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Antimafia Duemila

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Jul 20th
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L'utopia della verita' PDF Stampa E-mail
Indice articolo
L'utopia della verita'
L'agenda scomparsa
Bombe eversive
Complicita' di Stato
41bis: Le opinioni
Lumia: Un regalo ai mafiosi
Igroia: E' solo un regime piu' controllato

L’agenda scomparsa

 
“Ho capito tutto”, andava ripetendo negli ultimi giorni di vita Paolo Borsellino. Aveva capito chi c’era e cosa si muoveva dietro e a fianco di Cosa Nostra, sapeva anche, dalle testimonianze dei collaboratori di giustizia, tra cui quella di Gaspare Mutolo, che vi erano uomini delle Isituzioni infedeli e che le indagini sulla morte del suo amico lo avrebbero portato anche fuori dalla Sicilia dove Cosa Nostra aveva i suoi complici occulti.
Tutto ciò che aveva compreso e intuito e che intendeva riferire all’autorità giudiziaria, lo aveva minuziosamente annotato nella sua agenda personale. Un’agenda rossa, spiegano la moglie e i suoi collaboratori più stretti, da cui non si separava mai. L’aveva con sé mentre si trovava a Salerno; lo dice il tenente Carmelo Canale che divideva la stanza d’albergo con lui. Racconta di essersi svegliato molto presto e di aver trovato il giudice già intento ad appuntare dati e pensieri.
“Cosa fa?” gli aveva chiesto scherzando “vuol fare il pentito pure lei?”…
“Carmelo”, gli aveva  risposto gelido, “per me è finito il tempo di parlare. Sono successi troppi fatti in questi mesi, anche io ho le mie cose da scrivere. E qua dentro ce ne è anche per lei”.
E l’aveva con sé anche quell’ultima mattina, domenica 19 luglio 1992, nella sua casa di Villagrazia. La moglie ne è certa, l’aveva visto riporla nella valigetta assieme alle altre carte e al suo costume da bagno ancora umido.
Ma nell’inferno di via D’Amelio, tra fumo, fiamme, case sventrate e brandelli di resti umani, l’agenda non c’era più. La borsa da lavoro del giudice era ancora appoggiata sul sedile posteriore dove l’aveva lasciata prima di scendere e citofonare alla madre che, quel giorno, avrebbe dovuto portare dal cardiologo. Era leggermente annerita, aperta e conteneva tutto, anche il costume, ma l’agenda rossa del giudice no. Sparita.
Un mistero rimasto intatto e inesplorato, almeno fino a non molto tempo fa quando dallo studio di un fotografo, Franco Lannino, spunta un’immagine a colori che ritrae un uomo con in mano la borsa del giudice.
Da allora sono ripartite nuove indagini già messe in crisi tra dichiarazioni contraddittore e quelli che sembrano essere veri e propri tentativi di depistaggio.
L’agente individuato nella foto è l’allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli che rispondendo agli inquirenti ha riferito, in un primo momento, di non averla mai aperta e di averla consegnata a due magistrati: il dottor Teresi, oggi sostituto procuratore generale e a Giuseppe Ayala, oggi parlamentare. Il primo ha negato decisamente l’accaduto ritenendolo alquanto strano visto che conosceva bene Arcangioli, il secondo invece, giunto quasi immediatamente sul posto, (abitava infatti a 500 metri), ricorda di averla notata lui stesso, la cartella di cuoio, e di averla “materialmente presa o indicata e comunque affidata ad un carabiniere in divisa”.
Versioni diverse ognuna delle quali rimasta intatta, tranne per Arcangioli che ha rincarato sostenendo di aver aperto la borsa insieme ad Ayala e di aver constatato assieme che l’agenda non c’era. Una versione che il politico ha smentito con forza durante un confronto abbastanza acceso con l’ufficiale. A confermare la sua ricostruzione dei fatti il giornalista Felice Cavallaio: “Ayala la affidò a un esponente delle forze dell’ordine in borghese e ad un ufficiale dei carabinieri in divisa senza aprirla, io non ne seppi più nulla”.
Dov’è questa agenda? Esisterà ancora o sarà stata distrutta? E se è nelle mani di qualcuno, è strumento di ricatto?
Lo stesso potrebbe dirsi per i diari di Falcone, anch’essi inghiottiti nel nulla come probabilmente alcuni dei file trafugati dalle sue agende elettoniche e dai computer.
Cosa cercavano e chi?
Si parla sempre in questi casi di servizi segreti, o servizi deviati che dir si voglia, misteriose figure agli ordini di ancor più ignoti che agiscono per far sparire, depistare, ingannare. Tracce oscure sono più che evidenti anche nella fase esecutiva della strage di via D’Amelio, della quale, per assurdo, sono note quasi tutte le dinamiche tranne chi premette quel pulsante e da dove. Il lavoro estenuante degli inquirenti, scrivono i giudici a conclusione del processo stralcio chiamato Borsellino bis, sembra essersi scontrato contro un altro ennesimo muro di gomma, un’insormontabile barriera oltre la quale sembra non sia possibile andare.
Presenze esterne a Cosa Nostra, mandanti convergenti con i mafiosi di cui abbiamo solo qualche indizio.
Anni di indagini che hanno coinvolto anche personaggi di primo piano dello scenario politico come Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
Una pista, come altre, finita nell’oblio dell’archiviazione nonostante siano stati riconosciuti “ripetuti e non casuali contatti” tra Fininvest e Cosa Nostra.
Sono rimaste aperte a tutt’oggi questa inchiesta legata all’agenda rossa (cui è dedicato l’ottimo libro di Peppino Lo Bianco e Sandra Rizzo dal titolo omonimo di cui pubblichiamo a seguire alcuni passaggi) e uno stralcio di indagine che da Palermo è passato, proprio in questi giorni, a Caltanissetta.




 
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    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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