazione di imbarazzo con i magistrati, ma che dapprima avrebbe ricevuto un diniego, sempre per tutelare la fonte originaria e poi che il collega non si sarebbe più fatto trovare. Ecco qui un altro conto, l’ennesimo, che non torna. Il giudice, riordinando tutti i dati, ritiene possibile che Sinico abbia davvero ricevuto la notizia, ma non da Di Legami e che pur di proteggere la sua reale fonte, abbia sacrificato l’amico sfruttando la via suggerita da Canale il quale, magari convinto della opportunità di perseguire i filone di indagini, abbia indicato un nome plausibile al fine di costringere Sinico a rivelare la vera fonte. A suffragio di tale ipotesi il giudice considera significativo il dialogo avvenuto tra Sinico e Canale, ignari di essere registrati, mentre attendevano di essere sottoposti a confronto dai magistrati di Caltanissetta. Canale invita il collega a rivelare l’identità della sua fonte se vuole salvare il suo amico (Di Legami) di cui ha fatto il nome pur nutrendo il serio dubbio che sia lui (“ce l’ho sulla coscienza”) e senza termini lo incita: “Umbé ma picchì un ciù dici cu cazzu è?”. Di Contrada sul luogo della strage si è parlato a lungo, ma il suo alibi, secondo cui sarebbe stato in barca con amici ha sempre retto a qualsiasi investigazione. Se nessuno degli ufficiali e degli agenti in servizio quel giorno vide Contrada è vero che furono notate invece altre figure come Mannino Salvatore segnalato dall’ispettore Angelo che compilò immediatamente una relazione di servizio e su questo fu sentito dalla procura di Caltanissetta. La presenza di Mannino colpì particolarmente Angelo e il suo superiore dott. Montalbano poiché questi era un ispettore in servizio al Commissariato di San Lorenzo fino a poco tempo prima e di recente trasferito a Firenze poiché una nota del Sisde lo descriveva come in pericolo di vita perché minacciato dall’organizzazione mafiosa. Tuttavia solo un paio di anni prima Montalbano aveva raccolto alcune confidenze su Mannino che gli avevano fatto dubitare della sua integrità e per questo aveva fatto rapporto alla Procura di Palermo. Insomma dopo tanti anni si è costretti a ritornare sulla scena del delitto, sperando che vi sia tornato anche l’assassino e abbia lasciato quella traccia che nel momento dello sgomento è stata tralasciata, oppure nascosta, o depistata o fatta sparire. Le immagini di quei momenti terribili potrebbero contenere un elemento di risposta o indicare finalmente la pista giusta da imboccare. Per questo il giudice Sferlazza nel suo rifiuto di archiviazione chiede che si esamino nuovamente e si ricostruiscano prima di tutto i movimenti di Arcangioli e anche quelli di un’alra persona che si muove al suo fianco e sembra prenderlo sotto braccio, stando a quanto riportato in una relazione Dia, e quindi della cartella di Borsellino con l’agenda rossa. E poi chi ha mentito tra Sinico, Del Sole, Di Legami e Canale? Il nome di Contrada, già fortemente compromesso per la sua vicenda giudiziaria conclusasi con la condanna definitiva, è forse una copertura per qualcun altro? Gli inquirenti ancora proseguono in questa indagine infinita che sembra costituita da scatole cinesi altrettanto infinite che sfociano in tutti gli ambiti senza però giungere a smascherare tutti gli altri colpevoli oltre ai sicari di Cosa Nostra. Però su tutto questo panorama di misteri e di presunti equivoci si leva prepotente una domanda ancora più inquietante: perché? Se è vero, come suggeriscono i documenti, che uomini di apparati deviati hanno partecipato a questa strage ci dobbiamo chiedere perché si sono disturbati tanto per un uomo solo. Chi era o poteva diventare Paolo Borsellino? Cosa aveva capito? Cosa sapeva? Cosa aveva scoperto? Nel loro bellissimo libro “L’agenda rossa di Paolo Borsellino” Peppino Lo Bianco e Sandra Rizza hanno ripercorso, tramite l’agenda grigia di Paolo Borsellino, di cui vi mostriamo qualche immagine, gli ultimi giorni e gli ultimi appuntamenti, gli ultimi incontri proprio per capire cosa indusse Cosa Nostra e i suoi complici a determinarne l’eliminazione immediata. Qual è il movente detonatore della strage di Via D’Amelio? In occasione del 15°anniversario è andato in onda, la mattina prestissimo, su Rainews 24 un servizio in cui si mostravano le immagini del funerale e la testimonianza di un giovane poliziotto che riferiva di un incontro avvenuto “venerdì” (presumibilmente il 17.7) tra Borsellino e i vertici della polizia per discutere la proposta avanzata da dieci agenti specializzati di scortare il giudice in quel momento fortemente esposto. L’intervistatore domanda poi al prefetto Parisi, allora capo della polizia (deceduto il 31 dicembre 2004), il riscontro a queste affermazioni. Questi conferma di aver visto il giudice ma di aver parlato di tutt’altro. Che Borsellino quel giorno fosse a Roma non vi è dubbio poiché è segnato nella sua agenda di lavoro con tutti gli impegni della giornata e le spese sostenute quel giorno. Era lì per sentire Mutolo, il collaboratore che aveva chiesto di parlare esclusivamente con lui, dal quale aveva appreso notizie gravissime circa la presunta collusione di Contrada e del giudice Signorino con ambienti mafiosi. Il giudice ne era rimasto colpito, ma probabilmente non fu per questa ragione che confidò sconvolto a sua moglie: “sto vedendo la mafia in diretta”. Scorrendo le pagine della sua agenda si legge che dal 1° luglio fino alla sua morte il giudice si spostò diverse volte a Roma. Incontrò Parisi anche il primo giorno del mese, come ha scritto, e il ministro Mancino che invece ha sempre sostenuto di non ricordare l’episodio. Nel diario c’è però la conferma autografa a quanto sostenuto da Mutolo secondo cui durante il colloquio con il giudice nel quale gli aveva accennato quelle rivelazioni così scottanti, Borsellino venne convocato dal Ministro che si insediava proprio quel giorno. Tornò da quell’incontro così stravolto da non accorgersi che aveva acceso due sigarette, poiché, afferma ancora il pentito, il magistrato si era trovato davanti agli occhi Contrada che usciva dall’ufficio di Parisi mentre lui entrava. Era sufficiente per turbare a tal punto un uomo come Borsellino? O c’è dell’altro? Cosa si disse con il ministro smemorato? |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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