Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Thursday
Oct 16th
Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Perchè la mafia ha vinto
Perchè la mafia ha vinto PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Perchè la mafia ha vinto
Pagina 2
Pagina 3

giancarlo-caselli-web.jpg

di Gian Carlo Caselli
Più di un secolo fa, nel suo saggio “Che cosa è la mafia” Gaetano Mosca scriveva: “È strano notare come coloro che discorrono e scrivono di mafia […] raramente abbiano un concetto preciso ed esatto della cosa, o delle cose, che colla mafia vogliono indicare». Un vecchio vizio, tutto italiano, che per fortuna contempla vistose ed importanti eccezioni.



Tra queste – indubbiamente – le ricerche e gli studi di Nicola Tranfaglia, ormai patrimonio consolidato per tutti coloro che di mafia vogliano sapere qualcosa di più serio  rispetto alle…fiction televisive di moda. L’ultima fatica di Nicola Tranfaglia (preziosa come le precedenti)  si intitola “Perchè la mafia ha vinto”.  In realtà si tratta di una storia della mafia che ci aiuta a capire meglio che cos’è la mafia oggi,  nel terzo millennio, a quindici anni dalle tremende stragi palermitane del ’92.
 
L’Autore sa bene che sempre più  si deve parlare di «mafie», anziché di «mafia», perché accanto alle mafie “tradizionali” ( Cosa nostra siciliana , ‘Ndrangheta calabrese , Camorra napoletana  e Sacra corona unita pugliese) il nostro Paese,  aduso ad «esportare» anche il crimine organizzato, si trova nell’inedita situazione di dover ospitare nuove mafie d’importazione (russa, albanese, cinese, nigeriana, ecc.), che in questi ultimi anni si sono insediate nel territorio e che talora interagiscono con le più antiche organizzazioni mafiose nazionali. Mentre il processo di globalizzazione finanziaria ha inevitabilmente influito sulle più recenti forme di manifestazione dell’economia criminale, imponendo una più spiccata interazione fra le varie organizzazioni mafiose del mondo, i cui interessi e capitali illeciti si incontrano nel mercato globale del grande riciclaggio internazionale, con evidenti intrecci fra la macrocriminalità del riciclaggio e parte consistente di quel potere finanziario – più o  meno “grigio” -  che ormai opera, spesso senza adeguati controlli, nell’intero ambito planetario. 
 
Oggi, pertanto, la base di partenza di qualunque ragionamento sulle mafie è che esse , pur nella radicale continuità con se stesse, pur mantenendo ( in molti casi) un evidente radicamento localistico, sono ormai in grado  di condurre attività illecite in una dimensione globale e reticolare.  Così da costituire una vera  e propria impresa multinazionale, che produce ricchezza attraverso mille traffici e affari illeciti, cui si affiancano imprese legali di copertura o riciclaggio.
 
Ma non volendo – né potendo -  scrivere un’enciclopedia sterminata, Tranfaglia ha giustamente scelto di limitarsi  a seguire un “filo centrale”, incentrandolo su “Cosa nostra” ed in particolare sui suoi rapporti con le classi dirigenti del Paese. Constatando innanzitutto come questa organizzazione criminale sia oggi capace  – forse più che nel passato– di mimetizzarsi e scomparire. La mafia siciliana, infatti, dopo avere attuato ed esibito con le stragi  del 1992 una violenta e spietata strategia d’attacco frontale allo Stato, ha dovuto subire un’efficace reazione (latitanti arrestati come mai in precedenza, per numero e caratura criminale, tra cui gli autori materiali di quelle stragi; beni mafiosi sequestrati per decine di miliardi; veri e propri arsenali di armi requisiti). E ha subìto anche la stagione dei processi, che per i suoi affiliati si sono conclusi con pesantissime condanne. Ed ecco che la mafia, duramente colpita, sceglie di attuare una sorta di «strategia della tregua» finalizzata, fra l’altro,  a far dimenticare la sua tremenda pericolosità. Niente più stragi, niente più omicidi eclatanti; regna lo spirito di mediazione anziché la logica dello scontro aperto. Bernardo Provenzano, regista di questa nuova stagione, adotta la tecnica del «cono d’ombra», con l’obiettivo, appunto, di rendere invisibile l’organizzazione, di inabissarla. Si fa ricorso alle armi soltanto come extrema ratio e si riduce, di conseguenza, il numero dei regolamenti di conti interni. Quando si elimina qualcuno, il suo cadavere viene fatto sparire (le cosiddette «lupare bianche»), così da rendere più difficile la percezione dell’entità della violenza omicida messa in atto. La mafia di Provenzano è sempre più una mafia degli affari: l’intromissione di Cosa Nostra in tutti gli appalti di un certo rilievo serve a presentarsi come volano di un’economia che altrimenti – si vuol far credere – resterebbe inerte e improduttiva. In questo modo Cosa Nostra cerca di dissimulare il suo volto più feroce, per recuperare e sviluppare spazi di intervento e per rafforzare i meccanismi di accumulazione di capitale illecito. Con una peculiarità che complica le cose perché, secondo tradizione, essa tende anche a proporsi come soggetto politico-sociale capace di controllare l’economia e di esercitare una funzione di (apparente) sviluppo, anche sostituendo o integrando le competenze pubbliche.
 
