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Rassegna Stampa
"L’antiracket e' risorto, ora la politica non lo rimetta sotto il tappeto" | "L’antiracket e' risorto, ora la politica non lo rimetta sotto il tappeto" |
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di Enrico Fierro Il pizzo a Napoli («dottò mettete na fettina di prosciutto nel panino», che poi prosciutto non è ma una banconota da euro 500). Le bombe a Palermo, la rassegnazione di commercianti e imprenditori della Calabria che pagano, sempre e senza discutere. E quelli che si tappano le orecchie per non sentire appelli e denunce e semplicemente convivono, perché così si è fatto sempre e così si fa. Tano Grasso conosce il mondo del racket in tutte le sue pieghe, perché lo combatte da anni. Ha raccolto commercianti vessati, li ha riuniti uno per uno come carbonari, in luoghi nascosti, lontano da occhi e orecchie indiscrete. Ha organizzato così associazioni, movimenti, proteste corali che hanno anche prodotto leggi per una maggiore protezione a quanti decidono di dire no alla odiosa pratica del pizzo. E oggi, Tano Grasso, che succede? «Faccio gli scongiuri, ma dico che il momento è buono, siamo di fronte ad una nuova stagione di impegno civile. Soffia lo stesso vento degli anni Novanta, quello di Capo d’Orlando, per capirci, quando i commercianti decisero di organizzarsi e di dire basta con il pizzo. Lo stesso clima di sensibilità e impegno scaturito dall’omicidio di Libero Grassi, sento una identica indignazione, una voglia di fare che ci apre il cuore. Perché rispetto a quel periodo c’è l’importante novità di Palermo, la rivolta di commercianti e imprenditori, l’impegno e le prese di posizione di Confindustria. È lì la svolta, la vera novità di questi ultimi tempi». Un momento magico? «Può essere, la lotta alla mafia - penso agli arresti di boss importanti in Sicilia, alle operazioni in Calabria e Campania - ha fatto passi avanti importanti. Ma c’è ancora tanto da fare e il successo dipende da troppi fattori. La politica, ad esempio...».
Che fa la politica?
«Cosa non fa. Non è riuscita ad intercettare questo movimento, a
valorizzarlo, a comprenderne l’effettivo valore di civiltà, di richiesta di
modernità per il Sud. C’è una sorta di colpevole indifferenza da parte della
politica rispetto a questo moto di indignazione civile, tranne che per qualche
apparizione da teatrino fatta per mettersi la coscienza a posto. Diciamo la
verità, questo movimento ce lo sentiamo troppo addosso noi da soli».
Come spiegare questo atteggiamento da parte della politica?
«Con un ragionamento. Quando noi parliamo di racket parliamo di qualcosa che tocca migliaia di imprenditori meridionali. Il nostro movimento rompe equilibri, mette in discussione la convivenza tra economia e mafia. Attenzione, ho detto convivenza non connivenza, l’illusione che convivere con la mafia e le sue imprese si può, anche pagando quella tassa aggiuntiva che si chiama pizzo. Quando tu denunci, quando dici all’imprenditore pulito che non ha niente a che vedere con i boss che non deve pagare, quando sposti organizzazioni come la Confindustria, allora spacchi equilibri consolidati, metti in discussione un modo di essere dell’economia e della politica in aree importanti del Paese. Crei quasi una sorta di fastidio, e metti in discussione voti e consensi».
La lotta alla mafia è presente nei programmi elettorali?
«E chi l’ha vista? Ho sfogliato i programmi e ho trovato labili e rituali tracce. Ho letto con attenzione il programma del Pd e non trovo risposte adeguate. Non c’è la tensione necessaria a trasformare il Mezzogiorno in questione nazionale. Ma cos’è il Sud se non affronti di petto il tema della lotta alle mafie? Quando questo tema diventerà il punto centrale di ogni azione di modernizzazione del Paese? Eppure ci sono dati allarmanti. Ne cito uno solo: su 100 imprese straniere che investono in Italia una sola decide di farlo nel Sud. E’ un dato da piegarti in due. Che futuro può avere questa parte del Paese che va dalla
Campania alla Sicilia, l’unica area del mondo dove non c’è circolazione di
capitali e di imprese?».
I partiti sono disattenti perché forse la lotta alle mafie non paga in termini elettorali, soprattutto nel Sud... «Su questo ci sarebbe da discutere e molto. La gente ha attenzione, lo raccontano il successo dei libri che parlano di mafia, camorra e ‘ndrangheta, e l’attenzione con la quale il pubblico televisivo ha seguito la fiction “Il coraggio di Angela”, sulla storia della mia amica Silvana Fucito, donna e imprenditrice coraggiosa che ha saputo dire il suo no ai camorristi. No, i partiti non possono mettersi a posto la coscienza con qualche candidatura di bandiera, ci vuole la consapevolezza che la battaglia antimafia è una cosa seria, dura. Un impegno che non crea un consenso immediato, ma nel lungo periodo.
La politica se la sente di rompere un equilibrio sociale al Sud fondato
sulla convivenza? Chi paga il pizzo, anche se è onesto e non colluso, alimenta
il blocco sociale mafioso, questo Confindustria lo ha capito. Quando parli del
Sud, del lavoro ai giovani, della libertà di mercato, dello sviluppo, se non
parli innanzitutto di questo, di cosa parli?».
Sud, Napoli e i rifiuti... «La crisi della monnezza ha alzato il livello della tolleranza che i napoletani hanno verso i disagi e l'emergenza. Se si sopporta che la spazzatura arrivi fino al primo piano, si accetta pure il racket. La monnezza è un dramma sociale, etico, non solo ambientale. La monnezza che si accumula davanti casa intacca il senso civile di una comunità». L'UNITA' 25 MARZO 2008 |
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In edicola dal 3 marzo 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del senato
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 57 |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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