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Presentazione del libro ''Il Patto'' di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci PDF Stampa E-mail

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''Leggere per capire, parlare per condividere'' di Associazione Urba presenta “Il Patto” con Nicola Biondo.
Presso l'aula “Italo Falcomatà” dell’Università per gli stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, giovedì 4 Marzo alle ore 17...




...nell’ambito della rassegna “Leggere per capire, parlare per condividere” proposta dall’Associazione Urba-Strill.it, Giusva Branca e Raffaele Mortelliti dialogheranno con Nicola Biondo, coautore con Sigfrido Ranucci de “Il Patto”, l'accordo segreto tra Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato”, edizione Chiarelettere.
L'autore si confronterà con il pubblico su una vicenda vera e inedita, di cui pochissimo si è scritto e parlato. Racconterà la storia di Luigi Ilardo, infiltrato tra i mafiosi negli anni delle stragi, all'inizio della Seconda repubblica e che nel 1995, condusse i carabinieri nella campagna di Mezzojuso, fino al casolare del boss Provenzano, senza che questi ne provvedessero all’arresto.
I tempi all’epoca non erano maturi, bisognava aspettare e così anni dopo, arrivò l’auto-consegna di Provenzano, com’era già stato per Riina.

il-patto-home.jpg In 338 pagine, da leggere tutto d'un fiato, il libro-inchiesta svela i termini del famoso “Papello”, la presunta trattativa tra Stato e Mafia, patti e arresti di capimafia (“In Sicilia i capi o muoiono o si vendono” - si legge nel libro), fa i nomi, tutti, senza riguardo per nessuno, provando a penetrare quel periodo oscuro del nostro Paese che va dal 30 gennaio 1992, giorno del passaggio in giudicato delle condanne relative al maxiprocesso di Palermo al 31 ottobre 1993, quando, per motivi ancora oscuri, davanti allo stadio Olimpico di Roma un’auto imbottita di esplosivo non salta in aria. In mezzo troviamo di tutto: dall’omicidio di Lima a quelli di Falcone e Borsellino, alle stragi nel centro-nord Italia. In mezzo c’è, ormai quasi certamente, una trattativa che si chiude con un accordo inconfessabile: il patto
Nel 1994, nessuno ascolta Ilardo, a parte il colonnello Riccio, che registra tutto. Ed è incredibile perché proprio l’infiltrato porterà gli uomini del Ros nel casolare di Provenzano.
Ma in tutta questa vicenda spicca un quesito che sembra non aver risposta: “Perché il boss non fu arrestato?”. Dice Mori ai magistrati di Palermo: “Non ricordo… tenga presente che io ero responsabile di una struttura quindi avevo una serie di problematiche…”. E il suo vice Mario Obinu: “Abbiamo localizzato il casale… (va considerata) la difficoltà tecnica di entrare, in quanto era costantemente occupato da pastori, mucche e pecore”. Risultato? Provenzano continuerà a trattare con i nuovi referenti politici della Seconda repubblica. E Ilardo sarà ammazzato dalla mafia nel 1996, pochi giorni prima di diventare ufficialmente pentito.

LEGGI LA RECENSIONE DEL LIBRO:
Clicca!

VISITA: chiarelettere.it



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    Di mafia e di deviazioni. Che Stato è il nostro?
    (seconda puntata. Che schifo!)


    di Giorgio Bongiovanni

    cop-65-web_2.jpgLa notizia è come un pugno nello stomaco. L’ex capo della Squadra Mobile e poi questore di Palermo, Arnaldo La Barbera, era al soldo dei servizi segreti. Proprio lui, l’ex superpoliziotto che nel ‘92 veniva nominato con un decreto ad hoc al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire unicamente le indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, morto di tumore nel 2002. Nel libro “L’Agenda nera” scritto dai colleghi Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza scopriamo che i magistrati di Caltanissetta si sono recati recentemente negli uffici dell’Aisi (ex Sisde) e hanno potuto finalmente sfogliare gli album fotografici e gli elenchi degli 007 che tra gli anni Ottanta e Novanta hanno operato in Sicilia sotto copertura.
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