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Trapani, citta' prigioniera della mafia PDF Stampa E-mail

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di Attilio Bolzoni - 26 marzo 2008
A Trapani in 7 anni arrestati 4 sindaci e 14 capi degli uffici tecnici comunali Lumia accoglie il leader del Pd: "Adesso Cosa nostra si è spostata qui"



 

Trapani. Sembra ancora la città raccontata vent´anni fa da Mauro Rostagno, il giornalista che sognava Macondo e in questa città vent´anni fa è morto ammazzato. Sembra tale e quale Trapani: muta, distante, non ricca ma sfrenatamente ricca, protetta dai suoi mafiosi, difesa dai suoi silenzi. E´ come un recinto, è sempre immobile Trapani, piatta, protesa con le sue case verso il mare e chiusa con la sua testa verso il resto del mondo. In questa punta estrema d´Italia, nella provincia più malata dell´isola, è cominciato in una giornata di sole e di maestrale il difficile giro elettorale di Walter Veltroni in Sicilia.
Mare schiumoso, Favignana bellissima all´orizzonte, sui muri di Trapani non c´è un solo manifesto che annuncia l´arrivo del segretario del Partito democratico. L´arrivo è dopo mezzogiorno, aeroporto di Birgi, la pista spazzata dal vento e Veltroni che incontra qualcuno prima di sparire sul suo pullman verde. E´ un poliziotto, il poliziotto più famoso della Sicilia occidentale: il capo della squadra mobile trapanese Giuseppe Linares. Un faccia a faccia di pochi minuti, lontani da tutti. Poi Walter Veltroni si presenta alla Sicilia: «Questa terra deve ritrovare per se stessa e per l´Italia i valori di legalità».
Trapani è di là, dopo la strada che attraversa le campagne di Nubia e di Marausa, nomi arabi per contrade immerse in una magnifica campagna. Una corsa fino alla marina, alla Torre di Ligny dove il Tirreno finisce nel Mediterraneo. E´ l´ora del pranzo in famiglia, cous cous e frittura di paranza in casa Messina, il pescatore Erasmo, sua moglie, i tre figli, la suocera.
Strette di mano, saluti, sorrisi, le telecamere, Beppe Lumia che lo segue a pochi passi e ricorda la «chiacchierata» fatta con Walter Veltroni ieri l´altro. Lumia - tre legislature alle spalle, uno della commissione parlamentare antimafia che nel Pd avevano silurato come candidato alla Camera e poi ripescato all´ultimo istante come capolista al Senato - è venuto a prenderlo a Trapani. E´ anche lui ad aspettarlo a Birgi, in aeroporto «Qui si è spostata, qui si è spostata adesso», dice. Si è «spostata» significa che la mafia più pericolosa in questi mesi è qua, l´ultimo grande capo ancora in libertà di Cosa Nostra è qua, Matteo Messina Denaro, il «corleonese» duro e puro, uno che ha nel suo palmares la stagione stragista del 1992, uno con il pedigree di «famiglia»: suo padre Ciccio era campiere nelle tenute di Zangara dei D´Alì di Trapani. Uno che ancora non riescono a prendere.
La «chiacchierata» fra Beppe Lumia e Veltroni era proprio sulla Trapani più indicibile: sui suoi misteri, sulla sua mafia che non è solo quella spara, ma che ha contiguità dappertutto, tanti soldi, che ha una resistenza molto speciale. Trapani è appena a cento chilometri da Palermo ma sembra un secolo dietro Palermo. E´ feudale e moderna insieme, di primitiva ferocia e di raffinata strategia. In tutta la Sicilia ci sono ormai associazioni antiracket in ogni città, in tutta la Sicilia tranne che a Trapani. Trapani sta zitta e paga. Non è mai arrivata qui la ribellione degli industriali dell´estate 2007, la sollevazione che ha contagiato costruttori e commercianti in ogni angolo dell´isola. A Trapani non c´è Addiopizzo, non c´è serrata contro i grassatori.
Trapani ha paura e paga. In sette anni - dalla metà del 2001 - sono stati arrestati 4 sindaci e 14 capi degli uffici tecnici comunali, deputati regionali che prendevano tangenti e chiamavano «sbirri» i poliziotti, burocrati, impiegati. Comuni sciolti per mafia. Prefetti cacciati.
«Benvenuti nella città della vela», c´è scritto sul cartello dove finisce la statale 115 che viene da Marsala, le saline, i mulini a vento. Molte delle opere per il Grande Evento - l´Americas´Cup del 2005 - le ha «dirette» con i suoi modi Francesco Pace, il capo del mandamento mafoso della città di Trapani, il successore di Vincenzo Virga. Ha fatto lavorare i suoi appaltatori: quelli dell´asfalto come Vincenzo Mannina, quelli del cemento come Francesco Coppola, quelli del ferro come Nino Birrittella.
Vent´anni gli hanno dato a Pace, la settimana scorsa in Tribunale. In aula erano soltanto in sei quella mattina: il pubblico ministero, il suo avvocato difensore, tre giornalisti e un operatore della tivù. Benvenuti nella città della vela.
Walter Veltroni parla di mafia, a Palermo. Di 41 bis. Di legge sui collaboratori di giustizia. Parla soprattutto di mafia e politica. «E´ la prima volta che il tema della lotta alla mafia irrompe in modo così serio in una campagna elettorale», ricorda Beppe Lumia alla fine della prima giornata del loro giro siciliano. E poi aggiunge: «Ringrazio Walter Veltroni perché ha avuto il coraggio e la coerenza di affrontare come mai prima questo tema facendolo diventare una priorità per tutto il Paese».
Ma a Trapani però la mafia non esiste. Ancora non esiste. E´ proprio come vent´anni fa, proprio come denunciava il povero Mauro Rostagno dagli schermi della sua tivù Rtc e tutti lo prendevano prima per «strambo» e poi, quando lui insisteva e insisteva, hanno cominciato a mandargli messaggi. Uno dopo l´altro fino a quando a settembre dell´88 gli hanno sparato. Già allora Mauro Rostagno faceva i nomi di quei «galatuomini» che in questi mesi sono finiti in carcere.
Vent´anni fa era il sindaco Erasmo Garuccio che è diventato famoso perché andava dicendo in giro che «a Trapani non c´era». Il sindaco della Trapani di oggi, Girolamo Fazio, annuncia querele contro tutti quelli che «infamano» la sua città. Quelli che descrivono una Trapani ancora proterva, una Trapani ancora prigioniera.

LA REPUBBLICA EDIZIONE NAZIONALE 26 MARZO 2008

 
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    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

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  • Editoriale

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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    Inserto Terzo Millennio N. 58

    In questo numero:


    Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero.
    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

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