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Inizia il processo per la sala bingo ''Las Vegas'' | Inizia il processo per la sala bingo ''Las Vegas'' |
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di Maria Loi - 6 febbraio 2010 La richiesta inoltrata dal pm della Dda Gaetano Paci è stata accolta dal gup Lorenzo Jannelli che ha rinviato a giudizio i gestori dell’attività: la famiglia Casarubea al completo, con il padre Domenico e i suoi quattro figli (Cristina, Francesca, Manuela ed Olga) e i boss Alessandro Mannino, nipote del boss ucciso Salvatore Inzerillo, Vincenzo Marcianò reggente del mandamento di Bocca di Falco, Rosario Inzerillo, capo della famiglia di Altarello e fratello di Totuccio Inzerillo e da ultimo Filippo Piraino, cognato di Rosario Inzerillo. Tutti e quattro devono rispondere di trasferimento fraudolento di denaro di provenienza illecita. La struttura sarebbe diventata un grosso investimento per Cosa Nostra
che oltre a riciclare il denaro, ne avrebbe tratto anche un grosso
vantaggio economico. Infatti la sala fruttava ai boss circa 70 mila euro
al giorno. Inoltre, secondo l’accusa l’attività svolta dalla famiglia
di Domenico Casarubea all’interno della società avrebbe “agevolato” gli
interessi della criminalità organizzata. “I Casarubea intrattengono con
la criminalità organizzata rapporti di contiguità funzionale, con ciò
volendosi intendere quei rapporti di reciproca strumentalizzazione tra
imprenditore non associato ed associazione mafiosa, che spesso hanno
data alla base illeciti rapporti di riciclaggio”.E’ nell’ottobre del 2007 che la sezione misure di prevenzione del tribunale sequestra il 20% delle quote della società “Las Vegas – Bingo s.r.l.” intestate ai boss mafiosi oggi rinviati a giudizio. Anche se a dare l’imbeccata agli inquirenti è stata una conversazione intercettata nel covo di via Uditore, a Palermo, dove il boss di Pagliarelli Nino Rotolo, finito in manette nel giugno del 2006, parlava di un suo interessamento alla sala bingo Las Vegas. Un interesse che avrebbe trovato concordi diversi esponenti di Cosa Nostra a giudicare da quello che hanno riferito poi i collaboratori di giustizia Francesco Campanella, Francesco Franzese e Andrea Bonaccorso. |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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