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"Una commissione parlamentare per la verita' sulle stragi di mafia" | "Una commissione parlamentare per la verita' sulle stragi di mafia" |
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di Maria Vittoria Giannotti - 23 marzo 2008
Procuratore, la Procura fiorentina ha chiesto l’archiviazione. «La giustizia ha delle scadenze e dei tempi definiti che non possono non essere rispettati. In questo caso, la richiesta di archiviazione è stata una scelta obbligata, in mancanza di nuovi input. Ma la legge prevede anche che in qualunque momento dovessero emergere nuovi elementi, le indagini vengano riaperte. Cosa serve per riaprire le indagini? «Le dichiarazioni attendibili di qualcuno che sa. Ma su questo punto le speranze sono un po’ inaridite». Forse passando il tempo, venendo meno certi interessi… «Questa è una possibilità, ma bisogna che si verifichi. Per i processi ci vogliono prove, e non sospetti». I colpevoli, sono stati individuati, e sono tutti interni a Cosa Nostra. «È uno dei pochi casi, in Italia, in cui, per una strage, siamo arrivati a un punto fermo, a una condanna definitiva». Oltre al delitto di strage, gli inquirenti contestarono anche l’aggravante di eversione. «Perché l’ipotesi investigativa, vagliata nel corso di questi quindici anni, era che Cosa Nostra volesse costringere lo Stato a eliminare leggi non gradite. E questo è proprio il concetto di terrorismo, accolto dalla nostra legislazione a partire dal 2005: una condotta che provoca un grave danno allo Stato con la finalità di costringere un’autorità a fare o non fare qualcosa». Ma cosa temeva la mafia? «Tanto per cominciare, in seguito alla strage di via D’Amelio, nel luglio del ’92, fu introdotto l’articolo 41 bis, che rendeva possibile l’applicazione del regime speciale, il cosiddetto carcere duro, ai detenuti per reati di criminalità organizzata. E poi, proprio nei primi anni Novanta, si infittirono i sequestri e le confische dei beni di proprietà delle cosche, resi possibili grazie alla legge introdotta nel settembre del 1982, un’altra legge che, alla mafia, non era mai andata giù perché ne minava la potenza economica. Stesso discorso per la legge sulla protezione dei collaboratori di giustizia del gennaio del ’91. A metà degli anni Ottanta pentiti del calibro di Tommaso Buscetta, Antonino Calderone, Totuccio Contorno avevano cominciato a parlare». E la mafia, quindi, dichiarò guerra allo Stato. Ma perché colpire le città d’arte? «Questo è stato un argomento su cui gli investigatori hanno riflettuto a lungo. Colpendo una persona, che fosse un investigatore o un magistrato, c’era sempre la possibilità che questi venisse sostituito e qualcun altro portasse avanti il lavoro intrapreso. Colpendo, invece, dei simboli artistici irripetibili, si otteneva lo scopo di provocare un danno irrimediabile al turismo. Tantevvero che, secondo quanto emerse dalle indagini, uno dei progetti, poi non attuati, era quello di spargere siringhe infette sulle spiagge dell’Adriatico. L’obiettivo, insomma, era quello di portare un danno economico concreto, costringendo lo Stato a fare dietrofront». Però lo Stato rispose con fermezza. Non ci fu alcuna trattativa. «Come è giusto che sia». Per scoprire i concorrenti esterni di quelle stragi sono state aperte quattro inchieste, tutte archiviate. Oggi che cosa è possibile fare per non lasciare che tutto il lavoro svolto finora vada perduto? «La giustizia penale non arriva dappertutto. Tre anni fa, nel corso di un convegno, proposi l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta per esplorare quest’aspetto rimasto, per così dire, scoperto». In questo caso non ci sono scadenze. Crede che questa sia una strada ancora percorribile? «Sì, quanto meno per dare tranquillità alle coscienze». L'UNITA' 23 MARZO 2008 |
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Una fase di stasi che prelude nuovi equilibri e nuovi accordi. Dentro
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Inserto Terzo Millennio N. 57 |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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