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G8 Bolzaneto. La requisitoria dei pubblici ministeri in aula | G8 Bolzaneto. La requisitoria dei pubblici ministeri in aula |
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Ecco alcuni stralci della requisitoria dei pm genovesi per il processo Bolzaneto riguardo gli indagati Antonio Biagio Gugliotta (ispettore accusato di abuso d’ufficio, richiesta di condanna 5 anni e 8 mesi), Alessandro Perugini (all’epoca numero 2 della Digos genovese, stessa accusa, richiesta di 3 anni e 6 mesi) e Massimo Pigozzi (poliziotto accusato di lesioni personali, richiesta una pena di 3 anni e 11 mesi).
DI ANTONIO BIAGIO GUGLIOTTA
La «rivendicazione» della «posizione del cigno» «Sulla posizione vessatoria (a gambe divaricate, spesso su una gamba sola, ndr) c'è addirittura anche un riscontro quasi documentale, l'appunto di cui l'imputato Gugliotta si è assunto la paternità, che spiega non solo la conoscenza della posizione, ma anche la paternità di questa imposizione ritenuta necessaria per le esigenze che ha riferito l'ispettore Gugliotta». (Ranieri Miniati)
La consapevolezza del trattamento inumano e degradante
«Lo stesso imputato ammette il colloquio con Sabella. Doria ricorda un dialogo dello stesso tenore con Gugliotta, anche se abbiamo già visto che Doria dice di avere visto gli arrestati due volte nella posizione vessatoria, sia venerdì che sabato. "Credo che ci fossero una ventina di detenuti, credo che fossero già immatricolati... misti credo che fossero, alcuni seduti, altri in piedi faccia al muro.... le braccia alzate. Ma non riesco a datarla, ma c'era il giudice Sabella che chiese conto della posizione a Gugliotta... la risposta era che c'era necessità di separare... (...) per motivi di sicurezza". (...) Gugliotta se ne assume la paternità, quindi. Peraltro dall'istruttoria emerge una prova piena che l'ispettore Gugliotta fosse a conoscenza non solo della posizione, ma di tutta un'altra serie di elementi caratterizzanti il trattamento inumano e degradante, e che quindi fosse a consapevolezza dell'intero quadro del trattamento inflitto ai detenuti». (...) «Da questo promemoria e ne esamineremo alcuni punti deriva una prova certa non solo della consapevolezza del trattamento, ma prova della paternità di questo trattamento, della riferibilità diretta a Gugliotta. Forse non fu l'ideatore della posizione, ma sicuramente è stato uno di coloro che ha imposto ai detenuti questa posizione, e l'ha anche teorizzata. Vediamo i punti del promemoria: sulla posizione vessatoria c'è un paragrafo intitolato "posizione faccia al muro", poi c'è "stazionamento nel corridoio", dove si spiega anche perchè era necessario imporre anche la posizione di vessazione di transito. Sullo spirito di emulazione alla quinta pagina del promemoria in cui si legge "gli stessi poliziotti che procedevano ai fermi e agli arresti all'ingresso della struttura posizionavano i soggetti con il viso a muro e con le braccia alazate, e così li prendevamo in consegna". Della mancanza di cibo e acqua c'è un paragrafo dedicato alla cosa, da cui si evince che Gugliotta sapesse della non distribuzione di cibo e acqua, dei problemi nell'accesso al bagno e della carenza di personale femminile». (Petruzziello)
«Lesioni, percosse, minacce
e segnali di impunità» «Ma c'è di più. Perchè l'ispettore Gugliotta risulta essersi reso colpevole di singoli atti di violenza privata, percosse ad opera diretta del comandante di reparto. Secondo l'ufficio del pm per l'imputato esiste qualcosa di più, una responsabilità in ordine alle condotte di lesioni, di percosse, di minacce in danno delle persone offese. La condotta del comandante di reparto che non solo non impedisce atti lesivi dei diritti dell'arrestato, ma compie direttamente questi reati, costituisce un'istigazione. È ovvio che un sottoposto che vede il proprio comandante colpire un detenuto, lo incita a farlo se non l'ho ha ancora fatto, o a ripetersi, perchè per il sottoposto l'azione del comandante costituisce garanzia di impunità. Per cui noi lo riteniamo responsabile». (P) |
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primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
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Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Il coraggio di Paolo Borsellino
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