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Antimafia Duemila

Friday
Aug 22nd
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L'utopia della verita' PDF Stampa E-mail
Indice articolo
L'utopia della verita'
L'agenda scomparsa
Bombe eversive
Complicita' di Stato
41bis: Le opinioni
Lumia: Un regalo ai mafiosi
Igroia: E' solo un regime piu' controllato

paolo-borsellino-web.jpg

di Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi
La traccia dell’agenda rossa e un’altra inchiesta alla ricerca dei mandanti occulti delle stragi  Revisione dei processi, eliminazione dell’ergastolo, benefici carcerari provvedimenti contro i pentiti, abolizione delle leggi sulla confisca dei beni…in due parole: garanzia di sopravvivenza e quindi un nuovo dialogo con lo Stato.

 



Per queste ragioni Cosa Nostra, nel bienno ’92-’93, decise di ricorrere al tritolo. Prima uccidendo, in un unico atroce elenco, nemici e traditori, e poi attaccando direttamente le istituzioni pur di ottenere ciò che le consente di proliferare nei secoli: potere e denaro. Quindici anni di sentenze e di processi ci hanno spiegato che la Commissione mafiosa presieduta da Riina e Provenzano decifrò il verdetto della Cassazione del 30 gennaio 1992, che li condannava per sempre all’ergastolo, come la definitiva conferma che i vecchi referenti erano saltati ed era quindi necessario e impellente trovarne di nuovi.

Non prima di aver regolato i conti, però. A dare inizio alle tragiche danze l’assassinio di Salvo Lima, il 12 marzo. Il democristiano stava uscendo dalla sua casa di Mondello quando una raffica di proiettili lo freddò sul marciapiede. Il lenzuolo bianco adagiato sul suo corpo inerme era un eloquente epitaffio con impresse invisibili ma assai evidenti le stesse parole che il politico pronunciò davanti al cadavere di Pier Santi Mattarella: “quando si fanno dei patti, bisogna rispettarli”. Per mesi Cosa Nostra aveva sollecitato il suo rispettabile interlocutore ad interessarsi perché il mastodontico lavoro del pool di Falcone e Borsellino non si chiudesse in gloria con la conferma della Cassazione. Da un po’ di tempo però gli ordini dall’alto avevano imboccato una strada diversa. Falcone era da un annetto al Ministero e in tutta probabilità si era pensato di sfruttare il suo geniale lavoro per “rifarsi una verginità”, illudendosi anche di poter tagliare fuori dai giochi Cosa Nostra una volta per sempre. Andreotti per esempio che, come dice la sentenza di Cassazione a suo carico, fino agli anni Ottanta ebbe rapporti con i capi mafia, aveva forse visto nel giudice l’occasione che aspettava per rivalersi della prepotenza di Bontade e del triumvirato che, così come aveva minacciato, fece uccidere il presidente Mattarella poiché questi stava mettendo in discussione l’egemonia mafiosa su appalti e affari nella regione.
L’omicidio Lima, ci dicono gli atti giudiziari, era un messaggio diretto all’allora presidente del Consiglio che aspirava in quel frangente alla presidenza della Repubblica, obiettivo che quel delitto, a conti fatti, non gli consentì di conseguire.
Il nemico numero uno da eliminare invece era senza alcun dubbio Giovanni Falcone. Per il suo incredibile intuito, la tenacia, l’abnegazione, per il grande consenso di cui godeva all’estero, negli Stati Uniti, dove, grazie alla collaborazione con Rudolph Giuliani, e con la Dea erano stati assestati colpi tremendi alla Cosa nostra italo-americana, e, naturalmente, per il maxi processo.
Se l’intento era dichiarare guerra allo Stato non potevano farlo in modo migliore: attaccando il suo elemento più rappresentativo. Non sono casuali la scelta del luogo: la Sicilia, visto che ucciderlo a Roma sarebbe stato anche più facile, e le modalità spettacolari con cui venne fatta saltare in aria l’autostrada che porta a Palermo, all’altezza dello svincolo di Capaci. Una dimostrazione di potenza, un atto eversivo che contiene in se l’immediata certezza che quella morte non era stata pianificata solo da Cosa Nostra. Il giudice stesso aveva intravisto, commentando il fallito attentato all’Addaura, al quale scampò, lo zampino di “menti raffinatissime” ed era sicuro fosse avvenuta quella “saldatura di interessi” che porterà alla sua morte, a quella di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti, uomini dello Stato, che avevano l’incarico di proteggerlo: Rocco Di Cillo, Vincenzo Montinaro e Vito Schifani.
Non solo Cosa Nostra, quindi. La stessa convinzione che il giudice Borsellino aveva confidato alla moglie Agnese: “Forse saranno i mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”.



 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg


    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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