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Liechtenstein, nella lista spunta il "Partito italiani nel mondo" | Liechtenstein, nella lista spunta il "Partito italiani nel mondo" |
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Non solo politici e imprenditori, ma anche personaggi dello spettacolo nella black list del fisco in cui figurano nostri connazionali con conti in Liechtenstein. Le voci che circolavano in merito hanno trovato una conferma quando è filtrato il nome della cantante Maria Ilva Biolcati, in arte Milva. DI MARINO BISSO E CARLO PICOZZA ROMA - Ora dal Principato spunta anche un deposito di 5,5 milioni di euro intestati al «Partito italiani nel mondo». Più precisamente a Enrico Giuliano e Giannandrea Tavecchia, già collegati alla One Comm di Piombino, fabbrica di telefonini che dopo aver beneficiato di provvidenze pubbliche chiuse i battenti e fu travolta da un´inchiesta per truffa. Così, con i capitani di industria, i personaggi dello spettacolo e dello sport, dalla black-list del Liechtenstein esce il conto intestato a un movimento politico. Accanto ai nomi dei titolari la sigla «Pep», persona esposta pubblicamente, un modo per segnalare che il conto potrebbe nascondere un prestanome. Il deposito figura tra quelli dei 400 correntisti italiani, clienti della banca Lgt di Vaduz molti dei quali sarebbero dei prestanome, anch´essi indicati con la sigla Pep. E ora dopo gli accertamenti della finanza e dell´Agenzia delle entrate, nel mirino della procura di Roma, finiscono le «posizioni da approfondire», dieci in tutto, per le quali i magistrati procederanno a iscrivere i primi indagati. Ma sull´elenco dei presunti evasori, trasmesso due mesi fa al ministero dell´Economia dai servizi segreti tedeschi, non lavorano solo i magistrati della capitale e la Direzione nazionale antimafia. Acquisita la lista nera dall´Agenzia delle entrate, entrano in campo anche i pm di Palermo. Le procure ipotizzano l´evasione fiscale e il riciclaggio. Illeciti che però potrebbero essere finiti in prescrizione (visto che i conti risalgono almeno a sei anni fa), o essere stati sanati con la legge del cosiddetto scudo fiscale introdotta nel 2002 dal governo Berlusconi. Intanto è cominciata la ridda di precisazioni. E smentite. Una arriva proprio dal leader di "Italiani nel mondo", il senatore Sergio De Gregorio: «Il nostro movimento non ha alcun conto corrente nel Liechtenstein». E i due intestatari del deposito? «Non sono né nostri iscritti né simpatizzanti». Le indiscrezioni si avvicendano mentre continuano a trapelare cifre e nomi. Ci sono i 33 milioni di euro che potrebbero portare al presidente del gruppo Italcementi, Giampiero Pesenti. Di fianco al nominativo, i funzionari dell´Agenzia delle entrate che hanno redatto l´elenco in base ai documenti forniti dagli 007 tedeschi, hanno lasciato un punto interrogativo. Di seguito sono indicati degli anni e una nazione: «2001, 2002, 2003. Svizzera». Ma alle voci sull´eredità materna che sarebbe all´origine del conto, replica lo stesso Pesenti: «Mai avuti conti in Liechtenstein e l´eredità di mia madre non ha niente a che fare con quel deposito: sono ancora in corso le pratiche per la successione». Nell´elenco figurano anche manager della sanità e imprenditori di colossi farmaceutici. Tra questi, Alberto Sergio Aleotti, 85 anni titolare della multinazionale Menarini, con la giacenza più consistente, 476 milioni. Anche da lui arriva una smentita. Gli fa eco la famiglia Mian, fino agli anni Novanta titolare della Gentili: «Tutti i nostri conti sono regolarmente dichiarati». Altro nome eccellente - quello del presidente dell´Unione petrolifera, Pasquale De Vita - e nuova rettifica: «Non è mai stata mia abitudine evadere il fisco». L´ex componente del cda di Agip e Aci è indicato come titolare di un conto da un milione di euro. «Ogni richiamo ad artifici messi in atto al fine di una presunta evasione fiscale è privo di qualsiasi fondamento». Nel mirino del fisco anche alcuni presidenti di squadre di calcio, come l´amministratore dell´Hellas Verona, Pietro Arvedi D´Emilei, con 1,2 milioni di deposito in Liechtenstein. «Mio il nome ma non i conti», commenta. Ma in serata il suo avvocato, Giovanni Maccagnini, corregge il tiro: «Si tratta di depositi di molti anni fa, "fotografati" nel 2002, poi regolarizzati, come previsto dalla legge, e indicati nella dichiarazione dei redditi». Un altro conto, 650 mila euro, è attribuito a Massoud Mowlazadeh, patron della "Vercellese 1926", micro-società calcistica. Ai nomi filtrati nei giorni scorsi si aggiungono ora le cifre dei relativi conti correnti: l´imprenditore di Bolzano, Anton Pchiler, avrebbe in giacenza 35 milioni, Raffaele Carlo Maria Santoro, già manager Eni, 5 milioni. Questo, nel ´93, era stato toccato da tangentopoli in una inchiesta coordinata dall´allora pm Antonio Di Pietro. Nella lista ci sono i 250 mila euro del senatore Mario D´Urso, i 650 mila dell´avvocato Tommaso Addario già coinvolto nello scandalo Italcasse. Tutti negano. Ma nei prossimi giorni la procura di Roma avvierà le procedure per la rogatoria per spostare gli accertamenti nel Principato. LA REPUBBLICA EDIZIONE NAZIONALE 20 MARZO 2008 |
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Inserto Terzo Millennio N. 57 |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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