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Rassegna Stampa
E Pechino stringe la morsa sui media Tienanmen vietata alle telecamere | E Pechino stringe la morsa sui media Tienanmen vietata alle telecamere |
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di FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Dai Giochi della trasparenza alle Olimpiadi della censura. La rivolta tibetana ha innescato una catena di reazioni difensive nel regime cinese. Finita l´operazione-simpatia, si passa dal nervosismo alla paranoia. Pechino fa marcia indietro rispetto ad alcuni progressi degli ultimi anni nella libertà di lavoro della stampa estera. L´ultimo segnale è il divieto di ogni ripresa televisiva da Piazza Tienanmen, che resterà «invisibile» ai telespettatori del mondo intero da qui alle Olimpiadi. È una brutta sorpresa per i network mondiali: l´americana Nbc ha investito da sola ben 2,3 miliardi di dollari per i diritti televisivi sui Giochi e contava di utilizzare ampiamente la più celebre piazza della capitale. Tienanmen è un luogo-simbolo, carico di ricordi e significati politici. È la più larga piazza urbana del mondo, nella sua dimensione attuale l´immensa spianata è il risultato degli sconvolgimenti urbanistici voluti da Mao Zedong nel 1949, con la distruzione di vecchi quartieri e l´imposizione di uno stile titanico influenzato dall´Unione sovietica. Teatro di adunate oceaniche delle Guardie rosse durante la Rivoluzione culturale, e di imponenti sfilate militari nelle ricorrenze ufficiali, Tienanmen unisce i luoghi storici del potere antico e contemporaneo: l´ingresso della Città Proibita, la sede del Congresso, il mausoleo con la salma di Mao. Ma nella memoria resta impressa per l´ultima tragedia, quando il 4 giugno 1989 i carri armati dell´Esercito popolare di liberazione schiacciarono nel sangue la protesta studentesca. Nei piani del regime le Olimpiadi dovevano cancellare nell´opinione pubblica internazionale il ricordo del 1989. La Repubblica popolare si preparava a usare i Giochi per imporre un´immagine nuova, fiduciosa e rassicurante. Ora quelle speranze sono compromesse. Anche se il boicottaggio dei Giochi è improbabile, la rivolta iniziata il 10 marzo a Lhasa ha spezzato l´incantesimo. Pechino riceverà mezzo milione di turisti, diecimila atleti e oltre ventimila giornalisti in un clima meno rilassato e amichevole del previsto. Il regime si rimangia impegni formali che aveva preso con il Comitato olimpico internazionale. Il divieto di filmare Piazza Tienanmen non è stato motivato ma la ragione è evidente: il governo teme proteste improvvise e vuole oscurare un placoscenico prediletto dai manifestanti. Per la stessa ragione il Tibet è stato «chiuso» alla stampa estera. Il divieto di accesso viene esteso a tutte le enclave tibetane nelle provincie limitrofe, come lo Sichuan dove la ribellione continua e ieri è morto un poliziotto. È una clamorosa marcia indietro nella libertà concessa ai giornalisti stranieri: dall´inizio del 2007 il regime aveva allentato i controlli, eliminando l´antica normativa che imponeva di segnalare i nostri spostamenti nelle provincie e chiedere l´autorizzazione per i reportage. Il consolato Usa a Pechino avverte inoltre i turisti americani che con ogni probabilità gli alberghi per stranieri durante i Giochi saranno invasi di microspie e dispositivi di spionaggio elettronico anche per monitorare Internet e le email. Mentre stringe la morsa della censura, il regime cinese sta anche soffiando sul fuoco del nazionalismo e della xenofobia. Dopo una breve pausa iniziale in cui i mass media di Stato avevano messo il silenziatore alla rivolta tibetana, ora gli ordini di scuderia spingono nella direzione opposta. L´opinione pubblica viene bombardata di immagini raccapriccianti (e a senso unico) sulle violenze commesse dai manifestanti tibetani contro la popolazione di etnìa cinese han a Lhasa e in altre zone del Tibet. Fatto rarissimo per la tv pubblica Cctv, che di solito evita le notizie negative e diffonde immagini di violenze solo se accadute all´estero, la copertura delle aggressioni tibetane contro cittadini cinesi indifesi è dettagliata, con particolari scabrosi: sui teleschermi continuano a comparire gli scheletri carbonizzati di una famigliola cinese arsa viva dai manifestanti. Certe immagini sono un falso clamoroso: la foto di un presunto attentato incendiario a un autobus, attribuito alle manifestazioni di questi giorni, è in realtà riciclata da un fatto di cronaca di tre anni fa. L´opinione pubblica è sotto choc. Sui forum online dei giornali e nella blogosfera s´ingrossa l´onda di piena del risentimento cinese contro i tibetani. Anche noi siamo nel mirino: la propaganda di Pechino ha lanciato una campagna per denunciare la disinformazione dei mass media occidentali e «smascherare» le distorsioni nella cronaca delle manifestazioni tibetane. La Cnn sarebbe stata colta in flagrante perché una foto del suo sito, tagliata, non mostra alcuni manifestanti tibetani impegnati in una sassaiola contro un camion. Ma il governo rifiuta il rimedio più efficace per consentirci un´informazione «equilibrata»: lasciarci entrare in Tibet e in tutte le zone sotto assedio, per vedere con i nostri occhi. LA REPUBBLICA EDIZIONE NAZIONALE 25 MARZO 2008 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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