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Omicidio Campagna: giustizia confermata PDF Stampa E-mail

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18 marzo 2008
Messina.
La Corte d’assise d’appello non modifica le condanne all’ergastolo emesse in primo grado. Alla sbarra il boss Alberti junior e Giovanni Sutera.


Messina. C’è giustizia per Graziella Campagna. I giudici della Corte d’assise d’appello hanno confermato le condanne all’ergastolo per il boss Gerlando Alberti jr e Giovanni Sutera accusati dell'omicidio della giovane, assassinata in un paese del messinese. La Corte ha poi derubricato da favoreggiamento aggravato a quello semplice il reato di cui rispondeva la terza imputata, Francesca Federico, e quindi i giudici hanno dichiarato prescritto il reato. In primo grado la donna era stata condanna a quattro anni. Il provvedimento di ripristino della custodia cautelare in carcere è stato adottato ieri sera, contestualmente alla sentenza, dalla corte d’assise d’appello presieduta dal giudice Armando Leanza con a latere Michele Galluccio. Alberti a mezzanotte è stato prelevato nella sua abitazione di Falcone, in provincia di Messina dove aspettava i carabinieri già pronto in giacca e cravatta. Sutera è stato prelevato invece nella sua abitazione di Fucecchio, in provincia di Empoli, dove si trovava in libertà vigilata e trasferito nel carcere di Sollicciano. La vicenda giudiziaria di Graziella, ha avuto inizio negli anni Ottanta, dalla data della sua scomparsa (12 dicembre 1985). Dopo vent’anni di indagini il processo di primo grado si concluse nel 2004 con la condanna all’ergastolo del boss Gerlando Alberti junior, nipote dell’omonimo boss di Palermo, e del suo complice Giovanni Sutera. Nonostante ciò, dopo appena un anno e mezzo l’Alberti tornò in libertà perché i giudici della Corte d'assise non depositarono entro i termini stabiliti le motivazioni della sentenza di condanna e quindi venne annullata per decorrenza dei termini la custodia cautelare. Alberti, infatti, rimasto in cella per altri reati, lasciò il carcere, avendo già scontato una condanna per traffico di droga e beneficiando dell’indulto per gli altri reati di cui era colpevole. Un fatto incredibile che suscitò notevole scalpore. A circa due anni di distanza la nuova sentenza restituisce la meritata giustizia alla famiglia e agli italiani onesti.

“E’ stato restituito l'onore a mia sorella. – ha detto Pietro Campagna  - Mi ha commosso vedere in aula tutta quella gente comune, che non si era mai vista al processo. Erano commossi anche loro e questo mi ha dato una grande emozione”. “E’ stata una sentenza giusta ed è stata fatta giustizia - ha aggiunto - a una ragazzina di appena diciassette anni, che è stata uccisa solo per avere scoperto qualcosa che non doveva scoprire”. “Contenta” anche se “il dolore non potrà mai essere cancellato”, è stata anche la madre di Graziella Campagna, che ha preferito aspettare la sentenza a casa. “E' soddisfatta - ha confermato sempre Pietro Campagna - perché finalmente ha avuto la giustizia che cercava lei, e che cercavamo tutti noi, da più di vent'anni”. “Adesso – conclude – “vanno cercate le responsabilità dei mandanti dell'omicidio di Graziella Campagna”. Soddisfatto anche il legale della famiglia, l’avvocato Fabio Repici: “Adesso lo posso finalmente dire: ci sono giudici degni di questo nome anche a Messina...”.

Aaron Pettinari

 

 

Il Comunicato stampa dell'associazione Rita Atria sulla sentenza per l'omicidio di Graziella Campagna

L'idea della giustizia è assai soggettiva. Le condanne all'ergastolo per Sutera e Alberti per l'omicidio di Graziella Campagna hanno fatto giustizia? Per noi assolutamente NO. Dove sono i mandanti? Dove sono quegli uomini delle istituzioni che gestivano "allegramente" la sicurezza? Sono stati chiariti i rapporti tra uomini dello stato e quelli dell'antistato? Questa sentenza non è una fiction: il male non è stato sconfitto perché manca la Verità tutta, sull'omicidio di Graziella. Nessuno se ne abbia a male se questa sentenza da una parte conforta perché gli esecutori materiali sono stati assicurati alle patrie galere, dall'altro demoralizza perché siamo di fronte all'ennesima dimostrazione che pezzi di verità non trovano mai codifiche ufficiali da parte degli apparati dello Stato. Confidiamo in stralci e nella memoria degli uomini affinché le complicità su quell'omicidio si possano leggere almeno nella Pasoliniana maniera. Quanto alla prescrizione del reato di favoreggiamento delle due donne.... tutto previsto... lo diciamo con grande amarezza.

tratto da www.ritaatria.it  

 
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    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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