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L'intervista: I.M.D. 100% Sbirro PDF Stampa E-mail

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di Francesca Scaglione - 8 febbraio 2010

I.M.D è un poliziotto della Squadra mobile di Palermo, più precisamente fa parte della Squadra Catturandi, quel gruppo di uomini che lavora per stanare i latitanti di Mafia.



Ha voluto raccontare alla gente comune il suo lavoro, una vera e propria battaglia fatta di sacrificio e tanta passione, lo ha fatto attraverso un libro “Catturandi” e adesso sta lavorando al suo secondo scritto che potremo trovare in libreria il prossimo maggio e che si intitola “100% sbirro”.

D: Dopo il grandissimo successo di “Catturandi” stai lavorando al tuo secondo libro che ha un titolo abbastanza curioso “100% sbirro”. Come mai questa scelta?

R: Catturandi è un esperimento, riuscito per fortuna, in cui ho cercato di mescolare nozioni e passioni. Si parla di polizia e di legge, come anche di uomini ed indagini ma, l’aspetto umano è volutamente trascurato. 100% sbirro, invece, è esattamente l’opposto. Nessuna nozione, tutto cuore e passione. La storia di uno, tanti sbirri, che della propria professione ne hanno fatto uno stile di vita.
D: Nel tuo primo libro hai raccontato alcuni episodi e qualche trucco utilizzato per stanare i latitanti di mafia. Di cosa ci parlerai adesso?

R: Le indagini, in questo caso fanno da cornice alla vita quotidiana di poliziotti e poliziotte alle prese con le situazioni più disparate. C’è chi per non far del male ad un cane, preferisce ritornare sui propri passi e saltare da un muro di oltre due metri in velocità e chi, invece, pur di completare un lavoro, si prende un maremmano -mai visto prima di allora- in braccio e se lo porta via. C’è anche la storia di chi scegli di chiamare il proprio figlio Giovanni in ricordo del giudice Falcone e tanto altro ancora.

D: Dietro una sigla I.M.D., che tu usi come acronimo, si nasconde un poliziotto che lavora in trincea con un mefisto sempre in tasca. Cos’è per te la Squadra Catturandi?

R: La squadra catturandi è la mia seconda casa e la mia seconda famiglia. Quando entri, ci rimani per sempre. Colleghi che hanno fatto scelte professionali e di vita diverse dalla mia, ancora oggi tornano a trovarci e ritrovano, senza grandi mutamenti, ciò che hanno lasciato magari già dieci o più anni fa.

D: In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un cambiamento abbastanza netto nella società.
Ogni qual  volta viene catturato un latitante, davanti gli uffici la Squadra Mobile di Palermo si accalcano moltissime persone, soprattutto giovani, che vogliono testimoniare la loro gioia e condividerla con voi poliziotti. Cosa si prova in quei momenti?

R: Questa città, questa regione, dopo decenni di silenzi e omertà sta mutando culturalmente e ciò, come non poteva non essere, parte dal basso, dai ragazzi, dalla strada. Certo, il “rinnovamento” è un processo lento che vuole più generazioni, ma sono sinceramente convinto che la direzione imboccata è solo ad un senso. per me, come penso per i miei colleghi, sapere di trovare riscontri ed affetti fuori dal nostro esclusivo ambiente, è sicuramente di stimolo: ho in mente la foto di due dei colleghi in mefisto che sventolano dalla ormai famosa finestra la maglia di Addiopizzo. Che dire di più: uno spettacolo!

D: Ci racconti il momento più bello e quello più brutto che hai vissuto nel tuo lavoro?

R: Il mio lavoro è costellato da molti bei ricordi e pochi effettivamente brutti. La soddisfazione nell’ avere bloccato Vito Vitale mentre tentava la fuga, forse, è la sensazione più forte che mi è rimasta. In ufficio, prima di essere accompagnato in carcere, lui il Fardazza, guardandomi, raccontò che mi aveva visto qualche giorno prima di allora, passare per il paese di Giardinello. Aveva capito subito che ero uno sbirro, infatti decise che se mi fossi avvicinato mi avrebbe sparato contro. Credo d’essere stato veramente fortunato.

D: Le risorse che avete a disposizione vi permettono di lavorare nelle condizioni migliori?

R: Le risorse sono sempre state limitate ed i risultati si sono ottenuti egualmente. Io riduco la questione solo ad un problema temporale. Se il latitante che dobbiamo cercare ha risorse da spendere, le nostre devono essere all’altezza, altrimenti ci vorranno anni ed anni e non è detto che si ci riesca. Certo le promesse e le parole sono sempre belle, ma ancora attendiamo il pagamento dello straordinario del 2008…. !!!

D: Torniamo al libro. Quando potremo trovarlo in libreria?

R: Il 15 maggio verrà presentato alla fiera di Torino in prima nazionale. Quindi per quella data sarà in libreria. Se tutto va come deve, sarà il procuratore Caselli a presentarlo a Torino ed ovviamente, si spera, ci sarò anche io.

D: Il mondo degli “scrittori ufficiali” deve cominciare a tremare, dato che negli ultimi tempi voi poliziotti avete scoperto questa vena creativa che vi ha portato a scrivere libri di successo?

R: Tremino pure! Scherzo. C’è da dire, però, che noi forse abbiamo una marcia in più rispetto allo scrittore puro: lui usa la fantasia, noi purtroppo parliamo della realtà che, a dire il vero, ultimamente la supera di gran lunga.

D: I.M.D… ce la faremo a vincere questa battaglia?

R: ASSOLUTAMENTE SI!

Tratto da: fascioemartello.it




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