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Rassegna Stampa
Intervista ad Antonino Monteleone | Intervista ad Antonino Monteleone |
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Intervista ad Antonino Monteleone Essere un giornalista in Italia è difficile. Esserlo in Calabria è ancora più arduo. Un professionista che denuncia, fa nomi, raccoglie notizie, intervista e racconta fa paura. E l’unica cosa che rimane da fare a chi ama questo lavoro, e lo svolge con onestà, è usare l’arma degli avvertimenti. Dapprima minacce, intimidazioni per poi arrivare a gesti più forti. Proiettili fatti recapitare in buste chiuse, colpi di pistola sparati in piena notte che ti svegliano, lasciandoti una senso di impotenza. Sono questi i rischi del mestiere, “piccoli inconvenienti” che segnano la vita di un giornalista “che non si fa gli affari suoi e parla troppo”. Uno di questi giornalisti “impertinenti” è Antonino Monteleone. Giovane 24enne di Reggio Calabria rappresenta uno dei più recenti casi di cronisti minacciati dalla ‘Ndrangheta. La notte del 4 febbraio la sua auto è andata a fuoco e non per “autocombustione”, ma perché qualcuno ha deciso di farla saltare in aria. Lo seguono, attendono che Antonino parcheggi l’auto, salga in casa e poi appiccano le fiamme.
Incontro Monteleone qui a Roma, a pochi
giorni da quest’ultimo atto intimidatorio di cui è stato vittima.
Ascolto ciò che dice, le risposte che dà alle mie domande e capisco
perché le parole fanno così paura.
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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