La strategia con la quale la mafia ha affrontato il nuovo millennio è quindi meno sanguinaria, ma più insidiosa, perché favorisce l’affievolirsi dell’attenzione sulla questione mafia in conseguenza del calo «statistico» dei fatti di sangue conosciuti. Ma è proprio nei periodi di pax mafiosa che Cosa Nostra dimostra maggiore forza, capacità di infiltrarsi nel tessuto economico-sociale e di intrecciare nuove relazioni anche sul versante dell’intermediazione fra popolazione meridionale e luoghi decisionali della cosa pubblica. E’ allora che essa amplia  la propria sfera di intervento, mirando ad influenzare anche gli orientamenti politici (a partire da quelli elettorali) nelle zone sottoposte al suo controllo.
 
 E’ a partire da questi dati che Tranfaglia arriva alla conclusione che “la mafia ha vinto”.  Mi sembra importante, però, elencare anche  i cambiamenti in positivo che l’antimafia ha registrato nel corso degli anni ( soprattutto gli ultimi 15), per verificare come la celebre riflessione di Giovanni Falcone  - con la quale lo stesso Tranfaglia apre il suo libro –  secondo cui  “la mafia è un fenomeno umano,  e come ha avuto un inizio così avrà una fine” non fosse una frase fatta, buona solo per esorcizzare il problema. Indicava un percorso possibile, lungo il quale ci sono compiuti passi anche significativi. La strada è  certo ancora lunga ed impervia. Il cammino compiuto fino ad oggi è insufficiente per molti profili. E tuttavia ci sono stati momenti positivi, dei quali innanzitutto vorrei   parlare.
 
Non dimentichiamo che c’era una volta in cui la mafia…. neppure esisteva. Anzi peggio: il Procuratore generale della Corte di cassazione Giuseppe Guido Lo schiavo, il più alto magistrato italiano, su una rivista giuridica (negli anni Cinquanta) scriveva testualmente: “si è detto che la mafia disprezza polizia e magistratura, è una inesattezza. La mafia ha sempre rispettato la magistratura e la giustizia e si è inchinata alle sue sentenze e non ha ostacolato l’opera del giudice. Nella persecuzione dei fuorilegge e dei banditi ha addirittura  affiancato le forze dell’ordine. Oggi  si fa il nome di un autorevole successore nella carica tenuta da Don Calogero Vizzini, in seno della consorteria occulta. Possa la sua opera essere indirizzata sulla via del rispetto delle leggi dello Stato e del miglioramento sociale della collettività”.  Se oggi qualcuno, Procuratore generale o no, si esprimesse in questi termini, l’invettiva che Grillo ha fatto diventare di moda sarebbe assolutamente  scontata. Oggi sono i mafiosi che devono scendere in piazza per far sapere che la mafia non esiste. Roberto Saviano torna in Campania a Casal di Principe e  Nicola Schiavone (padre del boss Francesco, il famigerato Sandokan) in piazza deve gridare - feroce, minaccioso, ma in una certa misura anche patetico - che la camorra non esiste e se l’è inventata Saviano per vendere più copie del suo libro…
 
