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Sequestro Abu Omar, riparte il processo PDF Stampa E-mail

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di ORIANA LISO - 20 MARZO 2008
MILANO.
Col segreto di Stato bloccato per un anno. La difesa di Pollari: udienze a porte chiuse.
L´8 luglio la sentenza della Consulta sul conflitto di poteri con il governo.
La decisione del giudice Magi: non si può fermare per le esigenze della politica.





La ragionevole durata del processo, che non può essere interrotto per esigenze politiche. Ma, anche, l´evidente verità che il conflitto tra poteri dello Stato pendente davanti alla Consulta potrebbe sgonfiarsi, «depotenziarsi». Un combinato di due ragionevolezze che ieri ha portato il giudice Oscar Magi a revocare la sospensione del processo sul sequestro Abu Omar, da lui stesso decisa nove mesi fa, il 18 giugno 2007. Il processo è ripreso. Anzi, di fatto si è aperto soltanto ieri, dopo un´estenuante battaglia di posizione tra procura, governo, avvocati dei funzionari Sismi e degli agenti Cia imputati, che ieri sono tornati alla carica.
Il ministro della Giustizia Luigi Scotti una settimana fa aveva sentenziato: «Non si può che aspettare la decisione della Corte Costituzionale», che si riunirà l´8 luglio. Ma evidentemente, anche dopo aver esaminato le nuove carte prodotte dai procuratori aggiunti Ferdinando Pomarici e Armando Spataro su una bozza poi saltata di accordo con il governo Prodi, il giudice ha rotto gli indugi. Nette le sue argomentazioni. «I tempi di svolgimento del processo penale - scrive - non possono essere totalmente condizionati da esigenze di natura politica che, con tutta evidenza, presiedono alla instaurazione e alla definizione dei conflitti di attribuzione tra i poteri dello stato».
Il processo deve avere una «ragionevole durata», in base all´articolo 111 della Costituzione; può riprendere dopo un anno di sospensione, quando il giudizio pendente non sia ancora arrivato (articolo 479 del codice di procedura penale). Quindi «ritenuto che, essendo ormai prossima la scadenza del periodo di un anno», il giudice è «messo nelle condizioni di poter e dover rivalutare le proprie ordinanze». E qui si recita forse un de profundis in anticipo sulla questione, visto che «la complessità e rilevanza del procedimento davanti alla Consulta sembrano, allo stato, essere in buona parte venute meno, soprattutto alla luce delle produzioni documentali del pm, da cui si evidenzia (con assoluta certezza) l´esistenza di una prospettazione di una "soluzione concordata" del conflitto...che riduce in maniera sensibile la portata e rilevanza della vicenda stessa (così come indirettamente dimostrato dal rinvio, da parte della Consulta, dell´udienza già fissata)».
Il resto delle pagine scorre via assicurando che «nessuna lesione di interessi superiori relativi alla segretezza di atti o documenti può derivare dallo svolgimento della istruttoria dibattimentale su atti ormai in gran parte noti e sui quali non risulta, in massima parte, apposto alcun vincolo di segretezza», che eventuali problemi di inutilizzabilità si porranno se la Consulta lo riterrà necessario, che la sospensione potrà essere decisa nuovamente se, al momento della chiusura dell´istruttoria, la Consulta non abbia ancora deciso. Il giudice Magi fa appena a tempo a restituire ai pm i quattro fascicoli che la procura ha accettato di sostituire con versioni omissate che parte l´offensiva degli avvocati. Nicola Madia, difensore di Nicolò Pollari e di Pio Pompa, chiede il processo a porte chiuse, come altri legali, che aggiungono: le udienze si svolgano anche in un luogo non raggiungibile da telecamere e fotografi, si mette a rischio il lavoro del Sismi. Luca Lauri, difensore dello 007 Marco Mancini, chiede la nullità di tutte le fasi successive alla prima chiusura indagini e lo spostamento del processo a Brescia. Il giudice Magi deciderà, su queste nuove eccezioni, il 16 aprile.
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