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Rassegna Stampa
Intervista al Pm Guido: ''Messina Denaro, un boss mitizzato'' | Intervista al Pm Guido: ''Messina Denaro, un boss mitizzato'' |
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Umberto Lucentini - 15 marzo 2010 Dottor Paolo Guido, lei coordina come sostituto procuratore della procura antimafia di Palermo il gruppo di investigatori che lavora per la cattura di Matteo Messina Denaro: perché questo boss quarantenne è inafferrabile dal '92? «Ovviamente le ragioni sono molteplici e variegate. Tra le tante, ne indicherei due: la prima è che Matteo Messina Denaro è stato, come dire, abituato da piccolo e ha respirato l’aria di famiglia. Egli infatti inizia la sua latitanza in compagnia del padre Francesco, vecchio e autorevolissimo uomo d’onore, anche lui per lunghi anni latitante, e morto a 70 anni proprio durante quel periodo. La seconda, ben più preoccupante, è che Messina Denaro gode delle protezioni e della rete di connivenze e omertà che, ancora nel 2010, connota le zone più impenetrabili della Sicilia occidentale».
Come si spiega la frase del titolare di un bar di un paesino del
Trapanese che disse, senza sapere di essere intercettato: "Noi a Matteo
lo dobbiamo adorare"?
Da quanto fin oggi noto, Messina Denaro gode di protezioni politiche o
istituzionali deviate?
Qual è l’ultimo "avvistamento" di Matteo Messina Denaro di cui ci può
parlare?
Dalle indagini siete riusciti a tracciare un profilo psicologico del
boss? È vero che adora giocare con le playstation?
Dalle indagini risulta che Messina Denaro abbia avuto collegamenti
diretti, e quasi alla pari, con capimafia del calibro di Totò Riina,
Bernardo Provenzano, Salvatore Lo Piccolo. Si può concludere che oggi
sia il boss di Castelvetrano il capo di Cosa nostra? |
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Di mafia e di deviazioni. Che Stato è il nostro? (seconda puntata. Che schifo!) di Giorgio Bongiovanni La notizia è come un pugno nello stomaco. L’ex capo della Squadra Mobile e poi questore di Palermo, Arnaldo La Barbera, era al soldo dei servizi segreti. Proprio lui, l’ex superpoliziotto che nel ‘92 veniva nominato con un decreto ad hoc al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire unicamente le indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, morto di tumore nel 2002.
Nel libro “L’Agenda nera” scritto dai colleghi Giuseppe Lo Bianco e
Sandra Rizza scopriamo che i magistrati di Caltanissetta si sono recati
recentemente negli uffici dell’Aisi (ex Sisde) e hanno potuto finalmente
sfogliare gli album fotografici e gli elenchi degli 007 che tra gli
anni Ottanta e Novanta hanno operato in Sicilia sotto copertura.
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