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Antimafia Duemila

Saturday
May 17th
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L'utopia della verita' PDF Stampa E-mail
Indice articolo
L'utopia della verita'
L'agenda scomparsa
Bombe eversive
Complicita' di Stato
41bis: Le opinioni
Lumia: Un regalo ai mafiosi
Igroia: E' solo un regime piu' controllato

paolo-borsellino-web.jpg

di Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi
La traccia dell’agenda rossa e un’altra inchiesta alla ricerca dei mandanti occulti delle stragi  Revisione dei processi, eliminazione dell’ergastolo, benefici carcerari provvedimenti contro i pentiti, abolizione delle leggi sulla confisca dei beni…in due parole: garanzia di sopravvivenza e quindi un nuovo dialogo con lo Stato.

 



Per queste ragioni Cosa Nostra, nel bienno ’92-’93, decise di ricorrere al tritolo. Prima uccidendo, in un unico atroce elenco, nemici e traditori, e poi attaccando direttamente le istituzioni pur di ottenere ciò che le consente di proliferare nei secoli: potere e denaro. Quindici anni di sentenze e di processi ci hanno spiegato che la Commissione mafiosa presieduta da Riina e Provenzano decifrò il verdetto della Cassazione del 30 gennaio 1992, che li condannava per sempre all’ergastolo, come la definitiva conferma che i vecchi referenti erano saltati ed era quindi necessario e impellente trovarne di nuovi.

Non prima di aver regolato i conti, però. A dare inizio alle tragiche danze l’assassinio di Salvo Lima, il 12 marzo. Il democristiano stava uscendo dalla sua casa di Mondello quando una raffica di proiettili lo freddò sul marciapiede. Il lenzuolo bianco adagiato sul suo corpo inerme era un eloquente epitaffio con impresse invisibili ma assai evidenti le stesse parole che il politico pronunciò davanti al cadavere di Pier Santi Mattarella: “quando si fanno dei patti, bisogna rispettarli”. Per mesi Cosa Nostra aveva sollecitato il suo rispettabile interlocutore ad interessarsi perché il mastodontico lavoro del pool di Falcone e Borsellino non si chiudesse in gloria con la conferma della Cassazione. Da un po’ di tempo però gli ordini dall’alto avevano imboccato una strada diversa. Falcone era da un annetto al Ministero e in tutta probabilità si era pensato di sfruttare il suo geniale lavoro per “rifarsi una verginità”, illudendosi anche di poter tagliare fuori dai giochi Cosa Nostra una volta per sempre. Andreotti per esempio che, come dice la sentenza di Cassazione a suo carico, fino agli anni Ottanta ebbe rapporti con i capi mafia, aveva forse visto nel giudice l’occasione che aspettava per rivalersi della prepotenza di Bontade e del triumvirato che, così come aveva minacciato, fece uccidere il presidente Mattarella poiché questi stava mettendo in discussione l’egemonia mafiosa su appalti e affari nella regione.
L’omicidio Lima, ci dicono gli atti giudiziari, era un messaggio diretto all’allora presidente del Consiglio che aspirava in quel frangente alla presidenza della Repubblica, obiettivo che quel delitto, a conti fatti, non gli consentì di conseguire.
Il nemico numero uno da eliminare invece era senza alcun dubbio Giovanni Falcone. Per il suo incredibile intuito, la tenacia, l’abnegazione, per il grande consenso di cui godeva all’estero, negli Stati Uniti, dove, grazie alla collaborazione con Rudolph Giuliani, e con la Dea erano stati assestati colpi tremendi alla Cosa nostra italo-americana, e, naturalmente, per il maxi processo.
Se l’intento era dichiarare guerra allo Stato non potevano farlo in modo migliore: attaccando il suo elemento più rappresentativo. Non sono casuali la scelta del luogo: la Sicilia, visto che ucciderlo a Roma sarebbe stato anche più facile, e le modalità spettacolari con cui venne fatta saltare in aria l’autostrada che porta a Palermo, all’altezza dello svincolo di Capaci. Una dimostrazione di potenza, un atto eversivo che contiene in se l’immediata certezza che quella morte non era stata pianificata solo da Cosa Nostra. Il giudice stesso aveva intravisto, commentando il fallito attentato all’Addaura, al quale scampò, lo zampino di “menti raffinatissime” ed era sicuro fosse avvenuta quella “saldatura di interessi” che porterà alla sua morte, a quella di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti, uomini dello Stato, che avevano l’incarico di proteggerlo: Rocco Di Cillo, Vincenzo Montinaro e Vito Schifani.
Non solo Cosa Nostra, quindi. La stessa convinzione che il giudice Borsellino aveva confidato alla moglie Agnese: “Forse saranno i mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”.



 
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  • La Rivista
    copert57.gif In edicola dal 3 marzo 2008

    In questo numero:
    Elezioni politiche 2008 ecco alcuni nomi da non votare a causa di un curriculum discutibile. Con un’operazione da manuale il Ros cattura Pasquale Condello, il “Provenzano” della ‘ndrangheta.
    Scandalo sanità ed arresti eccellenti in Calabria per mafia, droga ed appalti.
    Cosa Nostra è ad una svolta: quali saranno le sue future strategie?

    Risponde per noi il pm Domenico Gozzo.
    Duro colpo alla mafia trapanese: arrestato Grigoli, re della catena Despar e prestanome del boss Matteo Messina Denaro.
    Un verdetto storico: il presidente della Regione Sicilia Cuffaro condannato a 5 anni ed interdetto dai pubblici uffici per favoreggiamento personale a singoli mafiosi.
    Intervista all’avv. Tamburello: un viaggio nell’orrore delle stragi del ’92.
    Gli affari ed i misteri dello Ior, la banca del Vaticano.
    Ed altro ancora…

    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del senato Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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  • Terzo Millennio

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    Inserto Terzo Millennio N. 57



    In questo numero:

    l’Europa plaude all’indipendenza del Kosovo, ma Giulietto Chiesa avverte che così è stata innescata una miccia nei Balcani.E’ davvero la Cina il pericolo maggiore per l’emissione di CO2?
    Arrestato il tenente generale Gregorio Alvarez, emblema della feroce dittatura militare uruguaiana: ora finalmente la verità sul periodo più atroce della storia dell’Uruguay. Emergenza acqua: un affare da miliardi di euro l’anno. Appalti, privatizzazioni sospette nel mirino delle indagini giudiziarie. Il presidente del Cipsi illustra la campagna Libera l’Acqua che porterà la preziosa risorsa idrica in 13 Paesi poveri del pianeta. La Funima International si attiva per lo scavo di un pozzo nella regione di Catamarca (Argentina), nella località La Alumbrera. 

     
 

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