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Chiesti 12 anni per la moglie di Salvino Madonia | Chiesti 12 anni per la moglie di Salvino Madonia |
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di Aaron Pettinari - 8 febbraio 2010
Tra questi vi era la moglie di Salvino Madonia, Maria Angela Di Trapani. Lo scorso venerdì, al processo che si sta celebrando con il rito abbreviato, il pm Annamaria Picozzi ha chiesto per la donna una condanna a 12 anni di reclusione per mafia e trasferimento fraudolento di beni aggravato. Secondo l'accusa, durante la detenzione in carcere del marito e degli altri fratelli, sarebbe stata lei a reggere il mandamento di Resuttana. Un ruolo, il suo, che sarebbe stato essenziale per la prosecuzione dei rapporti tra i boss detenuti al 41 bis e gli uomini d'onore in libertà. Uno scambio d'informazioni avvenuto tramite pizzini e colloqui in carcere. La Di Trapani avrebbe quindi gestito il tesoro occulto del clan, assieme ad altre persone. Nell'indagine è emersa anche una sua partecipazione ad incontri con il boss di San Lorenzo, allora latitante, Salvatore Lo Piccolo e con altri esponenti di spicco di Cosa nostra come Antonino Cinà e i capimafia dell'Acquasanta Stefano e Gaetano Fontana. Oltre che per la moglie di Salvino Madonia, in abbreviato, sono state chieste condanne anche per altri quattro imputati. Dieci e nove anni sono stati chiesti per Michele Di Trapani, zio di Maria Angela, e l'imprenditore Vincenzo Sgadari, entrambi per associazione mafiosa. Per Pietro Pizzo (concorso esterno) la pena richiesta è di sei anni. Infine sono stati chiesti tre anni per Francesco Di Pace, per istigazione alla rivleazione di segreto d'ufficio, per aver messo pressione sul vigile urbano, Antonio Corsino, giudicato a parte. La sentenza è ora attesa per il 25 febbraio mentre altri dodici inquisiti hanno scelto di essere giudicati con il rito ordinario. |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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