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Antimafia Duemila

Saturday
Jul 05th
Home arrow Informazione arrow Mandanti occulti arrow L'utopia della verita'
L'utopia della verita' PDF Stampa E-mail
Indice articolo
L'utopia della verita'
L'agenda scomparsa
Bombe eversive
Complicita' di Stato
41bis: Le opinioni
Lumia: Un regalo ai mafiosi
Igroia: E' solo un regime piu' controllato

L’agenda scomparsa

 
“Ho capito tutto”, andava ripetendo negli ultimi giorni di vita Paolo Borsellino. Aveva capito chi c’era e cosa si muoveva dietro e a fianco di Cosa Nostra, sapeva anche, dalle testimonianze dei collaboratori di giustizia, tra cui quella di Gaspare Mutolo, che vi erano uomini delle Isituzioni infedeli e che le indagini sulla morte del suo amico lo avrebbero portato anche fuori dalla Sicilia dove Cosa Nostra aveva i suoi complici occulti.
Tutto ciò che aveva compreso e intuito e che intendeva riferire all’autorità giudiziaria, lo aveva minuziosamente annotato nella sua agenda personale. Un’agenda rossa, spiegano la moglie e i suoi collaboratori più stretti, da cui non si separava mai. L’aveva con sé mentre si trovava a Salerno; lo dice il tenente Carmelo Canale che divideva la stanza d’albergo con lui. Racconta di essersi svegliato molto presto e di aver trovato il giudice già intento ad appuntare dati e pensieri.
“Cosa fa?” gli aveva chiesto scherzando “vuol fare il pentito pure lei?”…
“Carmelo”, gli aveva  risposto gelido, “per me è finito il tempo di parlare. Sono successi troppi fatti in questi mesi, anche io ho le mie cose da scrivere. E qua dentro ce ne è anche per lei”.
E l’aveva con sé anche quell’ultima mattina, domenica 19 luglio 1992, nella sua casa di Villagrazia. La moglie ne è certa, l’aveva visto riporla nella valigetta assieme alle altre carte e al suo costume da bagno ancora umido.
Ma nell’inferno di via D’Amelio, tra fumo, fiamme, case sventrate e brandelli di resti umani, l’agenda non c’era più. La borsa da lavoro del giudice era ancora appoggiata sul sedile posteriore dove l’aveva lasciata prima di scendere e citofonare alla madre che, quel giorno, avrebbe dovuto portare dal cardiologo. Era leggermente annerita, aperta e conteneva tutto, anche il costume, ma l’agenda rossa del giudice no. Sparita.
Un mistero rimasto intatto e inesplorato, almeno fino a non molto tempo fa quando dallo studio di un fotografo, Franco Lannino, spunta un’immagine a colori che ritrae un uomo con in mano la borsa del giudice.
Da allora sono ripartite nuove indagini già messe in crisi tra dichiarazioni contraddittore e quelli che sembrano essere veri e propri tentativi di depistaggio.
L’agente individuato nella foto è l’allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli che rispondendo agli inquirenti ha riferito, in un primo momento, di non averla mai aperta e di averla consegnata a due magistrati: il dottor Teresi, oggi sostituto procuratore generale e a Giuseppe Ayala, oggi parlamentare. Il primo ha negato decisamente l’accaduto ritenendolo alquanto strano visto che conosceva bene Arcangioli, il secondo invece, giunto quasi immediatamente sul posto, (abitava infatti a 500 metri), ricorda di averla notata lui stesso, la cartella di cuoio, e di averla “materialmente presa o indicata e comunque affidata ad un carabiniere in divisa”.
Versioni diverse ognuna delle quali rimasta intatta, tranne per Arcangioli che ha rincarato sostenendo di aver aperto la borsa insieme ad Ayala e di aver constatato assieme che l’agenda non c’era. Una versione che il politico ha smentito con forza durante un confronto abbastanza acceso con l’ufficiale. A confermare la sua ricostruzione dei fatti il giornalista Felice Cavallaio: “Ayala la affidò a un esponente delle forze dell’ordine in borghese e ad un ufficiale dei carabinieri in divisa senza aprirla, io non ne seppi più nulla”.
Dov’è questa agenda? Esisterà ancora o sarà stata distrutta? E se è nelle mani di qualcuno, è strumento di ricatto?
Lo stesso potrebbe dirsi per i diari di Falcone, anch’essi inghiottiti nel nulla come probabilmente alcuni dei file trafugati dalle sue agende elettoniche e dai computer.
Cosa cercavano e chi?
Si parla sempre in questi casi di servizi segreti, o servizi deviati che dir si voglia, misteriose figure agli ordini di ancor più ignoti che agiscono per far sparire, depistare, ingannare. Tracce oscure sono più che evidenti anche nella fase esecutiva della strage di via D’Amelio, della quale, per assurdo, sono note quasi tutte le dinamiche tranne chi premette quel pulsante e da dove. Il lavoro estenuante degli inquirenti, scrivono i giudici a conclusione del processo stralcio chiamato Borsellino bis, sembra essersi scontrato contro un altro ennesimo muro di gomma, un’insormontabile barriera oltre la quale sembra non sia possibile andare.
Presenze esterne a Cosa Nostra, mandanti convergenti con i mafiosi di cui abbiamo solo qualche indizio.
Anni di indagini che hanno coinvolto anche personaggi di primo piano dello scenario politico come Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
Una pista, come altre, finita nell’oblio dell’archiviazione nonostante siano stati riconosciuti “ripetuti e non casuali contatti” tra Fininvest e Cosa Nostra.
Sono rimaste aperte a tutt’oggi questa inchiesta legata all’agenda rossa (cui è dedicato l’ottimo libro di Peppino Lo Bianco e Sandra Rizzo dal titolo omonimo di cui pubblichiamo a seguire alcuni passaggi) e uno stralcio di indagine che da Palermo è passato, proprio in questi giorni, a Caltanissetta.




 
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    In questo numero:

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    Ed altro ancora…

     

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
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