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Operazione Addio pizzo2 Commercianti testimoni contro la mafia | Operazione Addio pizzo2 Commercianti testimoni contro la mafia |
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di SALVO PALAZZOLO PALERMO - Sono ancora solo nove, fra i cento e più del libro mastro dei Lo Piccolo che restano in silenzio. Solo nove commercianti e imprenditori hanno ammesso il ricatto del racket: «Ma c´è già aria di svolta in città», dicono il procuratore Francesco Messineo e il questore Giuseppe Caruso, annunciando l´ultimo blitz antiracket. «Il cambio di tendenza è evidente». Così, dopo la decifrazione dei pizzini trovati il 5 novembre nel covo di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, dopo le dichiarazioni di quattro nuovi pentiti, la conferma dei nove operatori economici ha chiuso il cerchio attorno a un´altra fetta dell´esercito del pizzo. Otto sono stati fermati, dodici sono stati raggiunti in carcere da un´ordinanza di custodia cautelare. Le indagini della sezione Criminalità organizzata della Mobile palermitana e del pool coordinato dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo hanno svelato i più recenti investimenti dei padrini che erano diventati i signori di Palermo dopo l´arresto di Bernardo Provenzano: i soldi del pizzo sarebbero finiti in una società di pubblicità (la "Pubblidea srl") e in un´altra che si occupa di elettronica (la "Visioni maxischermi srl"). Le quote societarie riconducibili agli insospettabili gestori, Francesco Di Pace e Giovanni Giacalone, sono state poste sotto sequestro. Il provvedimento porta la firma del pool che sta indagando sui segreti e gli affari dei Lo Piccolo, formato dai pm Nico Gozzo, Gaetano Paci, Francesco Del Bene, Marcello Viola e Annamaria Picozzi. Fra i soldati del pizzo, che Lo Piccolo junior aveva ribattezzato con un suo personale codice («Honda», «Fiat», «Transalp», «Vichingo», «Orologio»), spiccava Vittorio Bonura, 40 anni. A lui fu affidato l´incarico più delicato della stagione, punire l´imprenditore Rodolfo Guajana, colpevole di essersi opposto ripetutamente alle minacce e di avere aderito all´associazione Addiopizzo. «Non si è voluto piegare - sentenziò Sandro Lo Piccolo mentre guardava in tv le immagini dell´incendio del grande magazzino Guajana - bisognava dare un esempio a tutti gli imprenditori». Gaspare Pulizzi, all´epoca fidato capomafia, ascoltò in silenzio quel 31 luglio. Oggi, da pentito, ha svelato i retroscena dell´ultima stagione della paura varata dai padrini di Palermo. È la paura il primo sentimento che i nove commercianti hanno affidato ai poliziotti al momento delle loro ammissioni. Per qualcuno è durata anni: «La prima richiesta arrivò nel 1984», ricorda Andrea La Rocca, amministratore della "Fabbrica delle Idee": «In questi anni, mi hanno costretto pure ad assumere una decina di persone». L´ultima, fu l´amante di Sandro Lo Piccolo, che a gennaio è stata però licenziata. «All´inizio, non ho neanche denunciato i danneggiamenti», ammette Antonino Cappello, manager dei trattenimenti a "Villa Partanna". «Ricordo ancora con angoscia le tre settimane di silenzio di chi aveva fatto la richiesta», racconta Giovanni Durante, titolare di un´impresa di impiantistica. Gaspare Messina, della discoteca "Scalea Club", e Maddalena Vassallo, del "Bar del Golfo", ritrovarono i loro nomi sul libro mastro del pizzo pubblicato da Repubblica. La convocazione della squadra mobile è stata una liberazione. «Adesso, ci aspettiamo che tutti gli altri operatori economici facciano la stessa scelta», è l´appello del questore. Che viene ribadito dalla Federazione antiracket, Addiopizzo e Libero Futuro. E sostenuto dal presidente della commissione antimafia, Francesco Forgione: «Ormai, l´onda della ribellione al pizzo è inarrestabile». LA REPUBBLICA EDIZIONE NAZIONALE 18MARZO 2008 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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