Altri cambiamenti  si registrano sul piano degli strumenti di contrasto investigativo-giudiziario. Una volta c’era soltanto il 416 bis, l’associazione a delinquere semplice,  ed era – di nuovo parole di Falcone – “come dover combattere contro un carro armato, la mafia, con una cerbottana”. Si perdeva. Adesso invece ,  sia pure con grave ritardo e soltanto dopo la morte di  Pio La Torre e del generale Dalla Chiesa, abbiamo il 416 bis: uno strumento mirato, calibrato  sulla realtà specifica delle associazioni mafiose. Abbiamo la Procura nazionale Antimafia con la sua banca dati, uno strumento davvero importantissimo, un patrimonio inestimabile di conoscenze formato acquisendo tutti i dati significativi ovunque disponibili. Abbiamo la DIA (direzione investigativa antimafia). Abbiamo un uso massiccio ormai della tecnologia: in particolare le intercettazioni telefoniche e ambientali,  che consentono il monitoraggio continuo  dei punti “sensibili”, anche per la ricerca dei latitanti: che conseguentemente non possono non vivere costantemente sotto tensione, braccati di continuo come sono, mentre una volta non venivano neppure cercati. E dopo le stragi del 1992,  abbiamo avuto  la legge sui “pentiti” e la legge sul trattamento carcerario di giusto rigore dei mafiosi detenuti: strumenti che sono stati decisivi per risalire la china quando il terrorismo stragista dei mafiosi sembrava incontenibile. Quando nel nostro Paese si  era verificato qualcosa di simile all’11 settembre di New York: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come le Torri Gemelle, simboli abbattuti da una violenza politica totalizzante, con obiettivi proiettati ben oltre le vittime immediatamente colpite. Quest’immagine ( che è di Andrea Camilleri) esprime bene il gravissimo pericolo che si abbatté sull’Italia: il pericolo di diventare uno stato-mafia, un narco-stato di tipo colombiano, dominato da un’organizzazione criminale stragista. Per fortuna, con il concorso di tutti (istituzioni, società civile, forze dell’ordine e magistratura), invece di precipitare in un abisso senza fondo, siamo riusciti a resistere.
 
Per certi profili, sul piano investigativo-giudiziario  facciamo  persino scuola. E non è un caso che la nuova convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità trans-nazionale firmata a Palermo, nel dicembre 2000, preveda tutta una serie di misure pensate con riferimento alla realtà specifica delle organizzazioni criminali, quale emersa dall’esperienza di contrasto maturata sul campo soprattutto  nel nostro Paese. Ecco allora,  in questa convenzione ONU, la previsione come reato della partecipazione ad un gruppo criminale organizzato, la confisca dei beni dell’associazione, la protezione dei testimoni, l’assistenza delle vittime, l’incentivazione dei “pentimenti”. Noi oggi, condizionati da una certa black propaganda, quando parliamo di “pentiti”  ci tappiamo il naso, o peggio. In questa convezione ONU c’è invece scritto che i “pentimenti” devono essere incentivati mediante sconti di pena, fino all’immunità per quegli ordinamenti che l’immunità prevedano. Piuttosto va detto  ( e lo vedremo meglio in seguito) che mentre facciamo da modello, esportando le nostre esperienze, poi tendiamo incredibilmente  ad arretrare per quanto riguarda noi stessi.
 
Altre novità positive si possono riscontrare  sul piano della lotta all’estorsione, un punto di forza delle mafie ( come si sa), sia per l’accumulazione di profitti illeciti, sia per il controllo del territorio. Ricordiamo tutti la vicenda di  Libero Grassi, che aveva denunciato il racket, aveva pubblicamente dichiarato che non avrebbe pagato. E però Grassi fu a sua volta  denunciato dal presidente degli industriali di Palermo, che gli intimò di smetterla perchè: “i panni sporchi si lavano in casa”. Così Grassi restò isolato e venne ucciso. Ancora recentemente, non più di due anni fa, una inchiesta del Censis  ha accertato che il 42,5 % degli imprenditori del sud  interpellati riteneva che senza mafia avrebbe potuto  fortemente  incrementare il proprio fatturato. Ma è con amarezza che il Censis rilevava come gli imprenditori siciliani detenessero un singolare primato con i colleghi calabresi: quello di avvertire di meno o addirittura di negare il problema della mafia. Evidentemente  pensavano che i padrini garantissero più sicurezza delle forze dell’ordine e che se c’era da pagare una tassa era (come dire) un costo di gestione da accettare senza fare troppe storie. 
 
Oggi dei cambiamenti (pochi, fragili e  precari fin che si vuole: ma  pur sempre  significativi) ci sono.  La positiva esperienza antiracket  di Tano Grasso  che va estendendosi dalla Sicilia in altre parti del Paese; la Confindustria siciliana che espelle chi paga il pizzo, con l’ appoggio della Confindustria nazionale; altri importanti segnali di recupero in Calabria. Finalmente, anche se con fatica, qualcosa si muove.
 

 
< Prec.   Pros. >
passaparola
  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg


    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


    LEGGI TUTTO...
     
 

NewsLetter

newsletter-home.jpg


Video

IL VIDEO/TUTORIAL DEL SITO ANTIMAFIADUEMILA

tutorial-web.jpg
banner-processi-ok.gif

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Google Adv

Statistiche

Utenti: 762
Notizie: 5820
Collegamenti web: 68
Visitatori: 2356431

Libri

giornalismimafie-home.jpg

Libri

parole-donore-home.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-big--web1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg