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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow "Pizzo non ti Pago": Palermo si ribella
"Pizzo non ti Pago": Palermo si ribella PDF Stampa E-mail
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di Saverio Lodato
"E' un segnale incoraggiante" spiega il questore di Palermo Giuseppe Caruso. Il segnale sta nel rifiuto sempre più ampio di commercianti e imprenditori palermitani a pagare il pizzo. I no detti ai boss mafiosi aumentano e aiutano le forze di polizia a prendere gli estorsori.

 


Come è successo ieri a nel capoluogo siciliano dove la Questura su indicazione della Procura ha smantellato l’ufficio “riscossioni” del boss Lo Piccolo che nel suo libro paga contava più di 200 imprese taglieggiate. Venti le persone arrestate o raggiunte da notifica in carcere. Un estorsore è riuscito a fuggire.

 
NUOVO duro colpo contro il clan del racket delle estorsioni. Nuove sorprese - adesso che alcuni imprenditori e alcuni commercianti taglieggiati iniziano timidamente a collaborare - , su quanto sia soffocante la cappa imposta da Cosa Nostra sull'intero tessuto economico e sociale di Palermo. Sembrava che fosse momentaneamente calato il sipario sul pianeta estorsioni. Sembrava infatti che dal materiale ritrovato durante il blitz di Giardinello, (5 novembre 2007), quando vennero catturati Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio, e due luogotenenti, gli investigatori avessero spremuto tutto il possibile.
L'operazione messa a segno nella notte fra domenica e lunedì dalla Questura di Palermo su indicazione della Procura, culminata nell'arresto di otto estorsori, undici provvedimenti notificati in carcere, la fuga di uno degli estorsori, dimostra invece che la presa non viene mollata. E che qualcosa inizia a muoversi anche nel fronte delle vittime che sin qui, nonostante quasi in 200 fossero finite nel libro paga di Lo Piccolo, avevano scelto all'unanimità la strada del silenzio. Quanto alle persone finite in manette, anche se i loro nomi non dicono nulla al grande pubblico, garantivano però , per conto di Lo Piccolo, un autentico servizio di esazione per l'Ufficio Entrate di Cosa Nostra.
Con l'operazione di ieri si scopre che il clan aveva investito parte dei suoi guadagni illeciti nell'acquisizione di quote di società apparentemente «pulite». È il caso della Pubblidea, una ditta di cartellonistica pubblicitaria, in cui si era infiltrato, per conto di Salvatore Lo Piccolo, Francesco Di Pace, (uno degli arrestati di ieri). È il caso della Tecnoimpianti, in cui si era infiltrato Pietro Cinà, anche lui in manette. O di una società, per la vendita di televisori - la «Vision 1 maxischermi» - le cui quote, però, sono state sequestrate solo per la parte riguardante l'inquinamento mafioso.
Decisiva la collaborazione dell'imprenditore Rodolfo Guajana che in tempi non sospetti, pur in una situazione di isolamento, si era opposto al pagamento del pizzo. Gliela fecero pagare incendiandogli il suo deposito di vernici: un plateale atto di intimidazione terroristica che però ebbe un micidiale effetto boomerang per la mafia poiché riaccese fortemente i riflettori sul fenomeno del pizzo. E ieri è stato fermato Vittorio Bonura, accusato di aver messo personalmente a segno l'attentato, e la cui sagoma restò impressa nelle telecamere che sorvegliavano il capannone di Guajana.
Più in generale, va segnalato che continua a rilevarsi molto utile - a detta degli stessi investigatori - il contributo di due ex appartenenti al clan Lo Piccolo, oggi diventati collaboratori di giustizia: Francesco Franzese e Antonino Nuccio.
Il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, consapevole di quanto la strada sia ancora in salita pur in presenza di un lieve aumento delle denunce da parte degli taglieggiati, osserva: «Al momento sono oltre dieci i commercianti e gli imprenditori che stanno collaborando con noi. Certo, il numero non è alto. Ma ci auguriamo che in un prossimo futuro, diffondendosi un clima di maggiore serenità, questo numero sia destinato a salire». Accenti analoghi nelle parole del questore Giuseppe Caruso per il quale «la collaborazione dei commercianti è un fatto importante, un segnale incoraggiante che chiedevamo da tempo. Ciò non toglie che le persone inchiodate dal ritrovamento dei "pizzini" nella villa di Giardinello le avremmo arrestate comunque» .
Soddisfazione per il blitz viene infine espressa da: Nino Salerno, presidente di Confindustria Palermo; Enrico Colajanni, presidente di «Libero Futuro», l'associazione di commercianti e imprenditori che insieme ad «Addiopizzo» si ribella al racket; Tano Grasso presidente onorario della Fai.
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UNITA'  18  MARZO 2008



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