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Elezioni Calabria: In lista indagati per mafia PDF Stampa E-mail

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di Gianluca Ursini - 18 marzo 2010

Martedì 16 marzo in Roma, palazzo San Macuto, udienza delicata della commissione parlamentare Antimafia, presieduta dal senatore Beppe Pisanu.



A chiederne la convocazione, in vista delle elezioni regionali, tre componenti espressi da territori a forte inquinamento mafioso: Angela Napoli, onorevole ex An (‘’che non ha ancora preso la tessera del Pdl’’, precisa), e i vice presidenti Luigi De Sena (eletto in Calabria) e Fabio Granata (deputato Pdl di Siracusa). I tre hanno chiesto urgentemente di “visionare le liste elettorali per sondarne la confirmità al Codice etico elettorale sottoscritto dai partiti, che vieta la candidatura di persone condannate per associazione mafiosa o per delitti contro la pubblica amministrazione”, spiega De Sena.
Da giorni in Calabria c’è fibrillazione sulle carte in mano al presidente Pisanu, tra le quali secondo il quotidiano ‘Calabria Ora’ si trova una short list dei 16 casi più gravi di indagati o persone coinvolte in passato in inchieste giudiziarie; di questi 16, 15 militerebbero in una delle sette liste a sostegno del candidato Pdl (ex Azione Giovani) Peppe Scopelliti, sindaco di Reggio. Alcuni di questi casi verranno “esaminati con massima attenzioni” riferiscono all’unità Napoli e De Sena, da anni in prima linea nella lotta in Calabria alle ‘ndrine: De Sena è stato a lungo prefetto ed è stato un fautore della ‘Stazione Unica appaltante’ per togliere alle imprese mafiose le assegnazioni dei lavori Pubblici, mentre Angela Napoli denuncia da anni infiltrazioni mafiose nei partiti, ed è giunta a dire dopo la presentazione delle liste regionali: “Da calabrese, non voterei questi candidati”. Per lei, non è questione di destra o sinistra, le stesse facce “cambiano schieramento a seconda di chi viene pronosticato come possibile vincitore, portando sempre in dota voti sulla cui legittimità si possono nutrire forti dubbi”; ieri con Loiero, oggi con Scopelliti se il sindaco reggino dovesse mantenere il vantaggio sin qui accumulato. Per il suo coraggio Angela Napoli ha ricevuto diverse minacce di morte di recente, oltre al ritrovamento di un’auto da usare per un attentato sotto la sua casa di Roma.
Ma è soprattutto nelle liste a sostegno del candidato Pdl che si accentrano 15 dei 16 candidati la cui carriera politica va attentamente spulciata; su alcuni nomi i componenti della Commissione antimafia hanno pochi dubbi:
Cosimo Cherubino, arrestato nel 2000 a 29 anni per voto di scambio mafioso perché avrebbe accettato i favori del clan Commisso di Siderno, per la Commissione Antimafia “tra i maggiori broker internazionali di cocaina, tra Canada Usa Europa”. Cherubino, allora consigliere provinciale nelle file Sdi, socialisti vicini al Governo Amato, dopo una detenzione di oltre un anno è stato scarcerato, assolto e ha ricevuto un indennizzo per ingiusta detenzione.
Pasquale Maria Tripodi, arrestato il 13 febbraio 2008 mentre era assessore regionale della giunta Loiero in quota all’Udeur di Mastella; secondo i nuclei Ros dei Carabinieri aveva appoggiato il clan della ndrangheta Morabito Palamara Bruzzaniti del Basso Ionio reggino, in alcuni lavori pubblici su di una centrale idroelettrica e nella costruzione di un villaggio turistico. Tripodi è stato adesso chiamato in causa dal pentito Cosimo Virgiglio nel processo ‘Cento anni di storia’ come “persona a disposizione” del clan Molè, che con gli ex alleati Piromalli dominano il territorio di Gioia tauro e della Piana calabrese. Il suo ruolo come tessitore negli appalti pubblici è emerso anche nel lavoro dei pm del processo ‘Bellu lavuru’ sugli appalti pubblici per la superstrada Reggio-Taranto.
Tommaso Signorelli, candidato con i Socialisti vicini a Berlusconi, ex vicesindaco di Amantea alto tirreno cosentino, considerato dai pm che indagano su di lui nel processo ‘Nepetia’, ‘’espressione diretta del super boss del tirreno Tommi Gentile. La sua candidatura ha scatenato il caos allorquando fu presentata il 27 febbraio scorso, e il candidato di destra Scopelliti ebbe a definirlo ‘non gradito a me e ai calabresi’’, dopo che il Pdl si era giocato la faccia con la firma di un codice etico sulle liste elettorali.
Il caos liste pulite aveva fatto decadere anche Antonio La Rupa, figlio di Franco, consigliere regionale di sinistra e che nella stessa inchiesta ‘Nepetia, veniva indicato tra i politici legati al clan Gentile. La Rupa aveva messo su una lista ‘Noi Sud’ per fare il salto da sinistra a destra mettendovi il nome del figlio. L’1 marzo Antonio La Rupa ha ritirato la candidatura dicendo di “non accettare lezioni morali dal sindaco di Reggio”. Forse alludeva ai due consiglieri comunali dell’amministrazione Scopelliti, coinvolti in procedimenti per 416 bis; per Massimo Labate, ex poliziotto di An e considerato dal Pm Giuseppe Lombardo nel processo ‘Testamento’ vicino al superclan Libri, sono stati chiesti 8 anni di detenzione. Lombardo è stato poi minacciato con un busta contenente proiettili. Stessa sorte per Peppe Baldessarro, cronista del ‘Quotidiano, dopo aver pubblicato i verbali del processo ‘Pietrastorta’, sul consigliere comunale pasquale Morisani vicino a Scopelliti ma anche ai boss reggini.



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    (seconda puntata. Che schifo!)


    di Giorgio Bongiovanni

    cop-65-web_2.jpgLa notizia è come un pugno nello stomaco. L’ex capo della Squadra Mobile e poi questore di Palermo, Arnaldo La Barbera, era al soldo dei servizi segreti. Proprio lui, l’ex superpoliziotto che nel ‘92 veniva nominato con un decreto ad hoc al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire unicamente le indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, morto di tumore nel 2002. Nel libro “L’Agenda nera” scritto dai colleghi Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza scopriamo che i magistrati di Caltanissetta si sono recati recentemente negli uffici dell’Aisi (ex Sisde) e hanno potuto finalmente sfogliare gli album fotografici e gli elenchi degli 007 che tra gli anni Ottanta e Novanta hanno operato in Sicilia sotto copertura.
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