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Rassegna Stampa
Romania, il bengodi degli spioni | Romania, il bengodi degli spioni |
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di Miriam Pace - 29 gennaio 2010 Ha il quadruplo degli apparati di ogni altro paese europeo, un rapporto tra agenti e popolazione di sei volte superiore all'Fbi americana. Non solo strutture burocratiche come ci si potrebbe aspettare da un elefantiaco sistema post-statalista non ancora smantellato ma schiere di agenti operativi (si calcolano in 12mila complessivamente) che ancora operano secondo i funzionali dettami della vecchia scuola. A cui si devono aggiungere gli "informatori" perché la vecchia Securitate agiva prevalentemente per il controllo interno sul sistema della delazione. Ma tutto questo costa salato. Si prevede che, mentre in tutti gli altri settori della spesa pubblica il governo andrà a tagliare a causa della crisi economica, nel budget del 2010 alcuni dipartimenti della sicurezza avranno aumenti fino al 40%. Una follia? No, un investimento per il futuro. Non solo i romeni forniscono paramilitari, guardie del corpo, specializzati in missioni all'estero (la ormai ambigua e onnicomprensiva definizione di "contractor"), ma stanno soprattutto diventando il bacino privilegiato di fornitura per la Nato. Al confine con l'Ungheria è nato un centro d'addestramento d'eccellenza, una sorta di fiore all'occhiello atlantico, pur situato nei Balcani. La Romania può fornire un know-how che agli occidentali manca. La capacità di Human Intelligence, saper operare sulla "risorsa umana". Alla fine degli anni '80 su una popolazione di 22 milioni oltre mezzo milione erano informatori, di tutti i ceti sociali ed età, bambini compresi. La vecchia metodologia oppressiva comunista può diventare una grande risorsa per i democraticissimi occidentali? Forse alcuni la pensano così. Magari utile in certi paesi, dall'Iraq, all'Afghanistan, al Pakistan, in cui il lavoro informativo di intelligence è sempre più strategico. Tratto da: clarissa.it |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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